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Smartphone in classe, Valditara: «Il 90% delle scuole si è adeguato al divieto»

Il monitoraggio del ministero dell'Istruzione e del Merito fotografa un'adesione massiccia alle nuove regole sul digitale. Quasi tutte le scuole secondarie hanno recepito anche le Linee guida sull'Intelligenza Artificiale.

* Il monitoraggio del ministero: i numeri * Educazione civica digitale: più di due scuole su tre attivano moduli dedicati * Intelligenza Artificiale: il 97% delle scuole recepisce le Linee guida * Il quadro normativo e le prossime sfide

Il monitoraggio del ministero: i numeri {#il-monitoraggio-del-ministero-i-numeri}

Oltre nove scuole su dieci hanno già inserito il divieto di utilizzo del cellulare nei propri regolamenti d'istituto. È questo il dato più rilevante che emerge dal monitoraggio promosso dal ministero dell'Istruzione e del Merito sull'uso del digitale nelle scuole secondarie italiane, reso noto dal ministro Giuseppe Valditara con toni che non nascondono una certa soddisfazione.

«I risultati sono incoraggianti», ha dichiarato Valditara commentando i dati della rilevazione. Un'affermazione che, numeri alla mano, appare difficile da contestare: la percentuale di adesione supera il 90%, segno che la stragrande maggioranza dei dirigenti scolastici ha tradotto in norme interne la direttiva ministeriale sul divieto dello smartphone durante le ore di lezione. Del resto, proprio la capacità dei presidi di recepire e attuare le indicazioni del ministero è uno degli aspetti che il nuovo sistema di Inizio della Valutazione dei Dirigenti Scolastici: Il Decreto di Valditara potrebbe prendere in considerazione nei prossimi mesi.

Il divieto, va ricordato, non è un semplice auspicio. Si inserisce in un percorso normativo avviato già con la circolare ministeriale del dicembre 2022 e rafforzato successivamente, fino a diventare un pilastro della politica scolastica di questa legislatura. L'obiettivo dichiarato: restituire centralità alla didattica in presenza, ridurre le distrazioni e contrastare fenomeni come il cyberbullismo e la dipendenza da schermo.

Educazione civica digitale: più di due scuole su tre attivano moduli dedicati {#educazione-civica-digitale-più-di-due-scuole-su-tre-attivano-moduli-dedicati}

Il monitoraggio non si limita a fotografare l'adozione formale del divieto. Scava più a fondo, e quello che trova è un tessuto scolastico che sta provando, con tempi e modalità diverse, a costruire una vera educazione digitale.

Più di due scuole su tre hanno attivato moduli specifici di educazione civica dedicati all'uso consapevole delle tecnologie. Non solo regole, dunque, ma percorsi formativi strutturati che affrontano temi come la _digital literacy_, la gestione della propria identità online, i rischi legati ai social media. Oltre la metà degli istituti, poi, va ancora oltre e promuove progetti specifici su smartphone e social, spesso in collaborazione con associazioni del terzo settore o con le forze dell'ordine.

Sono numeri che raccontano un cambio di approccio. Per anni il dibattito italiano si è avvitato sulla dicotomia secca "vietare o non vietare". Ora, stando a quanto emerge dai dati ministeriali, la scuola sembra aver imboccato una strada più articolata: il divieto come cornice, l'educazione come sostanza.

Resta da capire, naturalmente, quanto questi moduli siano realmente efficaci e quanto invece rischino di ridursi a un adempimento burocratico. La distanza tra il regolamento scritto e la quotidianità di un'aula con trenta adolescenti è nota a chiunque frequenti il mondo della scuola.

Intelligenza Artificiale: il 97% delle scuole recepisce le Linee guida {#intelligenza-artificiale-il-97-delle-scuole-recepisce-le-linee-guida}

Il dato forse più sorprendente riguarda l'Intelligenza Artificiale. Circa il 97% delle scuole ha adottato o è in fase di adozione delle Linee guida sull'IA emanate dal ministero. Una percentuale altissima, che testimonia quanto il tema sia percepito come urgente anche negli istituti più periferici.

Le Linee guida, pubblicate nei mesi scorsi, forniscono un quadro di riferimento per l'utilizzo degli strumenti di IA generativa nella didattica, con indicazioni sia per i docenti sia per gli studenti. Si va dall'uso di chatbot come supporto allo studio, alle regole per evitare il plagio nei compiti e nelle verifiche, fino alle questioni etiche legate all'algoritmo.

Che quasi la totalità degli istituti si sia mossa in questa direzione è un segnale importante. L'Italia, spesso accusata di arrivare in ritardo sulle grandi trasformazioni tecnologiche, in ambito scolastico sembra aver reagito con una certa tempestività, almeno sul piano delle linee di indirizzo. Il vero banco di prova, come sempre, sarà l'implementazione concreta: la formazione dei docenti, la disponibilità di infrastrutture adeguate, la capacità di aggiornare continuamente protocolli che rischiano di invecchiare alla velocità con cui evolvono i modelli di IA.

Il quadro normativo e le prossime sfide {#il-quadro-normativo-e-le-prossime-sfide}

I numeri diffusi da Valditara disegnano un quadro complessivamente positivo, ma sarebbe ingenuo considerare la partita chiusa. Il divieto dello smartphone in classe, per quanto ampiamente recepito, continua a sollevare interrogativi pratici. Come gestire le eccezioni per gli studenti con bisogni educativi speciali? Quali strumenti alternativi mettere a disposizione quando il cellulare veniva utilizzato come supporto didattico? Sono domande che le scuole affrontano ogni giorno, spesso con soluzioni diverse da istituto a istituto.

C'è poi la questione del controllo. Un conto è inserire il divieto nel regolamento, un altro è farlo rispettare in modo uniforme. Le cronache scolastiche sono piene di episodi in cui le regole sul cellulare vengono aggirate, con tutto il corollario di conflitti tra docenti, studenti e famiglie. Situazioni che si sommano alle tante fragilità del sistema, come quelle denunciate da genitori di alunni con disabilità che faticano a trovare risposte adeguate, vicende su cui anche il ministro è stato chiamato a intervenire direttamente, come nel caso della Difficoltà scolastiche per un alunno autistico: la denuncia di una madre a Valditara.

Quel che è certo è che il ministero ha scelto di misurare l'impatto delle proprie politiche con un monitoraggio strutturato, e questo è un passaggio non scontato nella tradizione amministrativa italiana. I dati, per quanto parziali, offrono una base su cui ragionare. La sfida, adesso, è trasformare l'adesione formale in un cambiamento culturale duraturo, dentro e fuori le aule.

Pubblicato il: 1 aprile 2026 alle ore 08:10