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Scuola di Ancona in moschea: cosa prevede davvero il quadro normativo

Il 30% di alunni islamici ad Ancona, gli Orientamenti MIM 2022 e l'autonomia scolastica: perché la visita alla moschea è coperta dalla normativa.

Quando il 30% degli alunni di una scuola primaria è di religione islamica, organizzare una visita a una moschea non è un atto ideologico: è rispondere alla realtà concreta della propria comunità scolastica. È questa la posizione del dirigente dell'istituto di Ancona che ha portato i bambini alla moschea della Fratellanza, scatenando una polemica politica da parte di due esponenti della Lega che parlano di 'iniziative ideologiche imposte agli studenti'.

Il dato di Ancona e la media nazionale

Il 30% di alunni islamici nell'istituto anconetano non è un dato costruito a tavolino: è la fotografia di un quartiere con una composizione demografica specifica. Secondo i dati del Ministero dell'Istruzione rielaborati da INVALSI, nell'anno scolastico 2018/2019 gli alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole primarie rappresentavano l'11,5% del totale nazionale, con una quota di circa il 64,5% di cosiddetti 'di seconda generazione' (nati in Italia da genitori stranieri). Negli anni successivi questa percentuale si è avvicinata al 13%. Il dato del 30% della scuola di Ancona riflette una realtà locale consolidata: un istituto che non può strutturalmente ignorare quasi un terzo dei propri alunni.

Il dirigente ha ricordato che iniziative simili erano già in essere prima del suo arrivo, avvenuto nel settembre 2024. La pratica, ha sottolineato, funziona in entrambe le direzioni: gli studenti di famiglia straniera visitano regolarmente le chiese durante le uscite didattiche. Quella pratica non ha mai generato polemiche istituzionali, e la simmetria dell'argomento è evidente.

Gli Orientamenti Interculturali del MIM

Le polemiche si scontrano con un documento ministeriale preciso: gli Orientamenti Interculturali elaborati nel marzo 2022 dall'Osservatorio nazionale per l'integrazione degli alunni stranieri del Ministero dell'Istruzione. Il testo invita le scuole a valorizzare la presenza di valori culturali, linguistici e religiosi come 'grande occasione per ripensare alla scuola e al suo mandato di fronte alle sfide del pluralismo socio-culturale'. Il documento è stato trasmesso a tutti gli Uffici Scolastici Regionali e a tutte le istituzioni scolastiche.

Gli orientamenti contengono indicazioni operative, modelli organizzativi e suggerimenti didattici per costruire curricoli che includano la diversità culturale e religiosa della classe. La scuola di Ancona si è mossa in coerenza con l'indirizzo ministeriale. Non è la prima volta che un dirigente traduce l'autonomia scolastica in una scelta formativa concreta: la decisione di non assegnare compiti per le vacanze di Pasqua è un esempio recente di come l'autonomia dei presidi si traduca in atti con impatto diretto sugli alunni. Sul piano del curricolo, la questione delle Indicazioni Nazionali, oggi al centro di un dibattito sui contenuti che la scuola deve trasmettere, mostra quanto ogni scelta educativa sia ormai percepita come un atto politico.

L'autonomia scolastica e la risposta alla Lega

Le esponenti della Lega hanno sollevato il tema dell'assenza di un'intesa formale tra lo Stato italiano e le comunità musulmane, insinuando che senza tale accordo la visita fosse di dubbia legittimità. Il DPR 275/1999 sull'autonomia delle istituzioni scolastiche è però preciso: ogni istituto definisce autonomamente le proprie attività formative nel Piano Triennale dell'Offerta Formativa, previa approvazione del Consiglio d'Istituto. Le visite didattiche a luoghi di culto rientrano in questa autonomia come attività culturali e non richiedono accordi confessionali. Il regime delle intese Stato-confessioni religiose regola materie diverse, come l'insegnamento della religione alternativa: non si estende alle uscite didattiche.

Il dirigente ha precisato che le famiglie erano tutte informate e che, dopo un confronto con l'Ufficio Scolastico Regionale, la regolarità dell'iniziativa è stata confermata. 'La scuola è libera e laica', ha dichiarato. La laicità, però, non significa indifferenza culturale: in un istituto dove tre bambini su dieci appartengono a una tradizione religiosa non cristiana, escludere quella tradizione dall'offerta formativa non è neutralità - è una forma di esclusione.

Il preside ha chiuso con un invito diretto alle due consigliere: venire a scuola, conoscere gli alunni, vedere cosa significa gestire ogni mattina una classe dove la diversità non è un'ipotesi teorica ma il punto di partenza. 'Non posso pensare che si sia utilizzata la scuola per fare propaganda politica', ha detto. Le sfide per i dirigenti si moltiplicano: dalla gestione delle classi pluriculturali alla rivoluzione didattica portata dall'intelligenza artificiale nella scuola, ogni decisione finisce sotto la lente pubblica. Tra qualche settimana quegli stessi bambini torneranno in classe con ricordi di tappeti, calligrafia e architettura. Difficile definirlo proselitismo.

Pubblicato il: 26 maggio 2026 alle ore 08:34