Indice: In breve | I numeri del Rapporto annuale 2026 | La scelta della scuola superiore come prima soglia | Tre soglie che amplificano il divario | Errori comuni nell'interpretazione del dato | Domande frequenti
In breve
* Con almeno un genitore laureato la probabilità di laurearsi è oltre 12 volte più alta
* La scelta del liceo è quasi 8 volte più frequente quando un genitore è laureato
* Tra i 25-34enni con genitori senza diploma il 35,1% si è fermato alla licenza media
* Il 64,7% dei giovani con almeno un genitore laureato arriva alla laurea
* Il divario nasce nella scelta della scuola superiore, non solo all'università
I numeri del Rapporto annuale 2026
Il Rapporto annuale 2026 dell'Istituto nazionale di statistica, pubblicato il 21 maggio 2026, dedica una sezione al legame tra titolo di studio dei genitori e percorso formativo dei figli. Il quadro che emerge è uno dei risultati più citati della pubblicazione: il fattore che meglio predice il percorso scolastico e universitario in Italia non è il rendimento individuale, ma il livello di istruzione della famiglia di origine. È in questo passaggio che si misura oggi la mobilità sociale attraverso l'istruzione.
Sul totale dei giovani tra 25 e 34 anni il quadro è netto. Quando nessun genitore ha conseguito almeno il diploma, il 35,1% dei figli non ha completato la scuola superiore e solo il 12,8% ha raggiunto la laurea. Quando almeno un genitore è diplomato i figli senza diploma scendono al 6,8% e i laureati salgono al 43,4%. Con almeno un genitore laureato i figli senza diploma sono il 2,6% e i laureati arrivano al 64,7%. La distanza tra le due estremità della distribuzione supera i cinquanta punti percentuali.
La scelta della scuola superiore come prima soglia
La separazione dei percorsi non inizia all'università, ma molto prima. Secondo l'ISTAT, la propensione a scegliere il liceo da parte di chi ha almeno un genitore laureato è quasi otto volte superiore rispetto a chi ha genitori con al massimo la licenza media. La disuguaglianza si forma alla soglia dei 14 anni, nel momento in cui le famiglie indirizzano i figli verso l'istruzione secondaria di secondo grado, e da quella scelta dipende gran parte della traiettoria successiva.
Lo stesso rapporto registra la traiettoria opposta tra licei e istituti tecnici o professionali. Quando i genitori si sono fermati alla licenza media, circa due figli su tre scelgono un istituto tecnico o professionale. Quando almeno un genitore è laureato, tre giovani su quattro scelgono un liceo. La scelta della scuola superiore funziona da prima soglia: predefinisce la platea di chi potrà accedere ai canali più strutturati di proseguimento universitario.
Tre soglie che amplificano il divario
Il dato del Rapporto annuale 2026 non è un singolo numero, ma una catena di moltiplicatori. Per leggerlo correttamente conviene scomporlo nei tre passaggi consecutivi che lo compongono, ciascuno con il proprio effetto di selezione e con un peso diverso sull'esito finale.
1. Soglia della scuola superiore: la probabilità di iscriversi al liceo è circa otto volte maggiore se almeno un genitore è laureato rispetto al caso di genitori con licenza media 2. Soglia della laurea: nella stessa platea, la probabilità di completare un percorso universitario è oltre dodici volte più alta 3. Risultato cumulato: il tasso di laurea passa dal 12,8% nelle famiglie senza diploma al 64,7% nelle famiglie con almeno un genitore laureato, una distanza che supera i cinquanta punti percentuali
Tre soglie, dunque, e non una sola. La somma di un effetto di selezione precoce (la scuola superiore) e di un effetto di proseguimento (l'università) amplifica un divario che, preso isolatamente in uno solo dei due passaggi, sembrerebbe più contenuto. Il dato finale non è il prodotto di un singolo filtro, ma di una sequenza che opera su due livelli successivi del sistema scolastico italiano.
Errori comuni nell'interpretazione del dato
Confondere correlazione e merito: la lettura più immediata attribuisce il divario al talento individuale. Il dato ISTAT mostra invece la forza del contesto familiare, che include risorse economiche, capitale culturale e accesso a reti informative su scuole e atenei. Il talento esiste, ma viene filtrato da queste variabili lungo tutto il percorso formativo.
Considerare solo la laurea: limitarsi a osservare il tasso di laurea finale fa perdere di vista il punto in cui il divario si forma davvero. La separazione tra licei e tecnici o professionali a 14 anni è già un esito, non un passaggio neutro. Ignorare questa soglia significa attribuire all'università responsabilità che riguardano in larga parte la scuola media.
Leggere il dato come destino: il moltiplicatore di dodici è una probabilità media osservata sulla popolazione, non un esito individuale. I 25-34enni con genitori non diplomati che si laureano restano comunque il 12,8% della loro coorte, una quota minoritaria ma non un'eccezione marginale. Il dato descrive una tendenza statistica, non un sigillo applicabile al singolo studente o alla singola famiglia.
Domande frequenti
Da dove arrivano i dati sul titolo di studio dei genitori?
I numeri citati sono tratti dal Rapporto annuale ISTAT 2026, pubblicato il 21 maggio 2026, che osserva la situazione del Paese nel 2025. I confronti per età e per livello di istruzione della famiglia di origine sono calcolati sulla popolazione tra 25 e 34 anni.
Il dato vale anche al netto del reddito familiare?
Il rapporto mostra il legame tra titolo di studio dei genitori e percorso dei figli senza isolare il fattore reddito. Le due variabili sono però strettamente correlate in Italia: il livello di istruzione dei genitori è insieme effetto e indicatore della posizione economica del nucleo familiare di origine.
Come si confronta l'Italia con gli altri Paesi europei?
Il rapporto colloca l'Italia tra i Paesi con la più bassa mobilità intergenerazionale dell'istruzione nell'area OCSE. Il dato è coerente con le rilevazioni precedenti di Eurostat, che da anni segnalano una persistenza del titolo di studio familiare superiore alla media dei principali Paesi europei occidentali.
La domanda che il dato pone alla scuola italiana resta aperta: cosa fa la differenza tra le quote di laureati delle due platee, una volta riconosciuto il peso del titolo di studio dei genitori? La risposta sposta l'attenzione dai risultati finali ai meccanismi di orientamento e di selezione nei passaggi intermedi, dove i moltiplicatori si formano. È su quei passaggi della scuola dell'obbligo, più che sulla soglia universitaria, che il Rapporto annuale 2026 mette il riflettore.