Sui cinque membri del nuovo cda Uffizi nominato dal ministro Alessandro Giuli per il quinquennio 2026-2031, tre hanno biografie esplicitamente legate al centrodestra: il segretario generale di Palazzo Chigi Carlo Deodato, il politologo Alessandro Campi, già direttore scientifico della fondazione di Gianfranco Fini, e l'ex parlamentare di Forza Italia Stefano Mugnai. Sulla nomina Tomaso Montanari, rettore dell'Università per stranieri di Siena, si è dimesso dal Comitato scientifico parlando di "lottizzazione del patrimonio culturale".
Le dimissioni e la replica del ministro
Montanari ha parlato di un "cambio di consonante" fra "nazione" e "fazione" e ha sollevato un possibile conflitto d'interesse sulla nomina di Carmen Bambach, curatrice del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum di New York, museo che richiede regolarmente opere in prestito alla galleria fiorentina.
La replica dell'ufficio stampa di Giuli definisce le motivazioni "pretestuose e decisamente deludenti, considerando la sua incompresa caratura intellettuale". Il ministro ha aperto la nota citando una celebre frase attribuita a Palmiro Togliatti: "Montanari se n'è ghiuto, e soli ci ha lasciato". Lo scontro arriva a pochi mesi dall'altro fronte polemico aperto su la visita di Giuli a Pompei per la Villa dei Misteri, altra grande istituzione museale italiana al centro dell'agenda del dicastero.
I cinque nomi del cda, uno per uno
Il decreto firmato dal ministro fissa la composizione del board su cinque componenti per il quinquennio 2026-2031, dopo sei mesi di vacatio dal 31 dicembre 2025. Quattro sono di nomina politica, uno è membro di diritto.
* Carlo Deodato (1967), giurista, segretario generale di Palazzo Chigi dal 25 ottobre 2022. In passato capo del dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio con il ministro Renato Brunetta. Profilo confermato dalla scheda Amministrazione trasparente della Presidenza del Consiglio.
* Alessandro Campi, docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Perugia e direttore dell'Istituto per la Storia del Risorgimento. Dal 2007 al 2010 ha guidato come direttore scientifico la fondazione Farefuturo di Gianfranco Fini e Adolfo Urso.
* Stefano Mugnai (1969), ex deputato e vicecapogruppo di Forza Italia alla Camera. Nel 2015 candidato presidente della Regione Toscana per il centrodestra, ha ottenuto il 9,10% dei voti chiudendo quarto. Successivamente è confluito in Coraggio Italia di Toti e Brugnaro.
* Carmen Bambach, statunitense, dirige il dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum di New York. È considerata fra le massime specialiste mondiali di Leonardo da Vinci. È l'unica del cda con profilo museale internazionale.
* Simone Verde, direttore della galleria, è componente di diritto del consiglio.
Conflitto di interessi e prestiti internazionali
La disciplina italiana sul prestito di opere statali è fissata dalle linee guida del Ministero della cultura sul prestito delle opere d'arte, che subordinano l'uscita di un'opera al parere del comitato scientifico e alla valutazione del consiglio. La presenza nel board di una curatrice che dirige il dipartimento richiedente di uno dei principali musei destinatari pone, oggettivamente, un tema di astensione.
La prassi prevede che il componente interessato si astenga dalle delibere in cui ha un interesse diretto. Negli ultimi anni la galleria ha concesso opere di Leonardo, Botticelli e Michelangelo a esposizioni internazionali: materia che da subito sarà di competenza del nuovo organo. Restano fuori dal board nomi del mondo accademico italiano della storia dell'arte non riconducibili all'area di governo, scelta che ha innescato la reazione dell'opposizione e ravvivato il clima già rovente attorno al ministro Giuli.
Il nuovo consiglio si insedia con la mostra dedicata a Lorenzo il Magnifico già in cantiere e con il superamento del progetto delle "Gallerie diffuse" lanciato dalla precedente gestione. La prima delibera operativa è attesa entro l'estate del 2026.