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Comunità educante: cosa dice l'art. 24 CCNL, cosa contesta Fioravanti

Il pedagogista Fioravanti critica una formula già codificata dal CCNL 2018 e da 1,5 miliardi PNRR contro la dispersione. I numeri.

Il pedagogista Giovanni Fioravanti, intervistato da Reginaldo Palermo, invita a diffidare dell'espressione comunità educante: dietro parole rassicuranti come alleanza e corresponsabilità si nasconderebbe una nuova forma di conformità. La critica arriva quando la formula non è più solo lessico pedagogico: è articolata nel contratto nazionale della scuola dal 2018 e finanziata dal PNRR con 1,5 miliardi di euro.

Fioravanti: dietro il lessico c'è una funzione normativa

Nell'intervista pubblicata da Tecnica della Scuola il 6 settembre, Fioravanti richiama Foucault, Illich, Dewey e Freire per sostenere una tesi netta: definire una comunità come 'educante' significa attribuirle un'intenzionalità pedagogica, cioè il compito di orientare la formazione dei suoi membri. Il rischio, secondo il pedagogista, è la 'conformità intenzionale': la norma viene interiorizzata attraverso un vocabolario rassicurante di cura e appartenenza, invece che imposta.

Da qui l'affermazione più discussa dell'intervista: esiste un 'diritto a non essere continuamente educati'. Non un rifiuto dell'istruzione, ma la richiesta di preservare spazi che non siano sempre sottoposti a un progetto formativo. La proposta alternativa: parlare di 'ecosistema educativo' o 'spazio pubblico educativo', formule che riconoscono la dimensione sociale senza presupporre valori condivisi in partenza.

L'espressione ha già una definizione ufficiale dal 2018

Il dibattito filosofico incontra un problema pratico: la formula contestata è già scritta in Gazzetta Ufficiale. L'articolo 24 del CCNL Istruzione e Ricerca firmato il 19 aprile 2018, richiamando l'articolo 3 del Dlgs 297/1994, definisce la scuola come 'comunità educante di dialogo, di ricerca, di esperienza sociale, improntata ai valori democratici e volta alla crescita della persona in tutte le sue dimensioni'. Il testo elenca esplicitamente chi ne fa parte: dirigente scolastico, docenti, DSGA, personale ATA, famiglie e studenti.

Per la prima volta in un contratto collettivo l'espressione è stata trasformata da orizzonte pedagogico a definizione contrattuale, con conseguenze operative: la 'progettazione educativa e didattica' viene affidata al Piano triennale dell'offerta formativa. È qui che si apre lo spazio del rilievo di Fioravanti: quando una formula smette di essere aspirazione e diventa testo di legge, l'onere di giustificare i valori che veicola diventa maggiore, non minore. Sul valore politico del lessico e sulle sue conseguenze concrete abbiamo già scritto a proposito della scelta della Crusca sull'acronimo IA.

Il PNRR ha reso i 'patti educativi' un adempimento con scadenza

Il salto ulteriore è del 2022. Il decreto del ministero dell'Istruzione sul Piano contro la dispersione ha destinato 1,5 miliardi di euro alla riduzione dei divari territoriali nella scuola secondaria di primo e secondo grado, nell'ambito della Missione 4 Componente 1 Investimento 1.4 del PNRR. I primi 500 milioni sono stati assegnati con il DM 170 del 24 giugno 2022 a 3.198 istituti, selezionati in base a indicatori di dispersione e di contesto socio-economico.

Il vincolo di spesa dei fondi porta con sé un obbligo procedurale: le scuole devono progettare 'patti educativi territoriali', cioè accordi con enti locali, associazioni e terzo settore per costruire progetti di mentoring, orientamento e potenziamento delle competenze di base. La cornice teorica critica di Fioravanti si scontra così con un'infrastruttura già montata: dirigenti scolastici e team dispersione hanno bandi da rendicontare e milestone PNRR da rispettare. Il tema si intreccia con quello delle coalizioni comunitarie come risposta necessaria davanti a fenomeni complessi che il singolo attore non riesce a gestire.

Il paradosso è che la spinta a formalizzare l'alleanza educativa arriva mentre i dati mostrano un sistema in movimento contraddittorio: ISTAT certifica per il 2025 un tasso di abbandono precoce (ELET) all'8,2%, il minimo storico, sotto l'obiettivo europeo del 9% con cinque anni di anticipo; ma la dispersione implicita rilevata da INVALSI sale all'8,7%, cioè cresce la quota di chi si diploma senza competenze di base solide. Il vocabolario della corresponsabilità serve a chiudere questo secondo divario, o rischia di trasformarsi in adempimento retorico? La domanda di Fioravanti riguarda anche il paradosso di certe soluzioni che alimentano il problema che vogliono risolvere.

Nei prossimi mesi il decreto ministeriale 72 dell'11 aprile 2024, che ha rilanciato lo strumento dei patti educativi, sarà il banco di prova: se l'Osservatorio nazionale INDIRE riuscirà a documentare progetti che cambiano davvero la traiettoria degli studenti, la critica di Fioravanti resterà un'utile provocazione filosofica. Se invece i patti si ridurranno a modulistica per rendicontare fondi, la sua diagnosi sulla 'conformità intenzionale' avrà trovato una conferma sperimentale sul campo.

Pubblicato il: 7 settembre 2026 alle ore 13:02