* La questione: troppo caldo, troppo freddo, finestre aperte o chiuse? * Cosa dice il DPR 74/2013 sulla temperatura negli edifici scolastici * Microclima e sicurezza sul lavoro: il quadro normativo generale * Aprire le finestre: diritto, necessità o fonte di conflitto? * Come gestire le tensioni tra colleghi
La questione: troppo caldo, troppo freddo, finestre aperte o chiuse? {#la-questione-troppo-caldo-troppo-freddo-finestre-aperte-o-chiuse}
Sembra una banalità, eppure è una delle micro-conflittualità più diffuse negli ambienti di lavoro italiani — e le segreterie scolastiche non fanno eccezione. Un lettore ci scrive per segnalare un problema tanto comune quanto sottovalutato: in ufficio non si riesce a trovare un accordo sulla temperatura. C'è chi soffre il caldo e spalanca le finestre, chi lamenta correnti d'aria gelide e chiede di tenere tutto chiuso. Le discussioni si trascinano per settimane, il clima — quello umano, prima ancora che quello ambientale — si deteriora.
Dietro questa apparente questione di comfort si nascondono però riferimenti normativi precisi, che vale la pena conoscere. Perché la temperatura ideale negli uffici scolastici non è lasciata all'arbitrio dei singoli, ma è regolata da disposizioni che coinvolgono tanto la disciplina energetica quanto la tutela della salute nei luoghi di lavoro.
Cosa dice il DPR 74/2013 sulla temperatura negli edifici scolastici {#cosa-dice-il-dpr-742013-sulla-temperatura-negli-edifici-scolastici}
Il riferimento principale è il DPR 74/2013, che disciplina i criteri generali per l'esercizio, la conduzione, il controllo, la manutenzione e l'ispezione degli impianti termici degli edifici. Il decreto, emanato in attuazione del D.Lgs. 192/2005 sul rendimento energetico nell'edilizia, stabilisce limiti chiari.
Per gli edifici adibiti ad attività industriali, artigianali e assimilate — categoria nella quale rientrano anche gli uffici pubblici e quindi le segreterie scolastiche — la temperatura ambiente durante il periodo di accensione degli impianti di riscaldamento non deve superare i 20°C, con una tolleranza di 2°C in eccesso. Tradotto: il termometro non dovrebbe andare oltre i 22°C.
Attenzione, però. Questa soglia è un limite massimo legato al contenimento dei consumi energetici, non un obiettivo di comfort termico in senso stretto. La normativa, in altre parole, non dice "l'ufficio deve stare a 20 gradi", ma piuttosto "non deve superare quella soglia". La differenza è sottile ma rilevante, soprattutto quando si tratta di capire se un ambiente è troppo freddo.
Microclima e sicurezza sul lavoro: il quadro normativo generale {#microclima-e-sicurezza-sul-lavoro-il-quadro-normativo-generale}
Se il DPR 74/2013 si occupa del versante energetico, è il D.Lgs. 81/2008 — il Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro — a disciplinare le condizioni microclimatiche negli ambienti lavorativi. L'articolo 63, in combinato disposto con l'Allegato IV, prevede che i luoghi di lavoro chiusi dispongano di aria salubre in quantità sufficiente e che la temperatura sia "adeguata all'organismo umano" durante il tempo di lavoro, tenuto conto dei metodi applicati e degli sforzi fisici imposti ai lavoratori.
Nessun numero secco, dunque. La normativa sulla sicurezza ragiona in termini di adeguatezza, non di gradi centigradi. Questo approccio — più flessibile ma anche più ambiguo — richiede una valutazione caso per caso, che spetta al datore di lavoro (nella scuola, il dirigente scolastico) con il supporto del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP) e del medico competente, ove nominato.
Stando a quanto emerge dalla prassi applicativa e dalle linee guida di diversi enti, per attività sedentarie come quelle tipiche di una segreteria scolastica, un intervallo tra i 19 e i 22°C in inverno e tra i 24 e i 26°C in estate (dove presenti impianti di condizionamento) è generalmente considerato accettabile. Ma si tratta di indicazioni tecniche, non di obblighi di legge puntuali.
Le condizioni di lavoro nelle segreterie scolastiche rappresentano del resto un tema più ampio, che investe aspetti organizzativi, amministrativi e logistici spesso trascurati nel dibattito pubblico sulla scuola italiana.
Aprire le finestre: diritto, necessità o fonte di conflitto? {#aprire-le-finestre-diritto-necessità-o-fonte-di-conflitto}
L'apertura delle finestre per garantire il ricambio d'aria è una prassi consolidata, e in molti ambienti scolastici — soprattutto dopo l'esperienza pandemica — è diventata quasi un obbligo implicito. L'Allegato IV del D.Lgs. 81/2008 è chiaro: nei locali chiusi di lavoro deve essere garantita un'aria salubre in quantità sufficiente, ottenuta preferibilmente con aperture naturali o, in alternativa, con impianti di areazione.
In assenza di sistemi di ventilazione meccanica controllata — e la stragrande maggioranza delle scuole italiane ne è priva — aprire le finestre resta l'unico strumento per assicurare un adeguato ricambio d'aria. Nessuna norma, tuttavia, stabilisce per quanto tempo debbano rimanere aperte. Le indicazioni più diffuse, mutuate dalle raccomandazioni sanitarie elaborate durante l'emergenza Covid, suggeriscono aperture frequenti ma brevi: 5-10 minuti ogni ora, privilegiando la ventilazione trasversale quando possibile.
Il problema sorge quando questa necessità igienico-sanitaria si scontra con la sensibilità termica dei singoli. Chi siede vicino alla finestra subisce un impatto ben diverso rispetto a chi occupa la postazione più riparata. E qui la normativa lascia spazio — inevitabilmente — al buon senso e alla contrattazione informale tra colleghi.
Come gestire le tensioni tra colleghi {#come-gestire-le-tensioni-tra-colleghi}
Quando il confronto diretto non basta, esistono strumenti formali. Il lavoratore può segnalare il disagio al Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS), che ha facoltà di sollecitare una verifica delle condizioni microclimatiche. Il dirigente scolastico, dal canto suo, è tenuto ad aggiornare il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) includendo anche i fattori legati al microclima.
Alcune misure pratiche che possono disinnescare il conflitto:
* Rotazione delle postazioni, per distribuire equamente l'esposizione alle correnti d'aria * Definizione di orari concordati per l'apertura delle finestre, possibilmente durante le pause * Installazione di termometri ambientali per oggettivare la percezione soggettiva della temperatura * Richiesta all'ente locale (Comune o Provincia/Città metropolitana, a seconda del grado di istruzione) di interventi sull'impianto termico o sulla coibentazione, nei casi più critici
Va ricordato che la manutenzione degli edifici scolastici e dei relativi impianti compete agli enti locali proprietari, non alle singole istituzioni scolastiche. Il dirigente può e deve segnalare le criticità, ma l'intervento strutturale spetta ad altri.
La gestione del benessere negli ambienti scolastici — che riguarda personale, docenti e studenti — resta una delle sfide quotidiane più concrete del sistema istruzione italiano. Meno visibile delle grandi riforme, certamente. Ma per chi ogni mattina varca la soglia di una segreteria e deve lavorarci otto ore, tutt'altro che secondaria.