Due maestre di una scuola primaria di Roma rischiano di finire a processo per aver maltrattato un bambino di 5 anni con autismo. Secondo l'accusa, da settembre 2024 a febbraio 2025 avrebbero usato urla, strattoni e lievi percosse in classe, e avrebbero sistematicamente ignorato il Piano Educativo Individualizzato del bambino.
Le prove raccolte con le intercettazioni in aula
I Carabinieri hanno notificato alle due insegnanti l'avviso di conclusione delle indagini preliminari da parte della Procura di Roma. La denuncia era stata presentata dalla madre del bambino. L'accusa formalmente contestata e di abuso di mezzi di correzione e di disciplina ai danni di un minore, il reato previsto dall'art. 571 del codice penale.
Le prove principali sono state raccolte attraverso intercettazioni ambientali audio e video installate in aula dopo la segnalazione della famiglia. Le registrazioni documentano urla, rimproveri, strattoni e lievi percosse in piu occorrenze nel corso di sei mesi. Il bambino, secondo quanto riferito, ha progressivamente smesso di comunicare e di rispondere agli stimoli nel periodo contestato.
Perche il PEI ignorato pesa sull'accusa penale
L'elemento che distingue questo caso da una semplice contestazione di eccesso nell'uso della correzione e nella parte finale dell'atto di accusa: le maestre avrebbero disatteso il Piano Educativo Individualizzato (PEI) predisposto nell'interesse del minore. In pratica, non avrebbero utilizzato gli strumenti di comunicazione che il piano prevedeva specificamente per il bambino, privandolo degli ausili necessari alla partecipazione alle attivita in classe.
Il PEI non e un documento facoltativo. Il D.Lgs. 66/2017 lo definisce come lo strumento vincolante con cui la scuola garantisce l'inclusione degli alunni con disabilita: prevede metodi di comunicazione specifici, supporti tecnici, modalita di relazione e obiettivi personalizzati. Nei casi di autismo, il PEI include spesso sistemi di comunicazione aumentativa e alternativa (CAA), la cui sottrazione costituisce una violazione diretta dei diritti garantiti per legge all'alunno.
L'art. 571 del codice penale punisce l'abuso di mezzi di correzione nei confronti di persone affidate per ragioni di educazione, con una pena fino a 6 mesi di reclusione. La norma si applica quando i mezzi usati sono ordinariamente leciti ma impiegati in modo eccessivo. Se il comportamento e abituale e sistematico, la giurisprudenza puo ricondurlo al piu grave reato di maltrattamenti (art. 572), punito con 3-7 anni. Sei mesi di condotte documentate da intercettazioni, unite alla violazione sistematica del PEI, sono elementi che potranno pesare in sede dibattimentale.
107.000 alunni con autismo nelle scuole italiane
Il caso di Roma riguarda un bambino su 107.000: tanti erano gli alunni con disturbi dello spettro autistico nelle scuole italiane nell'anno scolastico 2022-2023, la diagnosi piu comune tra i 358.000 studenti con disabilita certificate secondo i dati ISTAT sull'inclusione scolastica 2023-2024, in crescita del 6% rispetto all'anno precedente. Per ciascuno di questi bambini esiste un PEI: un piano che definisce diritti specifici e che la legge impone di rispettare.
Un caso recente ma con esito opposto riguarda tre maestre che avevano insultato un bambino con autismo in una chat di gruppo: la Procura aveva archiviato quel procedimento, suscitando critiche accese. Nel caso di Roma, la sistematicita delle condotte fisiche e la violazione documentata del PEI nel corso di sei mesi configurano una posizione giuridicamente piu solida per l'accusa.
Per i genitori di bambini con autismo, la prima tutela pratica resta il monitoraggio del PEI: verificare che venga rispettato nei contenuti e nelle modalita, chiedere aggiornamenti periodici al GLO (Gruppo di Lavoro Operativo), che si riunisce almeno due volte l'anno con diritto di partecipazione della famiglia, e segnalare ogni scostamento significativo alla dirigenza scolastica. La legge italiana lo prevede gia. La vicenda di Roma mostra cosa puo succedere quando questo controllo viene meno.