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Fondi europei per la formazione, Crosetto: "L'Italia non riesce a spenderli, serve un cambio di passo"

L'europarlamentare Giovanni Crosetto, intervenendo al congresso dei consulenti del lavoro a Torino, rilancia la sfida della competitività: "Senza investimenti sulla formazione professionale restiamo indietro"

* Fondi europei e formazione: il richiamo di Crosetto * Il nodo dell'utilizzo dei fondi: un problema cronico * Competitività e innovazione: la formazione come leva strategica * Il ruolo dei consulenti del lavoro

Fondi europei e formazione: il richiamo di Crosetto {#fondi-europei-e-formazione-il-richiamo-di-crosetto}

Le risorse ci sono. Il problema è che l'Italia, troppo spesso, non riesce a utilizzarle. È questo il messaggio lanciato dall'europarlamentare Giovanni Crosetto dal palco del congresso interregionale dei consulenti del lavoro, che si è tenuto a Torino nei giorni scorsi. Un intervento che ha messo al centro un tema tanto dibattuto quanto irrisolto: la capacità del sistema Paese di intercettare e spendere efficacemente i fondi europei destinati alla formazione professionale.

Crosetto non ha girato attorno alla questione. Stando a quanto emerge dal suo intervento, l'Europa mette a disposizione risorse significative per migliorare la qualificazione della forza lavoro, ma il nostro Paese continua a scontare ritardi strutturali nell'assorbimento di quei finanziamenti. Una fotografia impietosa, che si ripete ciclicamente a ogni programmazione comunitaria.

Il nodo dell'utilizzo dei fondi: un problema cronico {#il-nodo-dellutilizzo-dei-fondi-un-problema-cronico}

Non è una novità. L'Italia figura storicamente tra i Paesi membri con le maggiori difficoltà nella spesa dei fondi strutturali europei. Burocrazia farraginosa, frammentazione delle competenze tra Stato e Regioni, progettualità debole: le cause sono note, le soluzioni ancora insufficienti.

Crosetto ha evidenziato proprio questo punto critico, invitando le istituzioni e gli operatori del settore a un cambio di approccio. Non basta ottenere le risorse da Bruxelles, bisogna saperle programmare, spendere e rendicontare nei tempi previsti. Un richiamo che suona particolarmente urgente in una fase in cui, tra PNRR e fondi della programmazione 2021-2027, le opportunità di finanziamento per la formazione non mancano.

Il tema, peraltro, si intreccia con le sperimentazioni che diversi territori stanno portando avanti. È il caso, ad esempio, delle innovazioni nella formazione nel cratere del sisma 2016, dove i fondi pubblici sono stati impiegati per ricostruire non solo edifici ma anche competenze professionali nelle aree colpite.

Competitività e innovazione: la formazione come leva strategica {#competitività-e-innovazione-la-formazione-come-leva-strategica}

L'altro pilastro dell'intervento di Crosetto riguarda il legame tra formazione, competitività e innovazione. In un mercato del lavoro che si trasforma a velocità crescente, sotto la spinta della digitalizzazione e della transizione ecologica, investire nella qualificazione dei lavoratori non è un optional. È una condizione di sopravvivenza per interi settori produttivi.

L'europarlamentare ha insistito sulla necessità di costruire percorsi formativi che rispondano davvero alle esigenze delle imprese. Un principio che alcune realtà accademiche stanno già cercando di applicare, come dimostra l'esperienza de la Luiss che promuove una formazione allineata alle esigenze del mercato del lavoro in Campania, un modello che punta a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di competenze.

La sfida, ha sottolineato Crosetto, è duplice: da un lato aggiornare le competenze di chi è già nel mercato del lavoro (_upskilling_ e _reskilling_), dall'altro preparare meglio chi vi si affaccia per la prima volta. Su entrambi i fronti, i fondi europei possono fare la differenza, a patto che vengano impiegati con visione strategica e non dispersi in mille rivoli progettuali.

Il ruolo dei consulenti del lavoro {#il-ruolo-dei-consulenti-del-lavoro}

La scelta della platea non è casuale. I consulenti del lavoro rappresentano un osservatorio privilegiato sulle dinamiche occupazionali e sulle esigenze formative del tessuto imprenditoriale, soprattutto quello delle piccole e medie imprese che costituiscono la spina dorsale dell'economia italiana.

Al congresso di Torino, il confronto tra professionisti e rappresentanti delle istituzioni europee ha messo in luce quanto sia necessario un dialogo più serrato tra chi conosce il territorio e chi gestisce le leve della programmazione finanziaria. I consulenti del lavoro, come sottolineato da diversi relatori, possono svolgere un ruolo di cerniera fondamentale: aiutare le aziende a intercettare le opportunità di finanziamento e accompagnarle nella costruzione di piani formativi efficaci.

La questione resta aperta. Le parole di Crosetto fotografano un'urgenza che il Paese non può più permettersi di rinviare: trasformare le risorse europee disponibili in competenze reali, misurabili, spendibili sul mercato del lavoro. Il tempo delle diagnosi è finito. Ora servono terapie.

Pubblicato il: 21 marzo 2026 alle ore 13:17