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L'Italia avanza nel QS 2027, ma scende sotto il 5% di studenti stranieri

Il Politecnico di Milano vola all'87° posto e 26 atenei migliorano. Ma il dato OCSE sugli studenti internazionali racconta una storia opposta.

Il Politecnico di Milano scala undici posizioni in un anno e raggiunge l'87° posto mondiale nel QS World University Rankings 2027. Sapienza tocca quota 111, Bologna 123, Padova 204, Politecnico di Torino 206: per ciascuno è il miglior piazzamento di sempre.

I numeri del salto italiano

Su 47 università italiane censite, 26 hanno guadagnato posizioni. Il saldo fra atenei in miglioramento e in calo è del +34%, davanti a Germania, Spagna, Francia e Paesi Bassi, che vedono peggiorare rispettivamente 38 istituzioni su 60, 24 su 48, 19 su 38 e 11 su 13. Solo Irlanda e Austria fanno meglio del sistema italiano in termini relativi.

PoliMi pesa per gran parte di questo balzo: l'ateneo viaggia con un punteggio di Employer Reputation di 93,6 su 100, una Academic Reputation di 84,5 e un capitolo International Students da 72,9, sostenuto da 9.117 iscritti dall'estero su 36.352 totali. È il 25% della popolazione studentesca, valore che colloca l'ateneo ben sopra la mediana globale dell'8,8% rilevata dallo stesso ranking.

Il dato OCSE che il ranking non racconta

Il 25% del Politecnico di Milano è un'eccezione, non la regola. Secondo i Education at a Glance 2025, scheda Italia OCSE, la quota di studenti internazionali nel sistema accademico italiano è scesa dal 5,6% del 2018 al 4,8% del 2023. Nello stesso intervallo la media OCSE è salita dal 6% al 7,4%.

L'Italia è uno dei pochi paesi a registrare una flessione: il bacino di matricole estere si è ridotto in proporzione mentre il resto dell'area continua a crescere. Il QS premia atenei con forte attrattività internazionale, ma quel risultato non risale lungo la filiera. Padova guadagna 132 posizioni e Torino 99, però il dato di sistema continua a perdere terreno. L'internazionalizzazione, definita anello debole dello stesso commento ufficiale al ranking, è il punto in cui il vantaggio relativo dell'Italia sull'Europa si sgretola.

Una matricola straniera oggi sceglie più facilmente Vienna, Madrid o Berlino: Spagna e Germania continuano ad attrarre quote di studenti dall'estero stabilmente sopra il 7%, con un divario rispetto all'Italia che si è ampliato negli ultimi cinque anni.

Il ranking valorizza anche indicatori specifici dove l'Italia eccelle: il San Raffaele è sesto al mondo nelle Citations per faculty, che misura l'impatto della ricerca, mentre la Cattolica guadagna 37 posizioni nell'Employer Reputation. Sono pezzi di classifica che fotografano la qualità dei laureati e dell'output scientifico, ma non spostano l'unico indicatore di domanda estera che esce dal perimetro dell'autovalutazione: gli iscritti reali in arrivo da fuori confine. Lì il sistema universitario italiano arretra anche se le punte salgono.

Cosa cambia per gli atenei

Il divario tra le punte del ranking e la media del sistema ha conseguenze concrete su risorse, programmi e politiche di reclutamento. Gli atenei con quote elevate di studenti dall'estero (Polimi, ma anche Bocconi, Politecnico di Torino in corsi specifici, Padova e Trento) attivano lauree in inglese, doppi titoli, dottorati internazionali. Gli altri restano legati a un'utenza locale, con effetti sui finanziamenti premiali e sulla capacità di trattenere docenti dall'estero.

Per chi sceglie l'università nel 2026-2027, l'effetto è una geografia divisa in due. Da una parte gli atenei con corsi interamente in inglese: PoliMi conta circa 70 lauree magistrali in lingua, Bocconi quasi tutte, Padova ha superato i 50 corsi e Trento sfiora i 40. Dall'altra atenei in cui il corso in inglese è ancora l'eccezione, con effetti sulla mobilità in entrata e sui doppi titoli con partner europei. Una parte del Fondo di Finanziamento Ordinario è legata proprio agli indicatori di attrattività internazionale: meno stranieri significa meno risorse premiali, in un meccanismo che amplifica la distanza fra le sedi del Nord e quelle del Sud.

Sui dati pubblicati dal MUR nel portale USTAT con gli iscritti per ateneo emerge una mappa molto disomogenea: il Nord-Ovest e il Trentino concentrano gran parte della domanda internazionale, mentre molte sedi del Sud restano sotto il 3% di stranieri. Il flusso degli iscritti dall'estero cresce in numeri assoluti ma rallenta in proporzione rispetto alle matricole italiane.

Il prossimo banco di prova è il QS 2028, che incorporerà i dati di iscrizione del biennio 2026-2027 e mostrerà se il sistema riesce a tradurre la corsa nelle graduatorie in attrattività reale, o se gli atenei italiani continueranno a salire mentre il paese resta indietro.

Pubblicato il: 20 giugno 2026 alle ore 09:56