* La geografia sotto attacco: cosa sta succedendo * Il taglio delle ore: i numeri che preoccupano * L'interrogazione parlamentare di Floridia * La richiesta: un corso nel settore tecnologico-ambientale * Un problema strutturale per la scuola italiana
La geografia sotto attacco: cosa sta succedendo {#la-geografia-sotto-attacco-cosa-sta-succedendo}
C'è una disciplina che, nella scuola secondaria italiana, rischia di diventare marginale fino quasi a scomparire. È la geografia, materia che nelle intenzioni del legislatore dovrebbe formare cittadini consapevoli del mondo in cui vivono, ma che nei fatti sta subendo un progressivo ridimensionamento. La riforma degli istituti tecnici, attesa al debutto nell'anno scolastico 2026/2027, porta con sé un ridisegno dei quadri orari che penalizza in modo evidente i docenti della classe di concorso A021, quelli che la geografia la insegnano per mestiere e per vocazione.
Stando a quanto emerge dai nuovi assetti curricolari, il taglio non è chirurgico. È drastico. E ha spinto la senatrice Barbara Floridia a presentare un'interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell'Istruzione e del Merito, chiedendo chiarimenti su scelte che appaiono difficili da giustificare sul piano didattico.
Per chi volesse approfondire il quadro complessivo delle novità previste dalla riforma, vale la pena leggere le Importanti Novità per gli Istituti Tecnici a Partire dal 2026/2027, che delineano l'impianto generale dei cambiamenti in arrivo.
Il taglio delle ore: i numeri che preoccupano {#il-taglio-delle-ore-i-numeri-che-preoccupano}
I numeri parlano chiaro, e non lasciano spazio a interpretazioni ottimistiche. I docenti della classe A021 subiranno una riduzione stimata in oltre il 40% delle ore di insegnamento. Non si tratta di un aggiustamento fisiologico, di quelli che accompagnano ogni riforma scolastica. È un ridimensionamento sostanziale che mette a rischio cattedre, posti di lavoro e, soprattutto, la presenza stessa della geografia nell'offerta formativa degli istituti tecnici.
Il quadro si fa ancora più cupo se si guardano gli istituti professionali, dove la situazione è già compromessa da tempo. In molti indirizzi le ore di geografia sono state ridotte a zero. In altri sopravvivono appena due ore settimanali, un presidio minimo che difficilmente consente un insegnamento strutturato e approfondito.
Qualche dato per contestualizzare:
* Istituti tecnici: taglio superiore al 40% delle ore attualmente previste per la classe A021 * Istituti professionali: da zero a due ore settimanali, a seconda dell'indirizzo * Impatto occupazionale: centinaia di docenti a rischio di perdita della cattedra o di forte contrazione dell'orario
La tendenza non è nuova. Già le riforme precedenti avevano eroso lo spazio della geografia nei curricoli scolastici. Ma questa volta il salto è quantitativamente significativo, e colpisce una disciplina che, paradossalmente, il dibattito pubblico considera sempre più rilevante, dalla comprensione dei fenomeni migratori alla transizione ecologica, dalla geopolitica alla pianificazione territoriale.
L'interrogazione parlamentare di Floridia {#linterrogazione-parlamentare-di-floridia}
La senatrice Barbara Floridia, già sottosegretaria all'Istruzione nel governo Draghi, ha deciso di portare la questione nelle aule parlamentari. L'interrogazione, indirizzata al vertice del dicastero di Viale Trastevere, pone domande precise. Non generiche lamentele, ma richieste circostanziate di spiegazioni.
Il nodo centrale è questo: perché la geografia è stata penalizzata in misura così superiore rispetto ad altre discipline? Quali criteri hanno guidato la redistribuzione delle ore nei nuovi quadri orari? E soprattutto, come si concilia una simile scelta con le esigenze formative degli studenti degli istituti tecnici, chiamati a confrontarsi con un mercato del lavoro che richiede competenze trasversali sempre più ampie?
Non è la prima volta che lo strumento dell'interrogazione parlamentare viene utilizzato per accendere un faro su criticità del sistema scolastico. Anche la vicenda dei docenti del concorso PNRR1, come raccontato nell'articolo sull'Interrogazione Parlamentare sui Docenti del Concorso PNRR1: Anomalia da Risolvere, dimostra quanto il Parlamento sia chiamato a intervenire su questioni che il Ministero fatica a risolvere autonomamente.
La richiesta: un corso nel settore tecnologico-ambientale {#la-richiesta-un-corso-nel-settore-tecnologico-ambientale}
L'interrogazione di Floridia non si limita alla denuncia. Contiene anche una proposta concreta: la creazione di un insegnamento di almeno due ore settimanali nel settore tecnologico-ambientale, un ambito nel quale la geografia potrebbe trovare una collocazione naturale e strategica.
L'idea ha una sua logica stringente. La transizione ecologica, la gestione del territorio, la comprensione dei rischi ambientali e idrogeologici sono temi centrali nella formazione dei tecnici di domani. In un Paese come l'Italia, dove il dissesto idrogeologico è un'emergenza permanente e la pianificazione territoriale resta una sfida aperta, tagliare la geografia dai percorsi tecnici appare, a voler essere generosi, controintuitivo.
Due ore settimanali non sarebbero certo sufficienti a restituire alla disciplina il ruolo che meriterebbe. Ma rappresenterebbero un segnale, un argine minimo contro lo svuotamento completo. E garantirebbero ai docenti della classe A021 almeno uno spazio curricolare nel quale esercitare la propria professionalità.
Un problema strutturale per la scuola italiana {#un-problema-strutturale-per-la-scuola-italiana}
La vicenda della geografia negli istituti tecnici è, per molti versi, emblematica di un problema più ampio. Ogni riforma scolastica degli ultimi vent'anni ha prodotto vincitori e vinti tra le discipline, spesso sulla base di logiche che hanno poco a che fare con le esigenze formative degli studenti e molto con equilibri interni al sistema.
Le classi di concorso più deboli politicamente, quelle con meno docenti e meno capacità di pressione sindacale, finiscono per pagare il prezzo più alto. La geografia è l'esempio perfetto: una disciplina trasversale, riconosciuta come fondamentale a livello internazionale, che in Italia continua a perdere terreno.
Il Ministero non ha ancora fornito una risposta ufficiale all'interrogazione. La questione resta aperta, e con essa il destino di centinaia di docenti e, cosa ben più importante, la qualità della formazione offerta agli studenti italiani.
Mentre il dibattito sulla riforma prosegue, anche altri fronti restano caldi. Le tensioni nel mondo della scuola non mancano, come dimostra la recente Protesta degli studenti contro l'accorpamento degli istituti nella Regione Lazio, segno di un sistema scolastico attraversato da molteplici fratture. La speranza è che, almeno questa volta, il confronto parlamentare produca risposte concrete e non si esaurisca in un esercizio retorico.