* La contestazione alla Ca' Foscari * Il gesto della P38: un simbolo che non si spegne * Chi è il collettivo Sumud * La rivendicazione social e le minacce agli organizzatori * Un clima che preoccupa gli atenei
La contestazione alla Ca' Foscari {#la-contestazione-alla-ca-foscari}
Carlo Calenda non è riuscito a portare a termine il suo intervento senza interruzioni. All'Università Ca' Foscari di Venezia, dove il leader di Azione era atteso per un incontro organizzato dall'associazione studentesca Futura, un gruppo di contestatori ha fatto irruzione nel dibattito con slogan, urla e un gesto che l'Italia sperava di aver archiviato nei libri di storia.
La scena si è consumata rapidamente. Mentre Calenda prendeva la parola, alcuni membri del collettivo Sumud hanno dato vita a una protesta rumorosa. Tra gli slogan scanditi, uno in particolare ha colpito i presenti: "Guerra alla guerra. Guerra al futuro, ma anche a Futura" — un gioco di parole che prendeva di mira tanto il contesto geopolitico quanto l'associazione organizzatrice dell'evento. Non un confronto dialettico, dunque, ma un'azione dimostrativa mirata a impedire lo svolgimento dell'incontro.
Il gesto della P38: un simbolo che non si spegne {#il-gesto-della-p38-un-simbolo-che-non-si-spegne}
A rendere la contestazione particolarmente inquietante è stato il ritorno di un gesto che appartiene al repertorio più cupo della storia italiana. Durante la protesta, almeno un contestatore ha mimato il gesto della P38 — la mano che riproduce la sagoma di una pistola, indice e pollice tesi — simbolo tristemente associato agli anni di piombo e al terrorismo politico degli anni Settanta.
Non è la prima volta che questo gesto riemerge nelle università italiane, ma ogni sua ricomparsa apre un dibattito aspro. In un contesto accademico che dovrebbe essere il luogo privilegiato del confronto delle idee, la sua esibizione assume un significato che va ben oltre la provocazione goliardica. È un richiamo alla violenza politica, e come tale va trattato.
Le proteste università 2026 segnano del resto una fase di crescente tensione negli atenei del Paese, dove i collettivi studenteschi più radicali hanno intensificato le azioni dimostrative negli ultimi mesi, spesso con toni che superano la legittima critica politica.
Chi è il collettivo Sumud {#chi-è-il-collettivo-sumud}
Il collettivo Sumud — il nome richiama un termine arabo che significa "fermezza"_, _"resistenza" — è una realtà attiva all'interno della Ca' Foscari e si colloca nell'area dei movimenti studenteschi più marcatamente antagonisti. Stando a quanto emerge dai canali social del gruppo, le posizioni del collettivo spaziano dall'antifascismo militante alla solidarietà con il popolo palestinese, fino a una critica radicale delle istituzioni politiche italiane, senza distinzioni particolari tra centrodestra e centrosinistra.
Calenda, con il suo profilo liberal-riformista, rappresenta evidentemente un bersaglio per chi contesta l'intero arco della politica istituzionale. Non è un caso che il leader di Azione sia stato preso di mira: la sua presenza a Ca' Foscari è stata letta dal collettivo come un'occasione per una dimostrazione di forza all'interno dell'ateneo veneziano.
La rivendicazione social e le minacce agli organizzatori {#la-rivendicazione-social-e-le-minacce-agli-organizzatori}
Poche ore dopo i fatti, il collettivo Sumud ha rivendicato l'azione attraverso i propri profili social, pubblicando video e comunicati che celebravano la contestazione come un successo. Un copione ormai consolidato: l'azione in presenza, seguita dalla narrazione digitale, pensata per amplificare il messaggio e reclutare consenso.
Ma la vicenda non si è chiusa con la protesta in aula. Gli organizzatori dell'associazione Futura hanno denunciato pubblicamente di aver ricevuto insulti e minacce sui social nelle ore successive all'evento. Un'escalation che ha spostato il confronto — se mai di confronto si poteva parlare — dal piano della contestazione fisica a quello dell'intimidazione online. Messaggi offensivi, attacchi personali, toni violenti: il quadro descritto dai membri di Futura è quello di un vero e proprio harassment digitale.
Questa dinamica, purtroppo, non è nuova. In diversi atenei italiani le associazioni studentesche moderate o legate a partiti istituzionali hanno segnalato negli ultimi anni episodi simili, in cui l'organizzazione di un evento con un politico si trasforma in un pretesto per campagne di intimidazione.
Un clima che preoccupa gli atenei {#un-clima-che-preoccupa-gli-atenei}
L'episodio veneziano rilancia una questione che il mondo accademico italiano non può più permettersi di ignorare. La libertà di espressione — sacrosanta e non negoziabile — trova il suo limite naturale là dove sconfina nell'intimidazione, nella minaccia, nel richiamo esplicito alla violenza armata. Mimando il gesto della P38 dentro un'aula universitaria non si esercita un diritto: si compie un atto di prevaricazione.
La Ca' Foscari, ateneo con una tradizione culturale di primo piano e una vita studentesca storicamente vivace, si trova ora a dover fare i conti con un episodio che macchia il dibattito interno. Le autorità accademiche non si sono ancora espresse ufficialmente sui fatti, ma è lecito attendersi una presa di posizione nei prossimi giorni.
La questione resta aperta, e riguarda tutti gli atenei italiani: come garantire che le università rimangano spazi di confronto — anche aspro, anche radicale — senza che si trasformino in arene dove chi la pensa diversamente viene zittito con la forza o, peggio, con simboli che evocano il sangue degli anni più bui della Repubblica.