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Quando mancano le corse del sabato, la settimana corta non è una scelta

A Vicenza la settimana corta nasce in molte scuole dai tagli ai bus, non da scelte didattiche. Il caso che sfida l'autonomia scolastica.

La settimana corta nelle scuole superiori della provincia di Vicenza non nasce, in tutti i casi, da una valutazione pedagogica. Le delibere di alcuni istituti lo scrivono in modo esplicito: senza corse il sabato, raggiungere la scuola è "impossibile o fortemente disagevole" per molti studenti. Quegli stessi documenti ufficiali parlano di "discriminazione indiretta". Non è un giudizio esterno: è la scuola che certifica il fallimento del trasporto pubblico nella sua stessa delibera.

Chi decide il calendario scolastico

Il quadro normativo è chiaro: in base al DPR 275/1999 sull'autonomia scolastica, la distribuzione delle ore settimanali spetta al consiglio di istituto, l'organo collegiale che comprende docenti, genitori e studenti. Il regolamento stabilisce che l'attività didattica si articola in non meno di cinque giorni settimanali, con flessibilità organizzativa, nel rispetto del monte ore annuale per disciplina.

A Vicenza, la dirigente dell'Ufficio Scolastico Territoriale ha ribadito questo principio: le delibere vanno rispettate anche quando non raccolgono consenso unanime. Due rappresentanti del mondo civico avevano chiesto alla prefettura di indagare su presunte pressioni esterne (da parte della Provincia o dell'azienda di trasporto locale) sulle scelte degli istituti. La dirigente UST ha respinto ogni ipotesi di interferenza.

Il problema non è chi firma la delibera. È cosa c'è dietro.

Il trasporto come vincolo mascherato da scelta

Se il sabato non ci sono corse, gli studenti pendolari non possono raggiungere la scuola. Il consiglio di istituto si trova di fronte a due opzioni: mantenere la settimana a sei giorni e costringere parte degli iscritti a trovare soluzioni private, oppure adottare la settimana su cinque giorni adeguandosi alla realtà del servizio. In entrambi i casi non è una scelta libera.

La dirigente dell'UST lo ha detto senza ambiguità al tavolo con prefettura e Provincia: "La settimana corta non deve essere dettata dalla volontà di risparmio". Ha chiesto formalmente un potenziamento delle corse pomeridiane nei giorni feriali: chi frequentava il sabato deve poter tornare a casa dal lunedì al venerdì senza orari impossibili.

Il meccanismo è questo: il trasporto pubblico riduce il servizio, la scuola adegua il calendario. L'autonomia del consiglio di istituto diventa una ratifica di vincoli imposti dall'esterno. Uno schema che non riguarda solo Vicenza: ovunque in Italia le scuole in zone con trasporto insufficiente si trovano a gestire la stessa contraddizione.

Chi paga il conto

Il termine "discriminazione indiretta" nelle delibere vicentine ha un peso specifico. Non riguarda il sabato in astratto: riguarda chi ha mezzi alternativi per spostarsi e chi no. Lo studente pendolare, senza un genitore con l'auto, perde un giorno di lezione non per ragioni didattiche ma per un taglio alle corse degli autobus.

Non tutti gli istituti hanno ceduto a questa logica. Un istituto tecnico agrario della provincia ha deliberato il mantenimento della settimana a sei giorni, motivando la scelta con le esigenze didattiche. In almeno un altro istituto della città, parte del corpo docente teme che condensare le lezioni su cinque giorni comprima i contenuti e penalizzi la qualità della formazione.

La scuola italiana è attraversata da tensioni che vanno ben oltre il calendario. Proprio il 7 maggio uno sciopero nazionale attraversa le scuole su INVALSI e indicazioni nazionali, a conferma che i conflitti sull'organizzazione dell'istruzione sono profondi e diversificati. Sul fronte del personale, la scuola dell'infanzia e primaria vede arrivare nuovi docenti grazie al concorso PNRR 2 per la scuola dell'infanzia e primaria, ma le disparità nell'accesso ai servizi scolastici ripetono gli stessi schemi geografici.

Se il trasporto è un servizio pubblico essenziale, il suo ridimensionamento non è neutro: si ripercuote sul calendario scolastico e sulle possibilità reali di ogni studente pendolare. La dirigente UST ha posto il problema al tavolo istituzionale; tocca alle Province rispondere con corse in più, non con delibere che registrano un servizio mancante. Il dibattito su cosa vuole davvero la scuola del futuro, tra AI e autonomia didattica inizia da qui: garantire che la settimana corta sia una scelta didattica, non una resa.

Pubblicato il: 7 maggio 2026 alle ore 14:27