* Il secondo round della trattativa * Gli aumenti previsti: le cifre sul tavolo * Il nodo della legge di bilancio e il vincolo del 5,4% * Le aspettative dei sindacati e i prossimi passi
Il secondo round della trattativa {#il-secondo-round-della-trattativa}
Oggi, 24 marzo, alle ore 14:30, riprende presso la sede dell'Aran il negoziato per il rinnovo del CCNL del comparto Istruzione e Ricerca 2025-2027. Si tratta del secondo incontro dopo l'avvio formale delle trattative, e le attese sono concentrate su un passaggio che potrebbe segnare una svolta: la presentazione della bozza contrattuale con le tabelle degli aumenti retributivi.
La sessione odierna è seguita con particolare attenzione da oltre un milione di lavoratori della scuola, tra personale docente e personale ATA, che attendono da mesi segnali concreti dopo un lungo periodo di stagnazione salariale. Il clima nel comparto resta teso. Non è un caso che nelle scorse settimane si siano moltiplicate le iniziative di protesta, come lo Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa, segno di un malessere che va ben oltre la questione economica.
Gli aumenti previsti: le cifre sul tavolo {#gli-aumenti-previsti-le-cifre-sul-tavolo}
Stando a quanto emerge dalle stime circolate in queste settimane, gli aumenti medi lordi mensili dovrebbero attestarsi intorno a 143 euro per i docenti e 104 euro per il personale ATA. Cifre che, tradotte in termini netti, rischiano di risultare sensibilmente inferiori, soprattutto per i profili più bassi della scala retributiva.
Va detto con chiarezza: si tratta di incrementi calcolati sulla base delle risorse stanziate dalla legge di bilancio 2025, che ha fissato un tetto del 5,4% per i rinnovi contrattuali del pubblico impiego. Una percentuale che i sindacati giudicano insufficiente a recuperare il potere d'acquisto eroso dall'inflazione degli ultimi anni.
Per un insegnante di scuola secondaria di secondo grado con un'anzianità media, 143 euro lordi significano poco più di 90-100 euro netti in busta paga. Per un collaboratore scolastico, i 104 euro lordi si traducono in circa 70-75 euro netti. Numeri che fanno discutere.
Il nodo della legge di bilancio e il vincolo del 5,4% {#il-nodo-della-legge-di-bilancio-e-il-vincolo-del-54}
Il perimetro della trattativa, come accade ormai da diversi rinnovi, è strettamente condizionato dalle risorse disponibili. L'incremento del 5,4% rappresenta il margine massimo entro cui l'Aran può muoversi per definire i nuovi tabellari. Ogni richiesta sindacale che ecceda questa soglia richiederà necessariamente risorse aggiuntive, al momento non previste nel quadro di finanza pubblica.
È un copione che si ripete. Anche nel precedente rinnovo contrattuale, le organizzazioni sindacali avevano lamentato uno scarto significativo tra le aspettative della categoria e le disponibilità effettive. La differenza, questa volta, è che il contesto inflazionistico del triennio 2022-2024 ha reso ancora più evidente la perdita di potere d'acquisto degli stipendi del personale scolastico, già tra i più bassi nel panorama europeo per la categoria docente.
La partita, però, non si gioca solo sugli stipendi base. Parte della trattativa riguarderà anche le indennità accessorie, il trattamento economico legato a specifiche responsabilità e la possibilità di rivedere alcune voci del fondo per il miglioramento dell'offerta formativa.
Le aspettative dei sindacati e i prossimi passi {#le-aspettative-dei-sindacati-e-i-prossimi-passi}
Le principali sigle sindacali del comparto, da FLC CGIL a CISL Scuola, da UIL Scuola a SNALS e Gilda degli Insegnanti, si presentano al tavolo con posizioni differenziate ma con un denominatore comune: la richiesta di aumenti che vadano oltre il semplice adeguamento al costo della vita.
La vera incognita dell'incontro odierno riguarda proprio la bozza. Se l'Aran presenterà effettivamente un testo articolato con i nuovi tabellari, la trattativa entrerà nel vivo e i tempi per una chiusura entro l'estate potrebbero essere realistici. In caso contrario, si aprirebbero scenari di stallo che allungherebbero ulteriormente l'attesa per il personale.
La questione resta aperta, e molto dipenderà dalla volontà politica di destinare risorse aggiuntive al comparto. Intanto la scuola italiana si confronta con sfide che vanno dalla trasformazione digitale, come racconta il dibattito sulla Rivoluzione Didattica: La Visione di Giannelli Sull'Intelligenza Artificiale nella Scuola, alla cronica difficoltà di attrarre e trattenere i migliori professionisti in un settore dove le retribuzioni faticano a tenere il passo con il resto d'Europa. L'appuntamento di oggi pomeriggio, insomma, è molto più di una riunione tecnica: è un banco di prova per capire quanto il governo intenda realmente investire su chi ogni giorno fa funzionare il sistema scolastico del Paese.