Boox ha presentato il Palma 3, il nuovo e-reader tascabile con display E Ink da 6,13 pollici, telaio in alluminio e Android 16. L'annuncio è del 15 settembre 2026, a quasi due anni dal modello precedente. È un formato che a livello globale sta trovando un suo spazio come alternativa allo smartphone per la lettura. In Italia, però, i lettori digitali restano una minoranza: nel 2025 solo il 10,7% della popolazione ha letto un e-book, secondo l'ISTAT.
Cosa cambia rispetto al Palma 2
Il nuovo modello mantiene il display E Ink Carta 1200 da 6,13 pollici con risoluzione da 300 ppi, già utilizzato dal predecessore. Le novità stanno nei materiali costruttivi: la cornice passa all'alluminio anodizzato e il pannello posteriore è in fibra di vetro con finitura che imita la consistenza della carta.
La dotazione hardware include un processore Qualcomm octa-core a 4 nanometri, 6 GB di memoria RAM e 128 GB di spazio interno espandibile tramite microSD. Completano la scheda una batteria da 3.950 mAh, una fotocamera posteriore da 16 megapixel e un sensore per il riconoscimento delle impronte digitali integrato nel tasto di accensione.
Il salto software è la parte più visibile dell'aggiornamento. Il sistema operativo passa ad Android 16, dopo l'Android 11 del primo Palma e l'Android 13 del Palma 2. Novità dell'edizione 2026 è il supporto per lo stilo attivo Boox InkSense Plus, che trasforma il dispositivo in un blocco note digitale attraverso applicazioni dedicate. Il prezzo per il mercato italiano non è stato ancora comunicato.
L'Italia legge poco in digitale: solo il 10,7% della popolazione
Il lancio arriva in un mercato dove la lettura digitale resta marginale. Secondo il Report ISTAT Libri e biblioteche 2024-2025, pubblicato il 9 luglio 2026, nel 2025 gli italiani che hanno letto almeno un e-book o un libro online sono quasi 6 milioni: pari al 10,7% della popolazione di sei anni e più e al 25,7% dei lettori nel tempo libero. Gli audiolibri coinvolgono circa 1,4 milioni di persone, il 2,5% della popolazione.
Il baricentro resta la carta. Il 71,5% dei lettori usa esclusivamente il formato cartaceo, mentre soltanto il 10,2% legge solo in digitale. La quota complessiva di lettori di libri continua un lento calo di lungo periodo: era il 60% nel 2000, è scesa al 57,1% nel 2024, con una perdita di quasi tre punti in un quarto di secolo.
Sul piano territoriale il divario è netto: nel Centro-Nord legge oltre il 60% della popolazione, contro il 47% del Mezzogiorno. Anche istruzione e reddito pesano molto: chi ha un titolo di studio elevato legge tre volte più di chi ha bassa istruzione, e i lettori passano dal 43,9% nel quinto di reddito più basso al 72,5% in quello più alto. Il tema è già uscito nei mesi scorsi in relazione ai progetti PNRR sui piccoli borghi presentati a Cinecittà, che dovrebbero rafforzare anche le infrastrutture culturali dei territori più fragili.
Cosa cambia per studenti, docenti e mondo della formazione
Il picco della lettura è tra gli 11 e i 14 anni: in questa fascia legge il 78,9%. Con l'avanzare dell'età la quota scende fino al 37,5% degli over 75. È esattamente la fascia scolastica e post-scolastica in cui un formato tascabile e distraction-free come il Palma 3 può inserirsi come alternativa alla lettura su smartphone, che condivide con l'e-reader le dimensioni ma non l'ergonomia della carta elettronica.
Per il mondo della formazione la questione non è la disponibilità di nuovi dispositivi ma la distanza economica e territoriale che separa chi accede ai libri da chi non ci arriva. Anche le iniziative di divulgazione culturale, come la Notte della Luna del 19 settembre o i progetti universitari come l'Orchestra Erasmus alla Sala Verdi, si scontrano con lo stesso divario di partecipazione che i dati ISTAT fotografano sui libri. Un e-reader in più cambia poco se il 47% degli abitanti del Sud non legge nemmeno un libro l'anno, cartaceo o digitale che sia.
Il prezzo di listino italiano dirà se il nuovo e-reader finirà in una nicchia da appassionati o proverà a farsi strada nel segmento della lettura quotidiana. Il ritardo dell'Italia sul digitale, come mostrano i dati ISTAT, non dipende dai dispositivi ma da chi può permetterseli.