La pianificazione di una sede della Cairo University in Eritrea, annunciata dal Ministro dell'Istruzione Superiore Abdel Aziz Qansouh al presidente Al-Sisi a fine maggio 2026, porta a oltre dieci il numero di sedi delle università egiziane operative o in fase di apertura nel continente africano. La rete si estende dal Chad alle Comore, dal Sudan a Gibuti, e fa parte di un piano governativo di esportazione dell'istruzione che il Cairo presenta come strumento di soft power culturale e di cooperazione regionale.
La mappa: dove sono le sedi di Cairo, Alessandria e Ain Shams
La Cairo University ha già sede a Khartoum, in Sudan, e approvazioni per aprire a Doha (Qatar) e Riyadh (Arabia Saudita); sono in corso trattative per una filiale dentro Ajman University, negli Emirati. La Alexandria University ha invece inaugurato a N'Djamena la prima sede di un ateneo egiziano in area francofona, e altri due rami nasceranno a Tonj (stato di Warrap) e Juba, in Sud Sudan, oltre alle approvazioni già ottenute per Abu Dhabi e Malesia. A Dar es Salaam, in Tanzania, sono in arrivo due campus di Ain Shams University e Sadat City University; la Tanta University aprirà a Gibuti, la Mansoura nelle Comore. Qansouh ha anche annunciato che il ministero sta valutando altre tre sedi in paesi africani non ancora indicati e l'allargamento del campus di Alessandria in Chad a corsi congiunti con università francesi. Tutti i progetti hanno ricevuto il via libera del Consiglio Supremo delle Università, l'organo che coordina la rete degli atenei pubblici del paese.
Il confronto con il Piano Mattei italiano
L'Italia gioca la stessa partita con strumenti diversi. Il Piano Mattei per la ricerca e alta formazione - MUR, esteso il 4 marzo 2026 a Rwanda, Gabon, Zambia e Repubblica Democratica del Congo, conta oggi 18 paesi partner africani e una dotazione iniziale di 5,5 miliardi di euro: 3 miliardi dal Fondo italiano per il clima e 2,5 dalla cooperazione allo sviluppo. Sul fronte istruzione la linea italiana resta però quella della cooperazione tecnica, non della presenza diretta: protocolli tra ITS Academies italiane e Scuole di Tecnologia Applicata egiziane, il Villaggio Italia inaugurato al Don Bosco del Cairo a febbraio 2026, la partnership tra ITS Malignani, Danieli e la New Cairo Technological University sulla meccatronica. L'asse italiano poggia su borse di studio in Italia per studenti africani, formazione tecnica congiunta e rientro dei talenti formati; quello egiziano sulla presenza fisica di docenti, programmi di laurea completi e titoli rilasciati nel paese ospitante. Nessuna università pubblica italiana ha oggi una propria sede operativa nell'Africa subsahariana.
Due strategie di soft power a confronto
Brand Finance posiziona l'Italia al nono posto del Global Soft Power Index 2026 con 61,6 punti, davanti agli Emirati Arabi Uniti e dietro al Canada. L'Egitto è quarantesimo: punteggio che lo rende comunque il paese africano più influente, davanti a Sudafrica (43°), Marocco (50°) e Nigeria (71°). Sul Global Knowledge Index 2025, che misura ricerca, sviluppo e alta formazione, l'Egitto risulta ottantasettesimo su 195 paesi e quarto in Africa dopo Mauritius (58°), Seychelles (78°) e Tunisia (79°). Lo scarto nei ranking non si traduce però in una rete fisica equivalente. Il Cairo esporta titoli accademici e infrastrutture universitarie; Roma esporta cultura, brand e formazione tecnica. Per Magdi Tawfik Abdelhamid, ricercatore del National Research Centre del Cairo intervistato da University World News, le sedi all'estero servono a coprire le skills gap dei mercati del lavoro africani: una logica di lungo periodo che mira a integrare classi dirigenti e tessuto economico locale.
Il prossimo banco di prova arriverà con le tre nuove sedi annunciate da Qansouh e con l'allargamento del campus di Alessandria in Chad. Se il modello regge, l'Egitto sarà il primo paese africano a esportare la propria università su scala continentale.