Scuola italiana: precariato e concorsi, verso un nuovo modello per superare il centralismo
Indice
1. Introduzione: Il contesto del precariato docente 2. GAE e GPS: Lo stato degli elenchi e le prospettive di aggiornamento 3. Il precariato nel sostegno: Un’analisi quantitativa e qualitativa 4. Specializzazione dei docenti di sostegno: La promessa di Valditara 5. PNRR3 e nuovi concorsi: Una risposta alle esigenze delle scuole? 6. Il nodo centrale: Centralismo e rigidità nella gestione del personale 7. Riforma delle procedure di assunzione: Proposte, soluzioni e criticità 8. Una scuola italiana per il XXI secolo: Verso un sistema più flessibile e inclusivo 9. Sintesi e prospettive future
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Introduzione: Il contesto del precariato docente
Il sistema scolastico italiano è da anni oggetto di dibattito a causa della diffusa condizione di precariato tra i docenti. Il turnover elevato, le difficoltà nell’accesso ai ruoli e una gestione spesso centralizzata delle procedure di assunzione caratterizzano uno scenario complesso, in cui le esigenze delle scuole, degli insegnanti e degli studenti rischiano di non trovare piena soddisfazione. Il dibattito si è recentemente riacceso dopo le dichiarazioni del ministro Giuseppe Valditara, il quale ha riconosciuto pubblicamente la necessità di una profonda riforma delle procedure di reclutamento e assunzione degli insegnanti in Italia.
In questo articolo, analizzeremo in modo dettagliato la situazione attuale: dai meccanismi delle GAE e delle GPS alle problematiche legate al sostegno, passando per le opportunità offerte dai nuovi concorsi PNRR3 e le possibili soluzioni per un sistema da troppo tempo ancorato a logiche di centralismo amministrativo.
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GAE e GPS: Lo stato degli elenchi e le prospettive di aggiornamento
Il reclutamento dei docenti in Italia ruota intorno a due principali strumenti: le Graduatorie ad Esaurimento (GAE) e le Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS). Entrambe rappresentano il fulcro delle procedure di assunzione nella scuola pubblica, ma presentano caratteristiche, limiti e prospettive ben distinte.
Le GAE, storicamente riservate a chi ha conseguito abilitazioni in precise finestre temporali, sono oggi _chiuse a nuovi aspiranti_: questo significa che nessun nuovo docente può più iscriversi, anche se le graduatorie restano aggiornabili, come confermato fino al 22 gennaio 2026. Di fatto, però, si tratta di un bacino di aspiranti sempre più ridotto e in via di estinzione, il cui esaurimento è soltanto una questione di tempo.
Al contrario, le GPS sono tipicamente aperte ogni due anni per nuovi inserimenti e rappresentano oggi la porta di accesso principale per chi aspira a lavorare nella scuola. Le province pubblicano periodicamente gli elenchi aggiornati, consentendo un certo grado di mobilità e aggiornamento dei punteggi. Tuttavia, anche le GPS sono una soluzione temporanea e spesso insoddisfacente, dato che la stabilità lavorativa è comunque subordinata alla nomina in ruolo tramite concorsi.
Principali differenze tra GAE e GPS
* GAE: elenco chiuso, solo aggiornamenti fino al 2026 * GPS: elenco aperto ogni due anni, nuovi inserimenti possibili * Accesso al ruolo: entrambe richiedono ulteriori passaggi concorsuali e selettivi
Questa situazione genera confusione e precarietà, soprattutto per i giovani docenti che vedono ancora lontana la possibilità di una stabilizzazione.
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Il precariato nel sostegno: Un’analisi quantitativa e qualitativa
Uno degli aspetti più delicati della questione è rappresentato dalla _mancanza cronica di docenti di sostegno_. Il dato più recente evidenzia come il 75% dei docenti precari in Italia sia attivo proprio nell’ambito del sostegno. Questo fenomeno rispecchia sia la crescente necessità di inclusione nelle scuole, sia le difficoltà oggettive nel reperire personale adeguatamente formato per rispondere ai bisogni degli alunni con disabilità o disturbi dell’apprendimento.
Le cause della precarietà nel sostegno sono molteplici:
* Formazione specialistica insufficiente rispetto alla domanda * Offerta limitata di corsi TFA Sostegno * Mobilità territoriale forzata e accettazione di chiamate in province lontane * Mancata continuità didattica, con cambi frequenti di docenti
Nella pratica, ciò si traduce in una realtà che vede _studenti con bisogni educativi speciali cambiare continuamente referente_, compromettendo fortemente la qualità del loro percorso e il diritto a un percorso realmente inclusivo. Questo dato rappresenta uno dei punti chiave della riforma attesa: rafforzare la formazione e la stabilizzazione dei docenti di sostegno, anche come leva per il superamento del precariato strutturale nella scuola italiana.
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Specializzazione dei docenti di sostegno: La promessa di Valditara
Sulla spinta delle criticità sopra esposte, il ministro Valditara ha annunciato un’importante iniziativa: la specializzazione di 20.000 docenti di sostegno entro dicembre 2025. Questo impegno si traduce nell’apertura straordinaria di posti per la formazione universitaria (TFA Sostegno), con l’obiettivo di:
* Rispondere alla domanda crescente di docenti specializzati richiesti dalle scuole * Migliorare la qualità dell’inclusione scolastica * Stabilizzare il personale attualmente precario, offrendo un canale di assunzione dedicato
Se questi obiettivi saranno raggiunti, rappresenteranno sicuramente una svolta cruciale. Tuttavia, permangono alcune criticità, legate principalmente alla ‘mancata programmazione di lungo periodo’ delle rilevazioni dei fabbisogni, all’eterogeneità degli standard di formazione tra atenei e all’urgenza di un monitoraggio costante sull’efficacia dei percorsi di specializzazione. La speranza resta comunque che tali numeri contribuiscano a ridurre il precariato tra i docenti di sostegno, uno dei temi più sensibili dell’intero sistema.
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PNRR3 e nuovi concorsi: Una risposta alle esigenze delle scuole?
Un’altra pietra angolare della strategia di riforma riguarda il concorso PNRR3, previsto anche in risposta alle richieste dell’Unione Europea nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il concorso PNRR3 punta a circa 60.000 cattedre da coprire fra il 2025 e il 2028: una cifra ragguardevole, che consentirebbe un salto di qualità significativo in termini di stabilizzazione.
Parole chiave come “concorso docenti PNRR3” sono oggi al centro della discussione tra sindacati, Ministero e aspiranti docenti. I principali aspetti da considerare sono:
* Modalità di svolgimento più snelle e digitalizzate * Maggiore trasparenza nella valutazione dei titoli e delle prove * Tempi ridotti tra selezione, pubblicazione delle graduatorie e immissione in ruolo
Non meno importante è il tentativo di utilizzare i concorsi come valvola di sfogo per il precariato storico. Tuttavia, sono emersi dubbi circa la reale efficacia di questi bandi a coprire il fabbisogno effettivo, rispetto soprattutto al turnover naturale e all’incremento annuale del personale scolastico prossimo al pensionamento.
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Il nodo centrale: Centralismo e rigidità nella gestione del personale
Nonostante i tentativi di riforma, uno dei principali limiti del sistema italiano resta il centralismo nella gestione degli organici. Tutte le decisioni principali – dalla definizione del fabbisogno alle modalità di reclutamento e assegnazione dei posti – sono prese a livello ministeriale, lasciando scarsi margini di autonomia agli istituti scolastici.
Questo modello, eredità storica del sistema nazionale, presenta alcuni svantaggi ormai conclamati:
* Tempi lunghi nella risposta alle esigenze territoriali specifiche * Impossibilità per i dirigenti scolastici di scegliere (anche parzialmente) i propri docenti * Ridotta flessibilità nella composizione dell’organico funzionale * Difficoltà nell’attrarre docenti verso le aree interne, disagiate o periferiche
L’assenza di una vera devoluzione delle competenze rende spesso inefficaci anche le migliori intenzioni di riforma, determinando una percezione di distanza tra chi “governa” il sistema e chi lo vive quotidianamente nelle scuole.
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Riforma delle procedure di assunzione: Proposte, soluzioni e criticità
Alla luce di quanto esposto, la questione della riforma delle procedure di assunzione degli insegnanti si configura come una priorità non più rinviabile. Oltre ai concorsi nazionali e alle graduatorie provinciali, si stanno valutando anche opzioni come:
* Apertura di canali regionali con maggiore autonomia di selezione per le scuole * Introduzione di periodi di prova e formazione in servizio più strutturati e valutati localmente * Sperimentazione di modelli europei (ad es. la chiamata autonoma dei dirigenti) * Incentivi specifici per le aree geografiche caratterizzate da maggiore carenza di personale
Al contempo, alcune criticità fanno da contraltare alle possibili innovazioni:
* Rischio di incremento delle disuguaglianze territoriali * Possibili abusi nel processo di selezione * Necessità di garantire trasparenza, imparzialità e pari opportunità
In sostanza, la sfida è garantire un sistema equo, moderno ed efficiente, che soddisfi bisogni reali senza frammentare eccessivamente il quadro normativo.
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Una scuola italiana per il XXI secolo: Verso un sistema più flessibile e inclusivo
Ripensare il modello di gestione delle risorse umane nella scuola italiana significa anche _immaginare un sistema più flessibile, moderno e inclusivo_. Le tecnologie, la società che cambia e le nuove esigenze delle comunità locali impongono una riflessione seria sulle modalità di reclutamento, formazione e valorizzazione dei docenti.
Le principali direttrici di innovazione dovrebbero orientarsi a:
* Riformare le tempistiche e la trasparenza dei concorsi * Garantire formazione continua e specializzata dei docenti, soprattutto nell’area del sostegno * Promuovere politiche di welfare scolastico atte a valorizzare il ruolo dell’insegnante, anche a livello sociale ed economico * Sperimentare modelli di autonomia responsabile, adattando le procedure ai diversi contesti geografici e culturali
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Sintesi e prospettive future
Il percorso verso la superamento del precariato dei docenti in Italia è ancora lungo e complesso. L’esperienza delle GAE e delle GPS ha mostrato sia i punti di forza che le criticità di un sistema troppo centralizzato e ancora poco attento alle reali esigenze dei territori e delle persone.
Gli impegni del ministro Valditara – dalla specializzazione dei docenti di sostegno al concorso PNRR3 – rappresentano tappe importanti, ma necessitano di essere accompagnati da una riforma strutturale della governance e delle procedure. Solo attraverso un dialogo costante tra istituzioni, territori e personale scolastico sarà possibile costruire un modello più flessibile, equo e sostenibile nel tempo.
In conclusione, la sfida vera sarà quella di ridisegnare il sistema di reclutamento e valorizzazione degli insegnanti, superando le rigidità del passato e aprendosi alle migliori pratiche internazionali. Solo così, la scuola italiana potrà ambire ad essere davvero all’altezza del proprio compito costituzionale: formare cittadini consapevoli, liberi e inclusivi, in un paese che voglia investire seriamente sul proprio futuro.