L'Italia arriva al Tokyo Game Show 2026 con undici studi di sviluppo nel Padiglione allestito da Padiglione Italia TGS 2026 - ICE Agenzia e IIDEA, al centro fieristico Makuhari Messe di Chiba. È la terza partecipazione consecutiva alla fiera che nel 2025 ha registrato 250.000 visitatori in presenza e quasi 800 espositori.
Trentesima edizione, cinque giorni per la prima volta
La rassegna giapponese apre i battenti giovedì 17 settembre e chiude lunedì 21, con un formato inedito: due giornate riservate ai visitatori professionali seguite da tre aperte al pubblico. È la prima volta in trent'anni che l'evento si estende su cinque giorni, un formato lungo che avvicina la fiera giapponese ai grandi festival culturali europei come Pordenonelegge 2026, capaci di reggere flussi prolungati di pubblico.
Nata nel 1996 con 87 espositori e circa 110.000 partecipanti, la fiera resta l'appuntamento più importante del settore in Asia. Sui palchi arrivano gli showcase dei grandi publisher: Square Enix presenta la demo giocabile di Final Fantasy VII Revelation, atteso non prima di aprile 2027, mentre Konami, Capcom e Xbox hanno annunciato lineup dedicate all'anniversario. Milioni di giocatori seguono le dirette online in parallelo agli eventi fisici.
Il Padiglione Italia riunisce Italian Games Factory, Megalith Interactive Studios, Memorable Games, RuneHeads, Stratos: The Gaming Sphere, Stupidi Pixel e Untold Games, insieme ad altri studi indipendenti selezionati dall'agenzia governativa.
Un mercato da 2,4 miliardi con 2.800 addetti
I numeri della delegazione tricolore vanno letti sullo sfondo del mercato interno. Secondo il rapporto *I videogiochi in Italia nel 2025* realizzato da Ipsos per IIDEA, il settore vale circa 2,4 miliardi di euro, in leggero calo dell'1% dopo tre anni di espansione. A giocare abitualmente sono oltre 14 milioni di italiani, con lo smartphone che domina per numero di utenti (11,1 milioni) e la console che genera l'engagement più alto, sei ore settimanali di media.
La sproporzione emerge sul lato produttivo. Gli addetti dell'industria italiana dei videogiochi erano 2.400 nel 2022, sono saliti a 2.800 nel 2024: una crescita del 19% in due anni, ma su una base ancora modesta rispetto al valore del mercato. L'80% della forza lavoro ha meno di 36 anni, con una concentrazione forte nella fascia 25-35.
Fatti i conti, ogni addetto italiano produce in media 857.000 euro di mercato annuo. Un rapporto che dice due cose insieme: la produttività per persona è alta, e c'è molto spazio per assumere. Il modello di abbonamento cresce a 153 milioni di euro e tira la domanda anche verso profili di prodotto e servizio, non solo di codice.
Cosa cambia per chi studia game design in Italia
L'occasione di Chiba mette in evidenza un fronte che riguarda direttamente scuola e università: la filiera formativa che alimenta gli studi italiani. I corsi accademici in game design, computer grafica e programmazione dedicata al gaming sono cresciuti di numero negli ultimi anni, dagli atenei statali agli ITS Academy dell'area digital, ma la richiesta di profili con esperienza internazionale resta scoperta.
Gli studi che ICE porta al Tokyo Game Show cercano developer, artist, sound designer, producer e narrative designer. Ruoli che non si formano con un solo esame ma con progetti pubblicati, game jam e tirocini in team veri. Chi esce oggi da un percorso in game design in Italia trova un mercato piccolo ma in crescita, e una concorrenza internazionale che entra facilmente nei portfolio delle aziende italiane grazie al lavoro da remoto.
Il paragone con altre fiere internazionali aiuta a leggere la scala. A Berlino IFA 2026, l'Italia porta 12 startup nella fiera dei robot: numeri simili, stesso schema di partecipazione istituzionale. Il modello del padiglione condiviso funziona come acceleratore, ma da solo non basta a colmare il gap dimensionale.
Da Chiba gli studi torneranno con contatti, contratti e demo mostrate a un pubblico di 250.000 persone. La verifica arriverà nei prossimi mesi con i publishing deal firmati e le assunzioni annunciate in Italia.