* Il mercato che tutti davano per spacciato * I numeri del declino: da 6,3 milioni a 620.000 unità * Verbatim e I-O Data: la scommessa controcorrente * BD Reco, il masterizzatore che piace ai giapponesi * Perché il Blu-ray non è ancora finito
Il mercato che tutti davano per spacciato {#il-mercato-che-tutti-davano-per-spacciato}
Nel 2026 parlare di Blu-ray suona quasi anacronistico. Lo streaming domina le abitudini di consumo, il cloud ha ridefinito il concetto stesso di archiviazione, e i grandi nomi dell'elettronica hanno da tempo voltato le spalle ai supporti ottici. Sony, l'azienda che il Blu-ray lo aveva praticamente inventato, ha abbandonato il mercato dei registratori. Sembrava la pietra tombale definitiva.
Eppure dal Giappone arriva un segnale in controtendenza. Verbatim e I-O Data, due realtà con una lunga storia nel settore dei supporti di memorizzazione, hanno annunciato il rafforzamento della loro collaborazione per la produzione di dischi Blu-ray. Non si tratta di un'operazione nostalgica, ma di una scelta industriale precisa, destinata a servire una domanda che, per quanto ridotta, continua a esistere.
I numeri del declino: da 6,3 milioni a 620.000 unità {#i-numeri-del-declino-da-63-milioni-a-620000-unità}
I dati, va detto, non lasciano spazio a facili entusiasmi. Le spedizioni di registratori Blu-ray in Giappone sono passate da oltre 6,3 milioni di unità nel 2011 a circa 620.000 nel 2025. Un crollo superiore al 90% in poco più di un decennio, che racconta meglio di qualsiasi analisi la rivoluzione digitale che ha investito il comparto dell'intrattenimento domestico e dell'archiviazione dati.
Il fenomeno non è esclusivamente giapponese. A livello globale, il tramonto dei supporti ottici segue una traiettoria simile, spinto dalla diffusione capillare delle piattaforme di streaming video, dai servizi di cloud storage e dalla crescente capacità delle memorie a stato solido. Quel che accade in Giappone, però, ha sempre avuto un valore anticipatorio per il mercato tecnologico mondiale.
Verbatim e I-O Data: la scommessa controcorrente {#verbatim-e-i-o-data-la-scommessa-controcorrente}
In questo contesto, la mossa di Verbatim e I-O Data appare tanto più significativa. Le due aziende non si limitano a mantenere in vita una linea produttiva residuale: rinnovano e potenziano il loro impegno congiunto. Verbatim, marchio storico nel campo dei supporti di registrazione, porta la competenza nella produzione dei dischi. I-O Data, specializzata in periferiche e soluzioni hardware, si occupa del versante dei dispositivi di lettura e scrittura.
La collaborazione punta a presidiare una nicchia che i colossi hanno abbandonato. Quando Sony e altri grandi produttori si sono ritirati dal segmento dei registratori Blu-ray, hanno lasciato un vuoto. Un vuoto piccolo, certo, ma reale. E in economia, come dimostrano anche le dinamiche delle aziende familiari italiane che trovano spazi di crescita in contesti difficili, sono spesso gli operatori più agili e focalizzati a trarre vantaggio dalle ritirate dei grandi.
BD Reco, il masterizzatore che piace ai giapponesi {#bd-reco-il-masterizzatore-che-piace-ai-giapponesi}
Un segnale incoraggiante per la strategia delle due aziende è arrivato dal lancio del BD Reco, il masterizzatore Blu-ray esterno sviluppato da I-O Data. Il dispositivo ha ricevuto una buona accoglienza sul mercato giapponese, intercettando una domanda che proviene soprattutto da utenti con esigenze specifiche: archiviazione a lungo termine di dati sensibili, conservazione di collezioni video in alta qualità, backup fisico come alternativa o complemento al cloud.
Non è un prodotto di massa, e nessuno finge che lo sia. Ma il successo del BD Reco dimostra che esiste ancora un pubblico disposto a investire in supporti fisici. Professionisti dell'audiovisivo, collezionisti, piccole imprese che necessitano di backup affidabili su supporti non riscrivibili: sono segmenti circoscritti ma con una propensione all'acquisto significativa.
In un'epoca in cui le competenze digitali ridefiniscono il mercato del lavoro, può sembrare paradossale che tecnologie considerate superate trovino ancora spazio. Ma la realtà del mercato tecnologico è meno lineare di quanto le narrative dominanti suggeriscano.
Perché il Blu-ray non è ancora finito {#perché-il-blu-ray-non-è-ancora-finito}
La questione resta aperta: ha senso, nel 2026, continuare a produrre dischi Blu-ray? La risposta dipende dalla prospettiva. Se si guarda ai volumi, il confronto con il passato è impietoso. Se si guarda alla redditività di una nicchia ben presidiata, il discorso cambia.
I supporti ottici conservano alcuni vantaggi oggettivi che né lo streaming né il cloud possono replicare del tutto:
* Longevità dei dati: un disco Blu-ray correttamente conservato può mantenere i dati per decenni, senza dipendere da server, abbonamenti o connessioni internet * Indipendenza da infrastrutture di rete: in contesti dove la connettività non è garantita, il supporto fisico resta insostituibile * Sicurezza: un disco non connesso alla rete è immune da attacchi informatici, ransomware e violazioni di dati * Qualità audio e video: per gli appassionati, il Blu-ray 4K offre ancora una resa superiore rispetto allo streaming compresso
C'è poi un aspetto culturale da non sottovalutare, soprattutto nel contesto giapponese. Il Giappone ha storicamente mostrato un attaccamento ai supporti fisici più marcato rispetto ad altri mercati. I CD musicali, ad esempio, continuano a vendere cifre significative nel Paese, mentre altrove sono praticamente scomparsi dagli scaffali.
La mossa di Verbatim e I-O Data si inserisce dunque in un quadro più ampio, dove la convivenza tra vecchio e nuovo non è un'anomalia ma una caratteristica strutturale del mercato tecnologico giapponese. Stando a quanto emerge dalle dichiarazioni delle due aziende, l'obiettivo non è competere con lo streaming, ma garantire un'alternativa concreta a chi, per ragioni professionali o personali, continua a preferire il supporto fisico.
Il Blu-ray, insomma, non è morto. È diventato qualcos'altro: da prodotto di massa a strumento specialistico, da protagonista del salotto domestico a soluzione di nicchia per chi non si fida, o non può permettersi di fidarsi, esclusivamente del cloud. E finché ci sarà qualcuno disposto a produrlo, e qualcun altro disposto a comprarlo, la partita non è davvero chiusa.