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Ada Lovelace Day: in Italia donne STEM sopra la media UE, ma ferme al 41%

Nel giorno dedicato ad Ada Lovelace il dato: in Italia il 41,1% dei laureati STEM è donna, invariato dal 2015, mentre nell'educazione si sfiora il 95%.

Nel giorno dedicato ad Ada Lovelace il dato italiano sulle donne STEM fotografa un paradosso. Secondo il Rapporto di genere AlmaLaurea 2026, nel 2024 le donne hanno rappresentato il 41,1% dei laureati in scienza, tecnologia, ingegneria e matematica: una quota ampiamente sopra la media europea, eppure identica a quella del 2015. In dieci anni la curva italiana si è completamente appiattita.

Perché il 13 ottobre e chi era Ada Lovelace

L'appuntamento internazionale è stato lanciato nel 2009 dalla scrittrice britannica Suw Charman-Anderson e cade ogni secondo martedì di ottobre. È intitolato ad Ada Lovelace, matematica inglese nata nel 1815 e figlia del poeta Byron, considerata la prima programmatrice della storia per aver scritto nel 1843, prima ancora che un calcolatore reale esistesse, l'algoritmo per calcolare i numeri di Bernoulli pensato per la macchina analitica di Charles Babbage.

L'edizione 2026 porta eventi in tutto il mondo. In Italia il Museo Piemontese dell'Informatica di Torino organizza un incontro su intelligenza artificiale, biologia e parità di genere con ricercatrici e professioniste, mentre l'Università Carlo Bo di Urbino tiene un convegno celebrativo dedicato ai contributi femminili nella scienza e nella tecnologia. Si contano poi maratone di scrittura su Wikipedia, quiz nei pub e conferenze universitarie. Il nome di Amalia Ercoli Finzi, prima donna in Italia a laurearsi in Ingegneria Aeronautica, è tornato a circolare perché ha definito le discipline tecnico-scientifiche l'ultima roccaforte maschile.

Il primato europeo che non cresce

Confrontato con il resto dell'Unione, il quadro italiano appare quasi incoraggiante. Secondo i dati di Eurostat sulle laureate STEM in Europa, le donne costituiscono in media il 32,8% dei laureati nelle discipline tecnico-scientifiche nell'Unione europea, con l'Italia al 39% nel 2021 insieme a Grecia, Polonia e Romania, i quattro Paesi con la quota più alta.

I numeri aggiornati del Rapporto di genere AlmaLaurea 2026 confermano la posizione di testa: la quota femminile fra i laureati STEM italiani è salita al 41,1% nel 2024. Il problema è che quel 41,1% coincide esattamente con il valore del 2015, senza alcuna variazione nelle nove rilevazioni successive. Nel passaggio al dottorato in area STEM la percentuale scende poi al 36,7%, mentre in tutte le altre aree disciplinari di dottorato le donne superano il 50%.

Al polo opposto della distribuzione, nei corsi di laurea magistrale a ciclo unico del gruppo Educazione e formazione la presenza femminile supera il 95%. L'architettura degli studi universitari italiani si regge quindi su una doppia specializzazione di genere che l'Ada Lovelace Day serve a fotografare, più che a sanare.

Cosa succede dopo la laurea

La polarizzazione delle scelte universitarie si trasforma in gap retributivo nel mondo del lavoro. AlmaLaurea misura una differenza media del 15% nello stipendio a cinque anni dal titolo, più ampia in presenza di figli, nonostante le laureate ottengano voti più alti (104,5 contro 102,6 su 110) e si laureino più spesso in corso (60,9% contro 55,4%).

Francesca Colella, docente dell'Università dell'Aquila intervistata da ANSA, parla di stereotipi che condizionano aspettative e scelte già prima dell'iscrizione universitaria. Da qui l'invito a intervenire presto, nelle scuole secondarie di primo grado, con figure di riferimento femminili e laboratori di orientamento. Nel dibattito pubblico italiano il tema si intreccia con le politiche educative contro gli stereotipi di genere, dagli appelli alla prevenzione già in classe fino a iniziative culturali rivolte direttamente agli studenti, indicate dagli studiosi come leva più efficace delle sole campagne universitarie.

Sul fronte accademico Matilde Antonj, ricercatrice dell'Istituto Italiano di Tecnologia e vincitrice del XX Premio Tecnovisionarie di Women&Tech, segnala almeno un movimento: il numero di ingegnere donna sta crescendo di anno in anno, pur partendo da valori molto bassi.

Il 41,1% italiano continua a essere il primato europeo che non si muove dal 2015. L'obiettivo che gli osservatori indicano è concreto: superare il 45% entro il 2030, iniziando dai percorsi di orientamento in terza media.

Pubblicato il: 13 ottobre 2026 alle ore 14:00