Sei aerogeneratori alti 220 metri a La Capriola, nel comune di Manciano. La società Ski W ac S.r.l. ha presentato alla Regione Toscana il progetto «Poggio Renaio»: un parco eolico da 30 MW con pale che, se autorizzate, sarebbero le più alte mai installate sulla terraferma italiana.
Il progetto Poggio Renaio in numeri
L'impianto sorgerebbe al confine tra Manciano, Magliano in Toscana e Capalbio, in un'area inclusa nella Bassa Maremma. Le sei torri raggiungerebbero un'altezza massima di 220 metri al rotore, una misura che supera di oltre 30 metri i modelli onshore più diffusi in Italia, dove le pale di nuova generazione restano nella fascia 150-180 metri. La protesta è partita da Italia Nostra Maremma, TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) e Comitato MaremmaViva ETS, che chiedono alla Regione un parere contrario nell'iter di Valutazione di Impatto Ambientale.
Quindici progetti e 136 pale in un'unica area paesaggistica
Il dato che cambia la prospettiva non è il singolo impianto, ma la cumulata. Secondo le tre associazioni, in Maremma sono attualmente in corso procedimenti relativi a 15 progetti eolici per un totale di 136 aerogeneratori superiori ai 200 metri, tutti concentrati nella stessa scheda d'ambito del Piano Paesaggistico regionale: la numero 20, denominata «Bassa Maremma e ripiani tufacei».
La scheda, che la Regione Toscana classifica come area di valore identitario per tessitura agricola, casali e crinali tufacei, è l'unica del piano paesaggistico a vedersi proporre una densità di torri eoliche di questa portata. Gli oppositori contestano proprio la concentrazione: non il progetto in sé, ma il fatto che 15 iter diversi vengano valutati uno per uno, senza un'analisi cumulativa dell'impatto sullo stesso paesaggio.
Sul piano industriale l'altezza è motivata: salendo in quota il vento è più costante, e ogni metro guadagnato si traduce in maggiore producibilità. Le proponenti puntano ad aerogeneratori della classe 5-7 MW, sufficienti a giustificare l'investimento logistico (trasporto eccezionale di pale lunghe oltre 80 metri, modifiche temporanee della viabilità, fondazioni in cemento armato per torri da centinaia di tonnellate). Sul piano paesaggistico, però, una struttura di 220 metri è visibile da decine di chilometri.
Lo scontro Meloni e Giani sulla Toscana
Il caso arriva mentre lo scontro istituzionale sull'eolico è già aperto. Il 12 giugno la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha indicato in aula la Toscana fra le regioni che più si oppongono alle rinnovabili. Il presidente della Regione Eugenio Giani ha replicato rivendicando 8.125 GWh prodotti da fonti rinnovabili, quarta regione italiana dopo Lombardia, Puglia e Veneto, e annunciando che eventuali rinunce sull'eolico onshore saranno compensate da fotovoltaico, geotermico e impianti in mare.
Cosa propongono i comitati
Italia Nostra, TESS e MaremmaViva indicano un modello alternativo: comunità energetiche rinnovabili (CER) e piccoli impianti fotovoltaici sulle coperture degli edifici esistenti. È la stessa logica che chiede alle istituzioni educative di formare cittadini capaci di partecipazione civica nelle scelte pubbliche: senza un dialogo strutturato tra comunità locali, proponenti e Regione, ogni nuovo progetto rischia di trasformarsi in un contenzioso amministrativo. La Scheda d'ambito 20 - Bassa Maremma e ripiani tufacei del PIT-PPR resta lo strumento di riferimento per la compatibilità paesaggistica, ma è la valutazione cumulativa dei 15 progetti il vero nodo dell'iter.
Sul fronte autorizzativo, le procedure VIA possono superare i 24 mesi e prevedono il parere obbligatorio della Regione e dei Comuni interessati. In Maremma l'iter è già finito davanti al TAR per altri impianti: per l'agrivoltaico di Orbetello la Regione Toscana ha espresso parere negativo, definendo l'intervento «troppo impattante». La traiettoria istituzionale è chiara: dove la pianificazione paesaggistica trova vincoli puntuali, l'autorizzazione si arena.
Il prossimo passaggio per Poggio Renaio è il deposito formale al Ministero dell'Ambiente per la Valutazione di Impatto Ambientale. Solo allora si saprà se sarà il primo grande eolico onshore italiano sopra i 200 metri, o l'ennesimo progetto archiviato in Maremma.