Il Consiglio di Stato ha pubblicato un'ordinanza cautelare in cui ritiene che il semestre filtro per l'accesso a Medicina non rispetti il principio meritocratico. Il pronunciamento arriva sul ricorso in appello di uno studente assegnato all'ateneo di Tirana, benché il suo punteggio gli permettesse l'ammissione in un'università siciliana. È il primo intervento di Palazzo Spada sulla nuova procedura di ammissione, introdotta con la riforma dell'accesso alle facoltà mediche del 2024. La decisione rimette in discussione uno dei passaggi più contestati dai candidati e dalle loro famiglie e riguarda il modo in cui vengono distribuite le sedi disponibili al termine di ciascuna tornata.
Il meccanismo bocciato dai giudici
Palazzo Spada individua il nodo nel modo in cui vengono gestiti gli scorrimenti dopo la pubblicazione della prima graduatoria. Il modello attuale prevede la pubblicazione dell'elenco dei vincitori e un brevissimo termine per l'immatricolazione o l'iscrizione. Chi non conferma entro quella finestra viene definitivamente escluso dagli scorrimenti successivi, anche se in seguito si liberano posti per rinunce di altri assegnatari. Nel sistema previgente, invece, lo studente restava inserito nella graduatoria nazionale con la qualifica di 'prenotato' e beneficiava degli scorrimenti in base al punteggio conseguito. Per il collegio, l'attuale procedura obbliga il candidato a una scelta immediata e irreversibile, con la conseguenza di perdere ogni possibilità di ripescaggio anche in presenza di punteggi elevati e di posti che si rendono successivamente disponibili. Il meccanismo, argomentano i giudici, non consente di riassegnare i posti lasciati liberi seguendo l'ordine di graduatoria e finisce per premiare la tempestività della scelta più della prestazione conseguita alla prova.
Il ricorso e la posizione del ministero
Il ricorso in appello è stato proposto dagli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti nell'ambito della vicenda dello studente destinato a Tirana. Nell'aprile scorso il Tar del Lazio aveva respinto l'istanza cautelare di primo grado, ritenendo prevalente l'interesse all'immediato inizio delle attività del secondo semestre, posizione condivisa dal ministero. Il Consiglio di Stato ha invece ribadito che il principio da applicare è l'assegnazione delle sedi ai vincitori secondo l'ordine di graduatoria. Per i legali dello studente si tratta di 'un segnale di giustizia' su un meccanismo che, sostengono, oggi permette di derogare al punteggio ottenuto nell'attribuzione delle sedi. Il collegio non entra nel merito complessivo della riforma, ma sospende gli effetti contestati in attesa del giudizio principale sulla legittimità della disciplina.
La decisione riapre la partita per gli studenti già coinvolti nella prima tornata di assegnazioni e per chi contesta le regole di distribuzione delle sedi. Il giudizio di merito dovrà ora valutare la tenuta complessiva della disciplina del semestre filtro e definire come gestire, nel frattempo, gli scorrimenti bloccati dalla procedura in vigore, con effetti diretti sui candidati in lista d'attesa e sulla programmazione delle sedi degli atenei.