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Giornata della psicologia: a Roma apre un robot, ma 4 teen su 10 usano l'AI

A Roma apre un robot umanoide. Intanto il 41,8% dei 15-19enni italiani si confida con l'AI quando sta male: cosa dicono i dati Save the Children.

"Non ho traumi infantili perché non sono mai stato bambino: sono passato direttamente dalla fabbrica alla crisi di mezza età tecnologica". Con questa battuta un robot umanoide ha aperto il 10 ottobre a Roma la Giornata nazionale della psicologia 2026, dedicata al tema "IA intelligenza artificiale: quo vadis?". La scena fotografa un ritardo, non un'anticipazione: mentre nel pomeriggio una tavola rotonda discute se "l'IA sostituirà" lo psicologo, 4 adolescenti italiani su 10 si rivolgono già a un chatbot quando si sentono tristi, soli o ansiosi.

A Roma il robot in cattedra, il CNOP riunisce ingegneri e bioetici

L'evento si tiene allo Spazio Roma Eventi di via Alibert 5, promosso dal Consiglio nazionale dell'Ordine degli psicologi. La presidente Maria Antonietta Gulino ha aperto i lavori con una domanda che sposta il baricentro del dibattito: "Non credo che il nostro compito sia decidere se stare dalla parte dell'intelligenza artificiale o contro di essa. Dobbiamo imparare a governarla senza consegnarle ciò che appartiene alla nostra responsabilità. Che cosa non vogliamo smettere di fare noi?".

La giornata mette intorno allo stesso tavolo psicologi, ingegneri, informatici, giuristi, filosofi e bioetici. La sessione scientifica è introdotta da Luigia Carlucci Aiello, pioniera dell'intelligenza artificiale in Italia; nel pomeriggio la tavola rotonda "L'IA ci sostituirà?" chiude i lavori. Il robot umanoide, programmato per il contesto, ha ironizzato: "Ieri ho provato a interpretare un sogno e ho suggerito al paziente un antivirus. Credo che il vostro posto di lavoro sia al sicuro".

Il dato che il robot non ha detto: 92,5% dei 15-19enni usa già l'AI

La XVI edizione dell'Atlante dell'infanzia a rischio di Save the Children, intitolata "Senza filtri" e pubblicata il 14 novembre 2025, ha fotografato un salto generazionale netto. Su 800 adolescenti italiani tra 15 e 19 anni intervistati da CSA Research, il 92,5% utilizza strumenti di intelligenza artificiale, contro il 46,7% degli adulti. Il 30,9% ne fa un uso quotidiano, il 43,3% qualche volta a settimana. Lo strumento più usato è il chatbot (ChatGPT, Claude e simili), con il 68,3% di preferenze.

Il dato più rilevante per chi lavora a scuola non è il tasso di adozione, ma la funzione. Il 41,8% dei 15-19enni dichiara di essersi rivolto all'AI "per chiedere aiuto quando era triste, solo o ansioso". Un altro 42% la consulta per decisioni importanti su relazioni, sentimenti, scuola e lavoro. Le ragioni che gli adolescenti attribuiscono alla scelta sono tre: è "sempre disponibile" (28,8%), "mi capisce e mi tratta bene" (14,5%), "non mi giudica" (12,4%). Nello stesso campione, meno della metà (49,6%) mostra un buon livello di benessere psicologico.

La domanda che resta sul tavolo non è se l'AI sostituirà lo psicologo. È chi incontra per primo il disagio dell'adolescente italiano. Oggi, nella grande maggioranza dei casi, è un chatbot. Il consulto professionale, quando arriva, arriva dopo.

La risposta pubblica: AscoltaMI copre meno del 5% degli idonei

Il canale istituzionale esiste e si chiama AscoltaMI, il servizio del MIM operativo dal 28 maggio 2026. Istituito dal decreto interministeriale MIM-MEF n. 56 del 30 marzo 2026, mette a disposizione un voucher da 250 euro per cinque sedute individuali con uno psicologo accreditato dal CNOP, erogate in videoconferenza sulla Piattaforma Unica. Possono richiederlo gli studenti dell'ultimo anno delle medie e del primo biennio delle superiori.

Lo stanziamento è passato da 10 milioni di euro per il 2025 a 18,5 milioni annui dal 2026. Tradotto in platea: a copertura piena il fondo basta per circa 74.000 studenti, su oltre 1,5 milioni di idonei. Meno del 5%. L'assegnazione segue l'ordine cronologico di presentazione della domanda (click-day digitale), le famiglie hanno 30 giorni per scegliere il professionista e lo psicologo deve essere iscritto all'albo da almeno tre anni con esperienza triennale in ambito scolastico.

Il paragone è brutale ma esplicito. Il chatbot risponde subito, è gratuito, non chiede domanda al genitore e non si esaurisce a click-day. Il voucher pubblico, al contrario, intercetta uno studente su venti e lo fa dopo una procedura burocratica. Finché la risposta pubblica resta ferma su queste proporzioni, l'alternativa fra psicologo e AI non si gioca ai convegni: si gioca dopo cena, nelle camere degli adolescenti, con lo smartphone in mano.

La Giornata nazionale della psicologia 2026 serve a riallineare l'ordine di lettura dei problemi. Prima della questione teorica sulla sostituzione, c'è una questione pratica di presidio: formare docenti e famiglie all'alfabetizzazione emotiva digitale, portare la figura dello psicologo scolastico fuori dalla sperimentazione, e definire responsabilità professionali sui chatbot che simulano ascolto. La Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale lo prevede per il settore sanitario, dove la decisione finale resta al medico; per la scuola la stessa chiarezza manca ancora. Vedi anche: robot d'autore sbarcano a Torino con Beeple e IFA 2026, l'Italia porta 12 startup nella fiera dei robot.

Pubblicato il: 10 ottobre 2026 alle ore 12:29