Nei magistrali a ciclo unico il 46,3% dei laureati ha almeno un genitore laureato, contro il 32,4% delle triennali. Nel gruppo medico-farmaceutico la quota tocca il 55,1%. Il Rapporto AlmaLaurea 2026 su laurea e occupazione fotografa un'università che seleziona ancora per origine sociale, e nei corsi più prestigiosi il filtro si stringe.
I numeri del Rapporto AlmaLaurea 2026
La XXVIII indagine ha analizzato 335 mila laureati 2025 di 81 atenei aderenti al consorzio. La quota di chi ha almeno un genitore laureato è salita dal 28,5% del 2015 al 34,7% del 2025, e arriva al 35,6% escludendo gli atenei telematici. Il confronto con la popolazione di riferimento dice molto: tra gli uomini di 45-64 anni i laureati sono il 15,1%, ma tra i padri dei laureati AlmaLaurea sono il 21,1%. Per le madri si passa dal 19,1% della popolazione femminile generale al 23,7% delle madri di laureati. L'università italiana attinge da bacini sociali più favoriti rispetto alla media nazionale, e in dieci anni il divario è cresciuto invece di ridursi.
La scala del privilegio cresce col prestigio del corso
La trasmissione del titolo di studio non è uniforme tra i percorsi. Tra i laureati di primo livello la quota con almeno un genitore laureato si ferma al 32,4%. Sale al 35,3% nelle magistrali biennali, balza al 46,3% nei cicli unici (Medicina, Giurisprudenza, Veterinaria, Architettura, Scienze della formazione primaria) e raggiunge il 55,1% nel gruppo medico-farmaceutico. Più il corso è lungo, prestigioso e a numero chiuso, più filtra le famiglie con capitale culturale ed economico.
Lo specchio è simmetrico sul fronte della classe sociale di origine. I laureati con genitori imprenditori, dirigenti o liberi professionisti sono il 22,4% del totale, ma diventano il 32,3% tra i cicli unici. I figli di operai e impiegati esecutivi sono il 23,3% in media, ma crollano al 17,2% nei corsi a ciclo unico. La differenza non riguarda solo l'accesso: il modello di regressione del rapporto stima che chi proviene da famiglie con al massimo una qualifica professionale impiega il 7,9% di tempo in più per concludere gli studi rispetto a chi ha entrambi i genitori laureati. Ogni anno di ritardo allontana dal mercato del lavoro.
Cosa succede in Italia rispetto all'OCSE
La fotografia AlmaLaurea trova conferma nei dati OCSE. La scheda Italia di Uno sguardo sull'istruzione 2024 indica che il 69% degli adulti tra 25 e 64 anni con almeno un genitore in possesso di un titolo terziario consegue a sua volta una laurea, mentre il 37% degli adulti i cui genitori non hanno il diploma di scuola secondaria di secondo grado non raggiunge nemmeno quel titolo. La quota italiana di 25-34enni laureati resta al 31,1% secondo i dati Eurostat citati dal rapporto, in fondo alle classifiche europee. L'Italia spende il 4,0% del PIL per l'istruzione, contro il 4,9% di media OCSE.
Sul terreno del diritto allo studio l'effetto è concreto: senza borse, residenze e contribuzione adeguata, una famiglia operaia difficilmente sostiene sei anni di Medicina o cinque di Architettura. Il dato AlmaLaurea sulla mobilità geografica lo conferma: il 73,6% dei laureati di origine svantaggiata studia al massimo nella provincia limitrofa a quella del diploma, contro il 64,5% dei laureati di origine elevata. Chi parte da una famiglia con poche risorse resta vicino a casa, limitando l'accesso agli atenei d'eccellenza dove i corsi a ciclo unico hanno la concentrazione più alta.
Per gli studenti che partono da famiglie meno scolarizzate, il prossimo bando ministeriale sui requisiti delle borse e il rifinanziamento dei fondi del diritto allo studio peseranno più di qualsiasi dibattito sull'ascensore sociale: senza risorse strutturali, la promessa dell'articolo 34 della Costituzione resta sospesa.