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Presidi in esilio: il Sud perde i dirigenti scolastici, rientri al 4,9%

Mobilità dirigenti scolastici, Libro Bianco 2026: 1.259 presidi lontani da casa. In Campania 264 su 342 fuori regione, rientri al 4,9%.

In Campania 264 dirigenti scolastici su 342 lavorano fuori regione: il 77,19%. Il dato arriva dal Libro Bianco 2026 sull'emergenza mobilità dirigenti scolastici, pubblicato dal Comitato Dirigenti Scolastici Fuori Regione.

I numeri del Libro Bianco

Il documento è stato elaborato sui dati ufficiali del portale Unica del Ministero dell'Istruzione e del Merito e ricostruisce per la prima volta in modo organico la dimensione nazionale del fenomeno. I dirigenti coinvolti sono 1.259, distribuiti su tre procedure concorsuali differenti: il concorso ordinario nazionale del 2017, la procedura riservata del 2023 e il concorso regionale Campania del 2011. Su un organico complessivo di 7.389 posti definito dal decreto interministeriale 124 del 30 giugno 2025, significa che un dirigente su sei oggi guida una scuola lontana centinaia di chilometri da casa.

La permanenza fuori regione non è temporanea. In molti casi si prolunga per anni, in altri supera il decennio. Il Comitato parla di tempesta perfetta: dimensionamento della rete scolastica, riduzione delle autonomie, rallentamento del turnover dovuto al differimento dei pensionamenti e stratificazione delle procedure concorsuali si sommano. La governance scolastica vive un anno di novità anche sul versante della valutazione: è entrato in vigore il nuovo sistema di valutazione dei dirigenti scolastici, primo intervento normativo dopo un quarto di secolo. Senza interventi strutturali sulla mobilità, però, la pressione sulle procedure è destinata ad aumentare nel prossimo triennio.

Un esodo a senso unico: i flussi regionali

Il fenomeno è quasi interamente unidirezionale. Il 70,5% dei flussi va dal Mezzogiorno verso il Centro-Nord, mentre solo il 4,9% si muove in senso opposto. Tradotto in persone: 39 rientri su 767 movimenti analizzati. La mobilità reciproca non esiste.

La Campania guida l'esodo con 264 dirigenti su 342 fuori regione, il 77,19%. Le rotte principali sono Lazio (79, pari al 29,8%), Lombardia (41, 15,5%), Toscana (30, 11,3%) ed Emilia-Romagna (24, 9,1%). Segue il Lazio, con 134 fuori sede (37,9%), che a sua volta riversa i propri dirigenti verso Toscana, Emilia-Romagna e Lombardia: il cosiddetto effetto rimbalzo, una mobilità forzata di chi viene spiazzato dall'arrivo dei colleghi meridionali. La Sicilia conta 111 dirigenti fuori regione (29,3%), diretti quasi esclusivamente al Nord: Lombardia (32), Piemonte (21), Emilia-Romagna (16). La Puglia ne ha 67 (23,5%), con Emilia-Romagna, Lombardia e Marche come destinazioni prevalenti.

Sul fronte opposto, Lombardia ed Emilia-Romagna assorbono insieme il 34% di tutti i dirigenti fuori sede: in Emilia-Romagna il 39,7% dei dirigenti viene da un'altra regione, in Lombardia il 36,9%. In Molise e Basilicata i dirigenti accolti superano in proporzione quelli locali, segno che lo squilibrio investe anche regioni piccole, non solo le grandi destinazioni del Nord industriale.

Cosa cambia per le scuole e per la valutazione

Per le regioni riceventi non è un dato neutro. Quattro dirigenti su dieci a capo di scuole emiliano-romagnole non vivono nel territorio in cui lavorano, con conseguenze su continuità amministrativa, rapporto con gli enti locali e radicamento nelle reti scolastiche. Per le regioni del Sud lo svuotamento si traduce in concorsi continui, instabilità della governance e dipendenza dalle reggenze: l'organico nazionale 2026/2027 ne prevede già circa 300 a livello nazionale.

Il Libro Bianco propone alcune linee di intervento: stabilizzazione a regime della mobilità interregionale, criteri nazionali uniformi fondati sull'anzianità di servizio fuori regione, istituti organizzativi innovativi per favorire il rientro e strumenti di trasparenza nella gestione dei posti disponibili. Sul versante normativo, l'avvio della valutazione dei dirigenti varato dal ministro Valditara convive con un'anomalia: chi è valutato lo è su scuole spesso assegnate per costrizione geografica, non per scelta. Il legame con la valutazione riportata in vigore dal decreto Valditara è destinato a diventare uno dei nodi del prossimo triennio.

Senza una norma che fissi criteri uniformi e percorsi di rientro effettivi, le tre generazioni di concorsi finora svolte rischiano di trascinarsi addosso un'unica risposta: ancora più procedure annuali e un Sud sempre più dipendente da reggenti.

Pubblicato il: 25 giugno 2026 alle ore 10:13