Il Ministero dell'Università e della Ricerca ha autorizzato 11.937 posti per il corso di laurea in scienze della formazione primaria a.a. 2026/27: 11.732 riservati ai candidati UE e non UE residenti in Italia, più 205 per i non UE all'estero. Sono 115 in più rispetto al 2025/26, un incremento dello 0,97%.
Il decreto: 11.732 posti in Italia più 205 dall'estero
Il decreto ministeriale n. 992 del 3 agosto 2026 raccoglie l'offerta formativa deliberata dai singoli atenei e distribuisce i posti su oltre 50 sedi. In cima alla classifica c'è Suor Orsola Benincasa di Napoli con 685 posti, seguita da Milano-Bicocca (505) e dalla Cattolica del Sacro Cuore, che somma 610 posti tra Brescia, Milano e Piacenza. Il taglio più basso spetta ad Aosta con appena 30 posti (sede staccata di Urbino Carlo Bo), mentre Torino distribuisce 515 posti su tre sedi (Biella, Collegno, Savigliano). L'8 maggio 2026 il Ministero dell'istruzione e del merito ha comunicato al MUR il fabbisogno di personale per infanzia e primaria del prossimo anno scolastico, e l'offerta autorizzata è stata calibrata su quel dato. La struttura della prova è invece fissata dal decreto ministeriale n. 931 del 3 luglio 2026, adottato dallo stesso MUR un mese prima.
Un vivaio piatto contro un fabbisogno di reclutamento triplo
Il numero appena limato porta a leggere il decreto in modo diverso. Nel 2025/26 i posti autorizzati erano 11.822 (11.605 in Italia più 217 extra-UE all'estero): l'incremento reale per il prossimo anno è di 115 posti, uno 0,97% appena. Il potenziale ingresso annuo di nuovi maestri, in altre parole, resta sostanzialmente fermo. Sul fronte del reclutamento la scuola italiana viaggia però a un'altra scala di numeri: il concorso ordinario PNRR3 per infanzia e primaria è stato bandito per 27.376 posti comuni e di sostegno, più del doppio dei laureati che gli atenei produrranno anche accumulando le coorti UE ed extra-UE del 2026/27. La distribuzione geografica accentua la distanza: Suor Orsola, Salerno e Roma Tre superano da sole i 1.500 posti, mentre Milano-Bicocca e Padova sommate ne offrono 755. La maggior parte dei laureati esce da atenei del Mezzogiorno, ma la spinta al reclutamento PNRR ha il baricentro al Centro-Nord. La conseguenza è che i concorsi in corso pescano dal bacino di chi è già laureato e ha maturato servizio negli anni precedenti, mentre i banchi del primo anno del 2026 raggiungeranno il ruolo non prima del 2031.
Test l'11 settembre 2026: cosa cambia per chi partecipa
Chi vuole entrare quest'anno ha esattamente cinque settimane per prepararsi: la prova nazionale è fissata giovedì 11 settembre 2026. Sono 80 quesiti a risposta multipla su 150 minuti: 40 di competenza linguistica e ragionamento logico, 20 di cultura letteraria, storico-sociale e geografica, 20 di cultura matematico-scientifica. Ogni risposta esatta vale 1 punto, l'errata e l'omessa 0: nessuna penalità per l'errore. La soglia minima per rientrare in graduatoria è 55/80. Chi possiede una certificazione di inglese almeno B1 ottiene un'integrazione di punteggio, ma vale solo quella di livello più alto: le certificazioni non si sommano. La graduatoria è di ateneo, non nazionale, quindi conviene incrociare le probabilità di ammissione con la dimensione della sede prima di iscriversi al test. Tre sedi risultano ancora in fase di accreditamento (Catanzaro, Napoli-Link Campus e Siracusa dell'Università Kore di Enna): chi le sceglie come prima opzione assume un margine di incertezza in più sull'effettivo avvio dell'anno accademico.
Le scadenze per la domanda si aprono sui portali dei singoli atenei nei prossimi giorni: chi punta a sedi piccole come Aosta (30 posti) o Pisa (99) gioca su margini strettissimi, mentre a Napoli-Suor Orsola, Roma Tre, Salerno e Bolzano-Bressanone la platea degli ammessi supera in ogni caso i 290 candidati per sede. Sono i bandi locali, non il decreto del MUR, a decidere l'ingresso di fatto al corso.