{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Crollo nascite, Italia sotto UK e Francia: dietro il gap c'è il welfare

Italia a 1,14 figli per donna, UK a 1,39, Francia a 1,56. La differenza sta nel welfare famiglia: 1,25% del PIL contro 1,95%. I numeri.

Il crollo nascite italiano ha toccato quota 355.000 nel 2025, il minimo dal secondo dopoguerra e meno della metà dei 940.000 nati registrati nel 1964. Il Regno Unito è sceso a 585.396 nati in Inghilterra e Galles, anch'esso record negativo. La Francia si è fermata a 645.000, il valore più basso dal 1918-1919.

Un problema europeo, non solo italiano

Il Telegraph ha aperto un caso sull'Italia, ma i dati Eurostat mostrano che tutto il continente si sta ritirando dalla riproduzione. Il tasso di fecondità nell'Unione europea è sceso a 1,34 figli per donna nel 2024, contro l'1,38 del 2023 e l'1,50 del 2018. Il totale dei nati nell'UE è calato del 3,3% in un solo anno.

L'Italia occupa il fondo classifica con 1,14, seguita solo da Malta (1,01) e Spagna (1,10). Il Regno Unito è a 1,39 provvisorio, in calo dell'1,6% sul 2024 secondo l'ONS. La Francia scende a 1,56 nel 2025, comunque il valore più alto tra i grandi Paesi europei. La Corea del Sud, spesso citata come caso limite, è risalita a 0,80 dopo il minimo storico di 0,72. Il dettaglio del quadro italiano è nel report ISTAT indicatori demografici 2025.

Il gap non è la tassazione, è il welfare

La correlazione più netta non è tra pressione fiscale e nascite, come sostenuto dal Telegraph, ma tra spesa pubblica per la famiglia e tasso di fecondità. Nel 2022, ultimo anno di dati Eurostat sulla fecondità nell'Unione europea completi, l'Italia ha destinato l'1,25% del PIL a trasferimenti e servizi per famiglie e figli. La media UE è al 2,05%, la Francia si ferma all'1,95%. In pratica Parigi investe il 56% in più per famiglia rispetto a Roma e ha un tasso di fecondità del 37% più alto. Bulgaria, prima in UE per fecondità con 1,72 figli per donna, spende sopra la media continentale.

L'introduzione dell'Assegno Unico Universale nel 2022 ha portato l'Italia dall'1,1% al 1,4% circa del PIL, ma anche Parigi ha continuato a investire e il divario è rimasto stabile. Il governo Meloni, il più longevo della Repubblica ha aumentato le detrazioni per figli e prorogato l'assegno unico, ma resta la distanza strutturale dai Paesi che spendono di più. Le politiche per la famiglia non si esauriscono negli assegni: passano anche dalla protezione dell'infanzia, e in Italia il limite di età per i social esiste sulla carta dal 2018 ma resta largamente aggirato.

Cosa serve per invertire la curva

Per raggiungere la spesa media UE sulle famiglie l'Italia dovrebbe stanziare circa 12 miliardi in più all'anno. Un calcolo dell'Osservatorio dei Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica su dati Eurostat mostra che allinearsi al livello francese richiederebbe altri 8 miliardi oltre ai 19 miliardi già impegnati per l'Assegno Unico.

Il nodo non è solo monetario. In UK un asilo costa oltre 1.000 sterline al mese contro uno stipendio medio di 24-25.000 sterline lorde annue: circa metà del reddito netto. In Italia la copertura dei nidi pubblici resta al 30% dei bambini 0-2 anni contro il 60% francese, con rette mensili tra 200 e 500 euro. La conciliazione lavoro-famiglia dipende da un'infrastruttura di servizi che nel Sud Italia crolla sotto il 15% di copertura.

Alcuni economisti sostengono che meno lavoratori significhi più automazione e reddito disponibile, ma in Italia l'introduzione dell'IA a scuola resta frenata dai vuoti di formazione dei docenti: la transizione tecnologica non è ancora pronta a compensare il calo demografico. Senza una politica strutturale di medio periodo, come segnalava il report Darzi commissionato nel 2024 dal governo britannico, il divario fra Paesi che investono e Paesi che non lo fanno continuerà ad allargarsi.

La prossima legge di bilancio dirà se le famiglie contano davvero: la traiettoria italiana e quella britannica indicano che senza risorse dedicate i numeri del 2026 saranno peggiori di quelli del 2025.

Pubblicato il: 9 agosto 2026 alle ore 13:03