Il Tribunale penale di Roma ha disposto per un anno la misura cautelare interdittiva della sospensione dall'esercizio dell'insegnamento nei confronti di un docente di scuola superiore, indagato per atti sessuali ai danni di una studentessa minorenne. Grazie al provvedimento la ragazza potrà tornare a frequentare la propria classe senza doversi trovare a contatto con il docente sospeso, mentre il procedimento penale a suo carico resta pendente. A rendere pubblica la decisione e ad assistere la studentessa è la Rete Nazionale Differenza Donna, che segue il caso tramite i propri servizi legali.
La denuncia e il mancato intervento della scuola
L'episodio alla base dell'indagine, secondo quanto riferito dalla difesa, è avvenuto durante la proiezione di un film in aula. Seduta accanto al docente, la studentessa è stata costretta a compiere atti contrari alla propria volontà; subito dopo si è rivolta a una compagna, si è rifugiata in bagno e ha avvisato telefonicamente i genitori, che hanno fatto intervenire sul posto una pattuglia della Polizia. Nei giorni successivi, ancora sotto shock, la ragazza ha chiesto supporto a un centro antiviolenza gestito da Differenza Donna.
L'avvocata Simona Simeone, che assiste la studentessa, ha definito «tanto più opportuno» il provvedimento del giudice perché la scuola, pur informata dalla famiglia e dalla stessa ragazza, non aveva adottato alcuna misura di protezione. L'unica indicazione arrivata dall'istituto, riferisce la difesa, era stata quella di trasferire la studentessa in una sede succursale: una soluzione che le avrebbe imposto di rinunciare alla propria classe e alle proprie amicizie, mentre il docente avrebbe continuato a insegnare nella sede originaria. Per l'associazione «la scelta di non intervenire ha di fatto rafforzato la posizione del docente».
La richiesta sulla formazione del personale scolastico
Differenza Donna collega il caso agli obblighi previsti dalla Convenzione del Consiglio d'Europa ratificata con legge 77/2013, nota come Convenzione di Istanbul. L'articolo 14 impegna gli Stati firmatari a introdurre nei programmi scolastici materiali sulla parità di genere, sulla risoluzione non violenta dei conflitti nelle relazioni interpersonali, sui ruoli di genere non stereotipati e sul rispetto reciproco dell'integrità personale. L'articolo 15 chiede inoltre percorsi di formazione specifica per i professionisti che entrano in contatto con le vittime o con gli autori di violenza, dalla sanità alla giustizia fino al sistema educativo.
L'associazione chiede ora che in ogni istituto scolastico italiano tutto il personale, dai dirigenti scolastici ai docenti fino al personale ATA e ai collaboratori ausiliari, riceva una formazione dedicata al riconoscimento e alla gestione dei casi di violenza maschile contro le donne. La misura cautelare arrivata dal Tribunale di Roma restituisce alla studentessa l'accesso alla sua classe mentre il procedimento penale va avanti; la risposta organizzativa dell'istituto, che la difesa descrive come assente, resta un passaggio ancora tutto da chiarire sul piano disciplinare e amministrativo.