Auditorium Capretti pieno per la quarta e ultima serata del Mese letterario 2026, dedicata a Giuseppe Ungaretti e guidata dal critico Valerio Capasa. Un pubblico ampio in un Paese in cui, secondo l'ISTAT, i lettori di libri sono scesi al 57,1% nel 2024, il valore più basso dell'ultimo decennio. La serata è disponibile on demand su IlSussidiario.tv.
La lezione di Capasa: dalla trincea di Ungaretti al poeta ucraino Zhadan
L'incontro, organizzato dalla Fondazione San Benedetto, si è aperto con i versi di Serhii Zhadan, poeta ucraino, letti da Andrea Balduzzi. Un innesto che ha legato subito le trincee del 1915 ai conflitti di oggi. Da lì Capasa ha spostato Ungaretti fuori dall'antologia scolastica per porre una domanda diretta al pubblico: ha ancora senso leggere poesia se il mondo sembra crollare?
Il percorso ha attraversato Veglia e Fratelli dall'Allegria, per poi entrare in Sentimento del tempo e Il dolore, fino alla morte del figlio Antonietto. Le poesie non sono state presentate come documenti di guerra ma come esperienza viva, frammenti di parola nati nel punto più estremo dell'esistenza. La chiusura di Capasa: la poesia non consola, scava; non serve a evadere, ma a vedere di più. Il dialogo finale col pubblico ha esteso il ragionamento alla funzione della letteratura oggi, non come esercizio estetico ma come strumento di conoscenza.
Il paradosso dei numeri: pubblico pieno, Paese che legge sempre meno
La sala piena di Brescia stride con le rilevazioni pubblicate a luglio 2026 dall'Istituto nazionale di statistica. Nel 2024 ha letto almeno un libro il 57,1% delle persone di 6 anni e più: 32 milioni di lettori, ma 2,3 punti in meno rispetto al 2015 (59,4%) e 2,9 punti sotto il dato del 2000 (60,0%). L'appuntamento del Mese letterario si tiene quindi in controtendenza rispetto alla parabola nazionale. E la tendenza non riguarda solo la quantità: cala anche l'intensità della lettura, con i "lettori fortissimi" oltre i 30 libri l'anno fermi al 3,2%.
Il dato aggregato nasconde una spaccatura geografica netta: nel Centro-Nord legge oltre il 60% della popolazione, nel Mezzogiorno solo il 47%. Il divario si allarga con l'istruzione (rapporto 3 a 1 tra chi ha titolo alto e chi ha titolo basso) e con il reddito: si passa dal 43,9% delle famiglie più povere al 72,5% di quelle più agiate. La categoria che comprende poesia e narrativa italiana resta la più letta tra chi legge nel tempo libero (48,1%), ma è un dato di preferenza, non di volumi. I dati completi sono nel report ISTAT su libri e biblioteche 2024-2025.
Perché un Ungaretti "fuori dai manuali" funziona ancora
La scelta di partire da un poeta contemporaneo per arrivare a Ungaretti risponde alla stessa logica che tiene in vita altre proposte culturali costruite sul rapporto tra testo classico e presente. Vale per la lezione sui cent'anni di padre Pancrazio e il tema delle vocazioni e per il modo in cui viene letto oggi il romanzo di Andreolli sui ragazzi di Montecassino: la memoria funziona quando dice qualcosa a chi ascolta, non quando resta reperto storico.
Anche l'attualità politica prova a innestarsi sulla memoria collettiva, come è avvenuto quando la premier Giorgia Meloni ha svelato la Croma di Falcone a Palermo. Ma la differenza la fa il metodo. Se il testo viene ridotto a citazione decorativa non tiene; se resta parola viva, come nella lettura ungarettiana di Capasa, riempie ancora un auditorium in una città di provincia.
Per la Fondazione San Benedetto la scommessa della sedicesima edizione era proprio questa: dimostrare che i classici parlano al presente. Quattro serate a capienza limitata, con iscrizione obbligatoria, chiuse su una domanda che oggi vale più del calo dei lettori registrato dall'ISTAT: se un Paese smette di leggere il 60% dei suoi cittadini adulti nel Mezzogiorno, dove va a cercare le parole per raccontare guerra, dolore e speranza? La registrazione della lezione resta disponibile per chi vuole verificare se, davvero, Ungaretti oggi scava più di quanto consoli.