Scuola diffusa e crisi di gestione: il caso emblematico dell'Istituto Omignano-Gioi nel Cilento tra dimensionamento, risorse e sicurezza
Indice
1. Introduzione: il volto della scuola nel cuore del Cilento 2. Il caso dell'Istituto Omignano-Gioi: numeri e geografia di una sfida quotidiana 3. Dimensionamento scolastico e decreto interministeriale 124/2025: una riforma dalle molte ombre 4. Le parole della dirigente Daniela Ruffolo: la voce di chi lotta tra mille difficoltà 5. Plessi dispersi e piccoli comuni: gestire l'insostenibile 6. Le conseguenze sul territorio: rischio abbandono scolastico e diseguaglianze crescenti 7. Sicurezza e gestione ordinaria: il prezzo della frammentazione 8. Le richieste delle scuole dei territori interni: risorse, personale e visione politica 9. Scenari possibili e proposte per il futuro della scuola nelle aree interne 10. Conclusioni: un appello a non lasciare indietro nessuno
Introduzione: il volto della scuola nel cuore del Cilento
Nel cuore del Cilento, una delle aree interne più suggestive ma anche più svantaggiate della Campania, la scuola non è solo luogo di formazione: è presidio sociale, argine allo spopolamento, motore di speranza. Ma la realtà che quotidianamente affrontano i dirigenti scolastici, come documentato dall’esperienza drammatica dell’Istituto Comprensivo "Omignano-Gioi", pone interrogativi urgenti sul destino della scuola pubblica in Italia, in particolare nelle aree marginali. La recente applicazione del decreto interministeriale 124/2025 sul dimensionamento scolastico ha acceso i riflettori su una crisi che rischia di travolgere non solo l'offerta formativa, ma la sopravvivenza stessa di molti istituti.
Il caso dell'Istituto Omignano-Gioi: numeri e geografia di una sfida quotidiana
L’Istituto Comprensivo "Omignano-Gioi" potrebbe essere considerato un caso unico, ma riflette invece una situazione diffusa nelle aree interne italiane. Con meno di mille studenti distribuiti su 29 plessi distribuiti in 11 Comuni, la frammentazione è estrema. Questo significa che la dirigente, i docenti e il personale amministrativo sono chiamati a una gestione capillare, resa ancora più complessa dalle difficoltà logistiche di un territorio montano, con viabilità spesso difficoltosa e distanze significative tra un plesso e l’altro.
Questa geografia della scuola "diffusa" impone costi e organizzazione enormi, che mal si conciliano con le risorse oggi disponibili.
Dimensionamento scolastico e decreto interministeriale 124/2025: una riforma dalle molte ombre
Il decreto interministeriale 124/2025 ha fissato nuovi standard numerici per la sopravvivenza degli istituti scolastici: un coefficiente medio di 938 alunni per scuola. Un parametro che appare irraggiungibile per molte realtà del Sud e delle aree montane, dove la denatalità e la dispersione urbanistica sono fattori strutturali.
Questo processo di dimensionamento scolastico punta ad accorpare istituti, chiudere autonomie e razionalizzare la spesa. Ma per scuole come quella di Omignano-Gioi, questa normativa rischia di essere una condanna. Già oggi, con poco meno di mille studenti frammentati in 29 plessi, l’istituto fatica a garantire una gestione efficiente e sicura.
L’applicazione del nuovo decreto genera preoccupazione tra le famiglie, i docenti, i sindaci della zona. Il rischio? Che decisioni prese con criteri esclusivamente numerici cancellino la specificità dei piccoli territori, rendendo la scuola ancora meno accessibile e meno "presente" nei paesi più interni.
Le parole della dirigente Daniela Ruffolo: la voce di chi lotta tra mille difficoltà
Abbiamo raccolto le parole accorate di Daniela Ruffolo, dirigente scolastica dell’Istituto Omignano-Gioi, che fotografa con lucidità e preoccupazione estrema la situazione.
Ruffolo mette in evidenza come ogni singolo plesso sia, a suo modo, una "piccola scuola" con esigenze, problematiche e richieste specifiche. Chi gestisce queste realtà spesso è lasciato solo, tra burocrazia crescente e necessità urgenti, senza un adeguato supporto da parte delle istituzioni centrali e regionali.
Plessi dispersi e piccoli comuni: gestire l'insostenibile
La peculiarità delle scuole interne è nota: tutti i servizi (didattica, mensa, trasporti, sicurezza, inclusione, integrazione delle famiglie) devono essere garantiti come nelle metropoli, ma con mezzi inferiori e ostacoli strutturali notevoli.
Gestire 29 plessi vuol dire:
* Molteplicità di edifici da manutenere, alcuni dei quali vetusti o in località difficili da raggiungere; * Stabilire una comunicazione efficace tra un centro amministrativo e sedi scolastiche sparse sul territorio; * Riorganizzare il personale tra i plessi, spesso con necessità di "coprire" assenze improvvise e criticità logistiche; * Gestire le iscrizioni, la distribuzione di materiali, la formazione e l’aggiornamento docenti in modo capillare.
Tutto ciò, in una zona dove le condizioni economiche spesso limitano anche il coinvolgimento delle famiglie nella vita scolastica, genera un ulteriore carico su dirigenti e insegnanti.
Le conseguenze sul territorio: rischio abbandono scolastico e diseguaglianze crescenti
Il primo rischio tangibile della crisi in atto nelle scuole cilentane è la perdita di centralità dell’istituzione scolastica nella vita della comunità.
Se mantenere aperti tanti plessi diventa impossibile per mancanza di risorse, le famiglie saranno obbligate a spostare i figli lontano, aumentando il tasso di abbandono scolastico e favorendo l’esodo verso i grandi centri. La scuola, in questi contesti, rappresenta spesso l’unico presidio culturale e sociale: perderla significa privare piccoli paesi di un futuro.
Dalle interviste con insegnanti e operatori emerge la percezione che la normativa sulla riduzione dei plessi non tenga conto dei rischi reali di esclusione: ogni sede chiusa è una comunità che perde vitalità, una famiglia che si sente più sola, un territorio che si arrende allo spopolamento.
Sicurezza e gestione ordinaria: il prezzo della frammentazione
Altro capitolo critico è quello della sicurezza: custodire 29 edifici scolastici, spesso datati, su un’area così vasta e disomogenea, richiede interventi straordinari.
La gestione ordinaria si scontra con una realtà fatta di continue emergenze, mentre il personale amministrativo è stretto tra adempimenti burocratici e una mole crescente di lavoro. Emblematico il caso dei collaboratori scolastici che, in situazioni simili, devono coprire più plessi anche in condizioni di difficoltà meteo o emergenze sanitarie.
Le richieste delle scuole dei territori interni: risorse, personale e visione politica
Le criticità della scuola nei piccoli comuni del Cilento non sono un problema circoscritto: rispecchiano le difficoltà di tante aree interne italiane. Sindaci, dirigenti e docenti invocano una diversa strategia nazionale:
* Maggiori risorse economiche dedicate a chi gestisce una pluralità di sedi; * Personale rafforzato e stabilizzato, con incentivi per chi lavora in plessi marginali; * Un fondo speciale per la sicurezza scolastica nelle aree a rischio sismico e spopolamento; * Attenzione alla logistica, con mezzi di trasporto adeguati e strategie per garantire la presenza scolastica anche nei centri più isolati; * Una governance scolastica meno burocratica e più orientata al supporto pratico e alla formazione continua degli operatori.
Il valore sociale della scuola nei paesi delle aree interne richiede una risposta politica che superi la logica delle "autonomie numeriche" e comprenda quanto sia determinante mantenere viva la rete dell’istruzione nei luoghi più fragili.
Scenari possibili e proposte per il futuro della scuola nelle aree interne
Di fronte allo scenario disegnato dal dimensionamento scolastico, sono numerose le proposte di enti locali, associazioni e sindacati:
1. Deroghe ai parametri numerici per le aree interne, riconoscendo il diritto allo studio come bene strategico nazionale. 2. Sperimentazione di modelli di "scuola diffusa": reti di plessi collegati tra loro da piattaforme digitali, con momenti di didattica in presenza integrati da laboratori condivisi e attività territoriali. 3. Incentivi per progetti di presidio educativo, con il coinvolgimento di enti locali e associazionismo, per rendere la scuola uno spazio aperto anche extra-orario e nei periodi estivi. 4. Monitoraggio costante del rischio abbandono, con team specifici che valutino le situazioni a rischio e propongano interventi mirati.
Di certo, senza una svolta che guardi alle scuole come infrastrutture sociali e non solo come centri di costo, rischiamo di perdere ciò che ci rende comunità: la possibilità, per ogni bambina e bambino, di crescere "a casa propria", senza dover rinunciare all’istruzione di qualità.
Conclusioni: un appello a non lasciare indietro nessuno
La vicenda dell’Istituto Omignano-Gioi e le parole della dirigente Daniela Ruffolo sono l’emblema delle difficoltà ma anche della straordinaria resilienza della scuola italiana nelle aree più isolate. Difendere la presenza dei 29 plessi nei piccoli paesi del Cilento non è una battaglia di retroguardia, ma un investimento sul futuro di una regione che rischia di svuotarsi, di perdere saperi, energia, speranza.
L’auspicio è che il nuovo dimensionamento scolastico venga finalmente interpretato pensando alle *persone*, non solo ai numeri. Che alle scuole del Cilento, come a quelle delle altre aree interne d’Italia, sia garantito ciò che altrove è la norma: risorse adeguate, presenza dello Stato, considerazione delle specificità locali.
Solo così il diritto allo studio, sancito dalla Costituzione, potrà essere davvero un diritto per tutti. E il futuro del Cilento, e dei suoi bambini, potrà scriversi restando ancorato al proprio territorio.