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Tetto agli studenti stranieri in classe: cosa fanno gli altri Paesi Ue

Meloni annuncia un tetto agli studenti stranieri per classe. In Italia la soglia del 30% esiste dal 2010 ma è inapplicata; in Europa prevale la lingua.

Giorgia Meloni ha annunciato un pacchetto di misure per la scuola che include un tetto alla presenza di studenti stranieri per classe, il divieto di burqa e niqab negli istituti e l'obbligo di corsi di italiano per i genitori degli alunni con maggiori difficoltà di integrazione.

Il tetto in Italia: una regola che c'è dal 2010

In Italia una soglia massima esiste già sulla carta: la circolare ministeriale del 2010 fissa come obiettivo il tetto del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe. Dopo quindici anni la regola resta largamente inapplicata nelle aree con forte presenza migratoria, dove il parametro viene superato in migliaia di classi. Secondo la premier, quando gli studenti che non conoscono l'italiano superano una certa soglia nella stessa aula l'inclusione rischia di trasformarsi in emarginazione. L'annuncio arriva insieme al divieto di burqa e niqab negli istituti e all'obbligo di corsi di italiano per i genitori con difficoltà linguistiche: tutte misure che il governo intende raccogliere in un unico pacchetto normativo (il dettaglio del pacchetto Meloni sulla scuola è ancora in via di definizione). Resta da chiarire la compatibilità del limite numerico con il diritto all'istruzione garantito a tutti i minori.

In Europa prevale il modello linguistico

Nessuno dei principali Paesi dell'Unione europea applica quote nazionali alla presenza di studenti stranieri in classe. La Francia garantisce il diritto all'istruzione a tutti i minori indipendentemente dalla nazionalità e inserisce i nuovi arrivati nel programma EANA, con supporto linguistico intensivo per il rientro rapido nelle classi ordinarie. La Germania affida a molti Länder le Deutschklassen, classi preparatorie di uno o due anni dedicate all'apprendimento del tedesco: in Baviera esistono programmi specifici che combinano corsi aggiuntivi e classi per i nuovi arrivati, mentre città come Stoccarda hanno costruito sistemi di orientamento che valutano competenze linguistiche e bisogni individuali prima dell'inserimento ordinario. La Spagna non adotta quote nazionali e discute piuttosto la distribuzione degli alunni tra scuole pubbliche e concertadas, finanziate in gran parte con fondi pubblici. La Polonia non prevede limiti numerici né restrizioni sull'abbigliamento religioso e dal 2022 ha assorbito centinaia di migliaia di studenti ucraini. Nei Paesi nordici l'approccio è quasi esclusivamente linguistico: la Svezia valuta inizialmente le competenze dei nuovi arrivati e li indirizza al percorso di language introduction, mentre Danimarca e Norvegia puntano su sostegno intensivo e inserimento graduale nelle classi ordinarie. La Repubblica Ceca non adotta quote e vieta la creazione di classi separate permanenti per motivi etnici o nazionali: lo Stato finanzia corsi intensivi di ceco e la figura di assistenti linguistici o mediatori culturali per sostenere gli studenti non madrelingua.

Il confronto mostra due impostazioni distinte: dove l'Italia ragiona in termini di soglie numeriche, i principali Paesi europei investono su valutazioni d'ingresso, classi preparatorie e insegnamento della lingua. La traduzione normativa del pacchetto annunciato da Palazzo Chigi misurerà quanto il nuovo tetto si distanzierà dall'approccio linguistico prevalente nella Ue.

Pubblicato il: 11 ottobre 2026 alle ore 08:03