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Pordenone, il caso dei manifesti sugli 'insegnanti di sinistra': una nuova frattura tra scuola e politica

Il questionario di Azione Studentesca riapre il dibattito sulla neutralità degli insegnanti e sul rischio di schedature ideologiche nelle scuole italiane

Pordenone, il caso dei manifesti sugli 'insegnanti di sinistra': una nuova frattura tra scuola e politica

Indice

1. Introduzione: Il caso che scuote la scuola di Pordenone 2. Descrizione dettagliata del manifesto e del questionario 3. Il ruolo di Azione Studentesca e il ritorno delle tensioni politiche nelle scuole 4. Le reazioni degli insegnanti e dei dirigenti scolastici 5. Le posizioni dei sindacati: timori e denunce di schedatura politica 6. Le prese di posizione della politica: il Partito Democratico all’attacco 7. La storia dei rapporti tra scuola e politica in Italia 8. Scuola e neutralità ideologica: tra teoria e pratica 9. Il quadro normativo: cosa dice la legge sulla neutralità degli insegnanti 10. La tutela dei docenti e la libertà di insegnamento 11. Il punto di vista degli studenti: tra partecipazione e strumentalizzazione 12. Prospettive future e soluzioni possibili 13. Conclusione: la scuola tra autonomia, pluralismo e nuove sfide

Introduzione: Il caso che scuote la scuola di Pordenone

Un manifesto affisso nei corridoi di un liceo di Pordenone e un questionario rivolto agli studenti per sapere se ci fossero "insegnanti di sinistra che fanno propaganda politica". Un gesto dal forte impatto che ha riacceso uno dei conflitti più sensibili della scuola italiana: quello tra l’autonomia dell’insegnamento e le ingerenze politiche. Il fatto si è verificato nel gennaio 2026 e ha avuto come protagonista Azione Studentesca, movimento giovanile di estrema destra, noto per le sue posizioni radicali e iniziative provocatorie. L’accaduto ha subito scatenato un acceso dibattito pubblico, con denunce da parte dei sindacati, sdegno tra i docenti e una decisa presa di posizione del Partito Democratico.

Descrizione dettagliata del manifesto e del questionario

Il manifesto, trovato in una scuola superiore di Pordenone, recava una domanda chiara e diretta: "Ci sono professori di sinistra che fanno propaganda in classe?" In calce, il logo di Azione Studentesca e la richiesta di compilare un questionario anonimo per "segnalare eventuali casi di indottrinamento politico". Il contenuto era inequivocabile: si invitavano gli alunni a esprimere, anche in modo non anonimo, eventuali segnalazioni rispetto a insegnanti presunti "di sinistra" che avessero espresso opinioni di parte durante le lezioni.

La modalità della segnalazione, l’uso di termini come "propaganda" o "indottrinamento", e la presenza di indicazioni per identificare i docenti hanno immediatamente evocato lo spettro di un tentativo di schedatura politica. Non meno rilevanti sono state le modalità di diffusione del questionario, tramite social network e volantini, con un invito diretto agli studenti: "Difendiamo la scuola dall’indottrinamento".

L’episodio, per il clamore mediatico suscitato, si inserisce nel filone delle polemiche sul rapporto tra scuola e politica, tema mai sopito nel sistema scolastico italiano.

Il ruolo di Azione Studentesca e il ritorno delle tensioni politiche nelle scuole

Azione Studentesca, che ha rivendicato la paternità dell’iniziativa, nasce come movimento giovanile vicino all’estrema destra. Il gruppo sostiene di voler "proteggere" gli studenti da qualunque forma di condizionamento ideologico, denunciando la presunta presenza di insegnanti ostili ai valori della destra conservatrice. L’azione di Pordenone si inserisce dunque in un disegno più ampio di "difesa valoriale della scuola pubblica", secondo il lessico degli organizzatori.

Negli ultimi anni, in numerose realtà italiane sono stati registrati episodi simili, spesso associati a iniziative di movimenti studenteschi sia di destra che di sinistra, ma raramente si era arrivati a una simile esplicita richiesta di segnalazione di docenti "politicizzati". Il ritorno di questo tipo di conflitti riporta la scuola al centro di una nuova controversia politica, in cui termini come Azione Studentesca estrema destra e conflitto scuola politica descrivono perfettamente il clima di tensione crescente.

Le reazioni degli insegnanti e dei dirigenti scolastici

La risposta del mondo della scuola non si è fatta attendere. I dirigenti scolastici, informati dagli stessi insegnanti dopo il ritrovamento dei manifesti, sono intervenuti prontamente rimuovendo tutti i materiali affissi. In molte scuole di Pordenone si è registrata un’immediata presa di coscienza rispetto al rischio che profilava questa operazione: quello di introdurre un controllo ideologico e, di fatto, colpire la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione.

Molti docenti, sentendosi direttamente chiamati in causa, hanno espresso la propria preoccupazione e solidarietà reciproca. Numerosi collegi docenti hanno approvato documenti in cui si sottolineava l’essenzialità della neutralità nella trasmissione dei saperi e la necessità di non trasformare la scuola in un "campo di battaglia" ideologico. Diversi insegnanti hanno anche scritto lettere aperte, pubblicate su quotidiani locali, per ribadire che la scuola deve restare luogo di confronto, non di divisione.

Le posizioni dei sindacati: timori e denunce di schedatura politica

I principali sindacati della scuola - CGIL, CISL, UIL e SNALS - hanno reagito con un fronte unito denunciando pubblicamente l’accaduto. Secondo le sigle sindacali, il questionario promosso da Azione Studentesca rappresenta un "preoccupante tentativo di schedatura politica degli insegnanti" e potrebbe aprire la strada a un clima di intimidazione che mina alle fondamenta il patto educativo tra scuola, studenti e famiglie.

In un comunicato diffuso a livello nazionale, la CGIL Scuola di Pordenone ha affermato: "Episodi come questo rischiano di innescare una pericolosa deriva autoritaria, in cui la libertà di insegnamento viene ridotta e i docenti vengono messi sotto accusa solo per le loro opinioni o per aver esposto fatti storici oggettivi".

Questa posizione trova eco anche nelle preoccupazioni per il futuro, nel timore che la scuola italiana possa scivolare verso pratiche di schedatura politica insegnanti, un fenomeno che la storia del Novecento conosce fin troppo bene.

Le prese di posizione della politica: il Partito Democratico all’attacco

La polemica si è rapidamente trasferita anche nell’agone politico nazionale. Il Partito Democratico, attraverso vari esponenti locali e nazionali, ha definito il questionario "un’odiosa schedatura ideologica" e ha chiesto l’intervento immediato delle autorità scolastiche e del Ministero dell’Istruzione, per fare chiarezza e garantire la tutela dei docenti.

In una nota ufficiale, si legge: "Non possiamo tollerare che le scuole diventino luoghi di 'caccia alle streghe'. L’iniziativa di Azione Studentesca rappresenta un passo indietro rispetto ai princìpi di pluralismo e rispetto delle idee che dovrebbero essere fondamento di ogni istituzione educativa". Sulla stessa linea anche altri partiti del centrosinistra e diverse realtà associative, impegnate nella promozione della scuola e politica Italia come argomento di confronto, non di repressione delle diversità.

La storia dei rapporti tra scuola e politica in Italia

La scuola italiana, fin dalla sua nascita post-unitaria, è stata uno dei principali teatri del confronto politico. Dalle lotte per la laicità dello Stato ottocentesco fino agli scontri tra sinistra e destra durante il Novecento, passando attraverso il periodo fascista e gli anni della Repubblica, il rapporto tra insegnamento e politica ha conosciuto oscillazioni profonde.

Gli anni ‘70, in particolare, hanno visto il più forte tentativo di politicizzazione della scuola, con molte battaglie sindacali e studentesche che chiedevano maggiore democrazia e inclusione. Eppure, proprio da quelle esperienze è emerso il principio che la scuola debba essere luogo di formazione libera, fondata sull’apertura critica a tutte le idee. La recente controversia Pordenone questionario riporta alla ribalta i vecchi fantasmi della schedatura e della repressione, ma anche i temi sempre attuali di autonomia e pluralismo.

Scuola e neutralità ideologica: tra teoria e pratica

In teoria, l’insegnante italiano è chiamato a garantire un insegnamento imparziale, fondato sull’oggettività dei contenuti disciplinari. In pratica, tuttavia, non sono rari i casi in cui, di fronte a temi sensibili – storia, cittadinanza, diritti civili – si sviluppano discussioni che possono essere percepite come "politiche".

La scuola è anche luogo di formazione del pensiero critico. Docenti e dirigenti sono chiamati a guidare il confronto, intervenire sui casi di indottrinamento, ma senza limitare la libertà di espressione o cadere in forme di censura. In questo contesto, la polemica sulla "propaganda politica a scuola" rimanda a tensioni più generali sulla funzione della scuola nella società.

Il quadro normativo: cosa dice la legge sulla neutralità degli insegnanti

L’articolo 33 della Costituzione italiana stabilisce che "l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento". Anche il Testo Unico sulla Scuola (D.Lgs. 297/1994) prevede la libertà di insegnamento, sottraendola da qualunque ingerenza politica, religiosa o ideologica.

Tale libertà non è assoluta: deve infatti rispettare i principi della Costituzione, ma vieta esplicitamente "attività di indottrinamento o propaganda" a favore di qualsiasi parte politica. Tuttavia, differenziare tra "esposizione critica dei fatti" e "propaganda" è spesso questione soggettiva e di confine. È questa zona grigia che rende temi come il questionario insegnanti sinistra o la schedatura politica insegnanti così delicati e divisivi.

La tutela dei docenti e la libertà di insegnamento

A fronte delle accuse o dei tentativi di schedatura, i docenti sono tutelati da norme chiare. Ogni procedimento che pregiudichi la dignità, la privacy o la libertà di opinione di un insegnante è perseguibile legalmente. Il Ministero dell’Istruzione, negli ultimi anni, ha più volte richiamato i dirigenti scolastici alla vigilanza affinché le scuole restino "luoghi sicuri" per tutti coloro che vi lavorano.

Va ricordato che la libertà di insegnamento non esonera i docenti dal rispetto dei programmi ministeriali e dai principi della Costituzione, ma vieta qualsiasi forma di schedatura sulla base di appartenenza o simpatia politica. Da qui la ferma condanna anche da parte dell’opinione pubblica verso il tentativo di etichettare gli insegnanti in base alle loro idee.

Il punto di vista degli studenti: tra partecipazione e strumentalizzazione

Uno degli aspetti più controversi riguarda il ruolo degli studenti: sono soggetti attivi nel rivendicare una scuola "neutrale" o finiscono per essere strumentalizzati da campagne politiche esterne? In molti, tra i rappresentanti degli studenti, hanno preso le distanze dall’iniziativa, sottolineando che la scuola è il luogo dove si imparano il rispetto e la pluralità delle opinioni e che ridurla a terreno di scontro politico mina la crescita di una cittadinanza consapevole.

Altri, però, ritengono legittimo che si apra un dibattito sul tema della neutralità e della correttezza didattica, a patto che non si sfoci mai in pratiche di delazione o di sospetto generalizzato. Una discussione che resta aperta e che dovrebbe essere affrontata in modo trasparente dentro e fuori i consigli di classe.

Prospettive future e soluzioni possibili

L’accaduto di Pordenone offre l’occasione – e forse il dovere – di riflettere sulla necessità di rafforzare strumenti di dialogo all'interno della scuola italiana. Alcune possibili soluzioni potrebbero essere:

* Organizzare momenti di formazione per gli insegnanti sui temi della neutralità e della gestione dei conflitti. * Promuovere la partecipazione studentesca attraverso strumenti democratici e non strumentalizzati. * Potenziare le procedure di segnalazione interne alle scuole, evitando la deriva di "schedature" e promuovendo il confronto tra parti sociali. * Sostenere campagne di educazione civica che spieghino come la scuola sia luogo di pluralismo, mai di omologazione.

Conclusione: la scuola tra autonomia, pluralismo e nuove sfide

Il caso del questionario sugli "insegnanti di sinistra" a Pordenone riporta alla ribalta antiche paure e nuove sfide nel sistema scolastico italiano. Più che di "malattia di destra" o "malattia di sinistra", si tratta di una questione democratica: la ricerca di un equilibrio tra libertà di insegnamento, rispetto delle opinioni e tutela dalla strumentalizzazione politica.

In un panorama in costante trasformazione, la scuola rimane l’ultimo presidio di pluralismo e autonomia. Solo un dialogo costruttivo, fondato su regole chiare e rispetto reciproco, potrà impedire che torni a essere "terreno di caccia" per lotte ideologiche e strumentalizzazioni.

Pubblicato il: 30 gennaio 2026 alle ore 09:16