* Il Referendum Giustizia e l'impatto sulle scuole * Quali scuole chiuderanno e per quanto tempo * Lo stop alle lezioni: dal 20 al 24 marzo * Il ruolo del personale docente e ATA nei seggi elettorali * Cosa devono fare le famiglie
Il Referendum Giustizia e l'impatto sulle scuole {#il-referendum-giustizia-e-limpatto-sulle-scuole}
Mancano pochi giorni al voto. Il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani sono chiamati alle urne per il Referendum sulla Giustizia, e come avviene ormai da decenni, saranno gli edifici scolastici a ospitare la gran parte dei seggi elettorali sparsi sul territorio nazionale. Una scelta logistica consolidata, certo, ma che ogni volta genera lo stesso effetto a catena: chiusure, sospensione delle lezioni, riorganizzazione del personale.
Questa volta non fa eccezione. Anzi, stando a quanto emerge dalle prime circolari pubblicate dagli istituti, l'interruzione didattica potrebbe estendersi ben oltre le due giornate di voto.
Quali scuole chiuderanno e per quanto tempo {#quali-scuole-chiuderanno-e-per-quanto-tempo}
Gli istituti più coinvolti sono, come di consueto, le scuole primarie e le scuole secondarie di primo grado. Sono questi gli edifici che i Comuni designano con maggiore frequenza come sedi di seggio, in ragione della loro distribuzione capillare sul territorio e dell'accessibilità delle strutture.
Le scuole secondarie di secondo grado non sono esenti, ma il fenomeno le riguarda in misura minore. Discorso analogo per le scuole dell'infanzia, che in molti casi operano in plessi separati.
Il punto critico, però, non è solo la chiusura in sé. È la durata. I seggi devono essere allestiti prima del giorno di voto e smontati dopo lo scrutinio. Questo significa che molti edifici scolastici verranno consegnati alle commissioni elettorali già il venerdì, per poi tornare disponibili — nella migliore delle ipotesi — solo nella giornata di lunedì sera o martedì mattina.
Lo stop alle lezioni: dal 20 al 24 marzo {#lo-stop-alle-lezioni-dal-20-al-24-marzo}
Facciamo i conti. Il referendum si tiene il 22 e il 23 marzo. Le operazioni di allestimento dei seggi richiedono in genere almeno un giorno di anticipo: dunque il 20 marzo molti plessi saranno già indisponibili. Sabato, per le scuole che adottano la settimana corta, non ci sarebbero comunque lezioni — ma per quelle con orario su sei giorni il problema si pone eccome.
Dopo la chiusura delle urne domenica sera, inizia lo scrutinio. Lo smontaggio dei seggi e il ripristino delle aule possono protrarsi fino al 24 marzo, con il risultato che in diversi istituti le lezioni riprenderanno soltanto il 25 marzo.
Si configura così, per centinaia di migliaia di studenti, una sospensione delle attività didattiche che può arrivare fino a cinque giorni consecutivi, contando il weekend. Un'interruzione non banale, soprattutto per le classi impegnate in percorsi di recupero o in preparazione di verifiche.
Il ruolo del personale docente e ATA nei seggi elettorali {#il-ruolo-del-personale-docente-e-ata-nei-seggi-elettorali}
L'altra faccia della medaglia riguarda il personale scolastico. Docenti e personale ATA possono essere chiamati a prestare servizio presso i seggi elettorali in qualità di presidenti, scrutatori o segretari di seggio. Si tratta di un obbligo civico retribuito, che comporta però l'assenza dal normale servizio scolastico.
Per i docenti nominati come componenti del seggio, la normativa prevede il diritto a giorni di riposo compensativo. Nel caso in cui il servizio al seggio ricada in giornate lavorative, l'assenza è considerata giustificata a tutti gli effetti. Un tema che si intreccia, più in generale, con la gestione dei diritti del personale scolastico: basti pensare alle complessità che emergono ogni anno in sede di Graduatorie Interne: I Diritti dei Docenti e del Personale ATA in Difficoltà.
Per il personale ATA, la questione è altrettanto delicata. Collaboratori scolastici e assistenti amministrativi possono essere impegnati sia nelle operazioni di predisposizione dei locali sia nel servizio diretto al seggio. In un contesto in cui il personale ATA affronta già carichi di lavoro significativi — come evidenziato dal recente Confronto tra Ministero e sindacati: aggiornamenti sui passaggi di area per il personale ATA — ogni giornata di impegno aggiuntivo pesa.
Va ricordato che il compenso per il servizio elettorale è a carico dello Stato (non della scuola) e varia in base al ruolo ricoperto nel seggio. Le cifre, stabilite per legge, non sono particolarmente generose, ma il diritto al riposo compensativo resta garantito.
Cosa devono fare le famiglie {#cosa-devono-fare-le-famiglie}
Il consiglio, a questo punto, è uno solo: verificare le circolari del proprio istituto. Non tutte le scuole sono sede di seggio, e anche tra quelle che lo sono, i tempi di chiusura possono variare. Alcuni dirigenti scolastici hanno già pubblicato comunicazioni dettagliate; altri lo faranno nei prossimi giorni.
Ecco cosa controllare:
* Se la scuola è stata designata come sede di seggio dal Comune * Le date esatte di sospensione delle lezioni (che possono andare dal 20 al 24 marzo) * Eventuali disposizioni su attività didattiche alternative o compiti a distanza * Le modalità di ripresa delle lezioni dopo il voto
Le informazioni sono generalmente disponibili sul sito web dell'istituto, nel registro elettronico o tramite comunicazione diretta delle segreterie.
Resta, sullo sfondo, l'annosa questione dell'utilizzo degli edifici scolastici come seggi elettorali. Più volte, negli anni, si è parlato di individuare sedi alternative — palestre comunali, uffici pubblici, strutture polifunzionali — per evitare la sistematica interruzione delle lezioni. Ma la realtà dei fatti, almeno per questo marzo 2026, è che le aule torneranno a trasformarsi in cabine elettorali. Come sempre.