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Samsung, la batteria da 20.000 mAh non supera il banco di prova: progetto abbandonato dopo 960 cicli

Il colosso coreano rinuncia alla mega-batteria al silicio-carbonio per smartphone, ma prosegue la ricerca su celle da 12.000 e 18.000 mAh. Il futuro delle batterie si gioca sulla durabilità, non solo sulla capacità.

* La sfida della batteria da 20.000 mAh * Perché 960 cicli non bastano * Silicio-carbonio: promesse e limiti di una tecnologia emergente * Samsung non si ferma: le batterie da 12.000 e 18.000 mAh * Il nodo della sostenibilità e del recupero dei materiali

La sfida della batteria da 20.000 mAh {#la-sfida-della-batteria-da-20000-mah}

Ventimila milliampereora in uno smartphone. Sarebbe stata una svolta radicale, il tipo di specifica capace di ridisegnare le abitudini d'uso di milioni di persone: ricaricare il telefono ogni tre o quattro giorni invece che ogni sera. Samsung ci ha provato, testando un prototipo di batteria al silicio-carbonio da 20.000 mAh destinato a dispositivi mobili di fascia alta. Il risultato, però, non è stato quello sperato.

Stando a quanto emerge dalle comunicazioni dell'azienda, il progetto è stato ufficialmente abbandonato. La ragione è tecnica, precisa, difficile da aggirare: dopo 960 cicli di ricarica la cella mostrava un degrado incompatibile con gli standard commerciali che il mercato — e Samsung stessa — considerano accettabili.

Perché 960 cicli non bastano {#perché-960-cicli-non-bastano}

Novecentosessanta cicli possono sembrare un numero ragguardevole. In realtà, per un dispositivo che viene ricaricato quotidianamente, equivalgono a poco meno di tre anni di utilizzo. Ma il problema non è solo aritmetico.

Le specifiche industriali per le batterie degli smartphone premium prevedono generalmente che la cella mantenga almeno l'80% della capacità originale dopo 800-1.000 cicli. Non basta dunque che la batteria "funzioni" ancora: deve funzionare _bene_. Se a 960 cicli il degrado risulta già fuori soglia, il prodotto non può raggiungere il mercato senza esporre il produttore a reclami su larga scala e, nei mercati europei, a potenziali contestazioni legate alla garanzia legale di conformità.

C'è poi un aspetto reputazionale che Samsung conosce fin troppo bene. Dopo la crisi del Galaxy Note 7 nel 2016, l'azienda ha costruito protocolli di sicurezza e qualità tra i più severi del settore. Lanciare una batteria di capacità record con una durabilità incerta sarebbe un rischio che nessun reparto marketing potrebbe giustificare.

Silicio-carbonio: promesse e limiti di una tecnologia emergente {#silicio-carbonio-promesse-e-limiti-di-una-tecnologia-emergente}

La tecnologia silicio-carbonio (Si/C) rappresenta una delle frontiere più promettenti nella ricerca sulle batterie per smartphone di grande capacità. Il principio è noto: sostituire parzialmente la grafite dell'anodo con silicio consente di immagazzinare molta più energia nello stesso volume. Il silicio, infatti, ha una capacità teorica circa dieci volte superiore a quella della grafite.

Il rovescio della medaglia è altrettanto noto a chi lavora nel settore. Durante i cicli di carica e scarica, il silicio si espande e si contrae in modo significativo — fino al 300% del suo volume — provocando fratture nella struttura dell'anodo e un progressivo deterioramento delle prestazioni. L'aggiunta di carbonio serve proprio a mitigare questo fenomeno, creando una matrice più stabile. Ma mitigare non significa _eliminare_, soprattutto quando la quantità di silicio nell'anodo cresce per inseguire capacità sempre più elevate.

È esattamente qui che il prototipo da 20.000 mAh ha incontrato il suo limite. Spingere la densità energetica a quei livelli in un formato compatibile con uno smartphone ha accelerato il degrado oltre la soglia tollerabile. Una lezione che conferma un dato ormai acquisito dalla comunità scientifica: nelle batterie al silicio-carbonio, capacità e longevità restano per ora obiettivi in tensione tra loro.

Samsung non si ferma: le batterie da 12.000 e 18.000 mAh {#samsung-non-si-ferma-le-batterie-da-12000-e-18000-mah}

L'abbandono del progetto più ambizioso non equivale a una resa. Samsung prosegue lo sviluppo di celle Si/C con capacità più contenute ma comunque rivoluzionarie rispetto allo stato attuale del mercato: si parla di prototipi da 12.000 mAh e 18.000 mAh.

Per dare un ordine di grandezza, i flagship attuali — incluso il Galaxy S25 Ultra — montano batterie comprese tra 5.000 e 6.000 mAh. Una cella da 12.000 mAh raddoppierebbe l'autonomia senza interventi sul software, mentre una da 18.000 mAh la triplicherebbe virtualmente. Numeri che, se confermati in un prodotto commerciale, cambierebbero l'equazione d'uso dello smartphone in modo sostanziale.

La strategia di Samsung appare dunque pragmatica: ridurre la percentuale di silicio nell'anodo — o ottimizzarne la distribuzione — per trovare il punto di equilibrio tra durata della batteria dello smartphone, densità energetica e numero di cicli garantiti. È un approccio incrementale, meno spettacolare di un annuncio da 20.000 mAh, ma con maggiori probabilità di tradursi in un prodotto reale entro il biennio 2026-2027.

Non è un caso che anche altri colossi del settore — da CATL a BYD, passando per startup come Sila Nanotechnologies — stiano percorrendo strade simili, concentrandosi su formulazioni Si/C con percentuali di silicio variabili per bilanciare prestazioni e affidabilità.

Il nodo della sostenibilità e del recupero dei materiali {#il-nodo-della-sostenibilità-e-del-recupero-dei-materiali}

La corsa alle batterie di nuova generazione solleva anche interrogativi sul fronte ambientale. Celle più grandi significano più materiali critici — litio, cobalto, silicio ad alta purezza — e pongono il tema del loro recupero a fine vita con urgenza crescente.

Su questo fronte vale la pena segnalare iniziative come il Progetto Caramel attivo a Brescia, che sta sperimentando tecnologie innovative per il recupero del litio dalle batterie esauste. Progetti di questo tipo diventano ancora più rilevanti in uno scenario in cui le batterie degli smartphone potrebbero contenere il doppio o il triplo del materiale attuale.

La vicenda della batteria da 20.000 mAh racconta, in fondo, una verità che la ricerca tecnologica conferma ciclicamente: il progresso non è mai lineare. Samsung ha fissato un'asticella, ha misurato il divario tra ambizione e fattibilità e ha ricalibrato il tiro. Non è un fallimento. È il metodo scientifico applicato all'industria — con la differenza che i risultati, nel mondo degli smartphone, finiscono sui giornali prima ancora di finire sugli scaffali.

Pubblicato il: 11 marzo 2026 alle ore 09:01