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Enti culturali, 36 milioni dal MiC: ma 15,9 vanno alla sola Biennale

Il MiC stanzia 36 milioni agli enti culturali per il 2026: 15,9 alla Biennale. Il +1,7 mln recupera il taglio del 2025, non è un aumento.

Il Ministero della Cultura ha firmato il 22 ottobre 2026 il decreto che ripartisce circa 36 milioni di euro per enti, istituti e fondazioni culturali italiane. Il titolare del dicastero, Alessandro Giuli, parla di un +1,7 milioni rispetto al 2025, ma il dato nasconde due numeri che il comunicato del Ministero della Cultura sul riparto 2026 non evidenzia: la Biennale di Venezia incassa da sola 15,9 milioni, pari al 44% dell'intera dotazione, e i 36 milioni del 2026 coincidono quasi al centesimo con i 35,8 milioni del 2024.

Il riparto 2026 nei dettagli

Il decreto interministeriale firmato da Giuli di concerto con il Ministero dell'Economia destina circa 36 milioni di euro agli enti culturali per il 2026 e segue le procedure dell'articolo 8 della legge 534/1996 sui contributi statali alle istituzioni culturali. Tra i beneficiari principali figurano la Biennale di Venezia con oltre 15,9 milioni, la Triennale di Milano con più di 2,8 milioni e la Quadriennale di Roma con oltre 1,1 milioni. Compaiono anche il Reggio Parma Festival, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Festival dei Due Mondi di Spoleto, la Fondazione Festival Pucciniano, Ferrara Musica, Ravenna Manifestazioni, la Scuola di Musica di Fiesole, il Centro Europeo di Toscolano e il Museo Nazionale del Cinema di Torino. Il provvedimento include contributi per scrittori, editori, librai, grafici, traduttori del libro italiano in lingua straniera e associazioni, e finanzia la formazione specialistica nella produzione teatrale dell'Istituto universitario di architettura di Venezia.

Un recupero travestito da aumento

Il +1,7 milioni annunciato per il 2026 non è un rafforzamento della dotazione: è un rientro al punto di partenza. Nel novembre 2025 lo stesso Ministero aveva ripartito 34.051.090 euro, con una riduzione di 1.792.162 euro (-5%) rispetto ai 35.843.252 del 2024. I 35,8 milioni del nuovo decreto recuperano quel taglio quasi integralmente, ma dopo due anni la curva reale è piatta e, al netto dell'inflazione cumulata, è negativa: 36 milioni del 2026 valgono meno dei 35,8 milioni del 2024.

L'altro numero che pesa è la concentrazione. Alle sole tre grandi istituzioni veneziana, milanese e romana (Biennale, Triennale, Quadriennale) va circa il 55% del totale: 19,8 milioni su 36. I restanti 16 milioni, cioè meno della metà della dotazione, si dividono fra decine di festival, fondazioni e associazioni, dal Rossini Opera Festival alla Scuola di Musica di Fiesole. La media per i beneficiari minori resta nell'ordine di qualche centinaio di migliaia di euro ciascuno, e dal 2024 l'ordine di grandezza di questa suddivisione non è cambiato. Il protocollo di collaborazione fra MiC e Società Dante Alighieri per la promozione dell'italiano e le iniziative di promozione come la consegna della stella sulla Walk of Fame a Franco Nero si inseriscono in questo stesso quadro di risorse ferme.

Cosa cambia per studenti e docenti

Dietro il riparto 2026 ci sono programmi che toccano direttamente formazione e didattica. L'Istituto universitario di architettura di Venezia finanzia il proprio percorso di alta formazione sulla produzione teatrale con questi fondi, la Scuola di Musica di Fiesole eroga borse e corsi per giovani strumentisti, il Centro Europeo di Toscolano sostiene seminari di studi musicali, il Museo Nazionale del Cinema di Torino investe in attività didattiche per scuole e università. La Biennale copre con la propria quota il college formativo di cinema, danza, musica e teatro. Il taglio-recupero del biennio si traduce in meno margine per nuove borse e laboratori: 1,7 milioni in più sul 2025 (circa il 5%) ridistribuiti proporzionalmente riportano i singoli enti alla dotazione del 2024, ma due anni di prezzi e stipendi al rialzo vanno assorbiti con le stesse cifre nominali.

Il nodo politico resta quello della concentrazione: con tre fondazioni che da sole prendono più della metà della torta, il margine per i festival territoriali e per la formazione artistica dei più giovani dipende da scelte di riequilibrio che il decreto del 22 ottobre non affronta. Il banco di prova sarà nei bilanci di marzo 2027, quando si capirà quanta parte di questi 36 milioni avrà davvero coperto borse, corsi e produzioni formative e quanta sarà servita ad assorbire gli aumenti di costi delle grandi istituzioni.

Pubblicato il: 22 ottobre 2026 alle ore 15:04