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Piano Mattei, la scuola diventa leva strategica per l'Africa: le intese con Etiopia, Egitto, Tunisia e Algeria

La sottosegretaria Frassinetti rilancia il ruolo dell'istruzione nella cooperazione mediterranea: dalla filiera professionale 4+2 all'insegnamento dell'italiano, ecco la roadmap del governo

* L'istruzione al centro del Piano Mattei * Le intese bilaterali: Etiopia, Egitto, Tunisia e Algeria * La filiera professionale 4+2 come modello di esportazione * Lingua italiana all'estero: qualità prima di tutto * Cooperazione mediterranea: una partita che si gioca sui banchi

L'istruzione al centro del Piano Mattei {#listruzione-al-centro-del-piano-mattei}

Che il Piano Mattei per l'Africa non fosse solo una questione di energia e infrastrutture lo si era capito da tempo. Ma che la scuola potesse diventarne uno dei pilastri portanti è un passaggio politico tutt'altro che scontato. A ribadirlo con forza è stata Paola Frassinetti, sottosegretaria all'Istruzione e al Merito, intervenuta a un vertice dedicato proprio alla declinazione educativa del piano di cooperazione italo-africano voluto dal governo Meloni.

"Un investimento cruciale per i Paesi africani", ha definito Frassinetti il capitolo istruzione del Piano Mattei, segnalando come la formazione rappresenti non un corollario, ma una delle direttrici strategiche su cui Roma intende costruire rapporti di lungo periodo con il continente. Stando a quanto emerge dal vertice, il 2026 segna un'accelerazione concreta su più fronti: accordi bilaterali, esportazione di modelli formativi, diffusione della lingua italiana.

Una strategia che, va detto, arriva in un momento non facile per il comparto istruzione nazionale, dove i sindacati protestano contro le riduzioni in busta paga per docenti e personale ATA. Ma evidentemente l'esecutivo ritiene che la proiezione internazionale della scuola italiana possa camminare su un binario parallelo rispetto alle tensioni interne.

Le intese bilaterali: Etiopia, Egitto, Tunisia e Algeria {#le-intese-bilaterali-etiopia-egitto-tunisia-e-algeria}

Il cuore operativo del Piano Mattei in ambito educativo poggia su una serie di intese bilaterali già avviate o in fase avanzata di definizione. Frassinetti ha citato espressamente quattro Paesi: Etiopia, Egitto, Tunisia e Algeria.

Non si tratta di una scelta casuale. L'Egitto e la Tunisia rappresentano le due sponde più immediate del Mediterraneo, con flussi migratori consistenti e comunità italiane storicamente radicate. L'Algeria è un partner energetico di primo piano, il cui rapporto con l'Italia si è intensificato dopo la crisi delle forniture russe. L'Etiopia, dal canto suo, è considerata un hub strategico per l'Africa orientale, con una popolazione giovane in crescita demografica impetuosa — oltre 60 milioni di etiopi hanno meno di 25 anni.

In ciascuno di questi contesti, la cooperazione educativa assume sfumature diverse: programmi di formazione tecnica, scambi di docenti, sostegno alla creazione di istituti professionali sul modello italiano. L'obiettivo dichiarato è duplice — formare capitale umano qualificato in loco e, al tempo stesso, costruire canali di migrazione regolare legati alle competenze.

La filiera professionale 4+2 come modello di esportazione {#la-filiera-professionale-42-come-modello-di-esportazione}

Tra gli strumenti che il governo intende promuovere nei Paesi partner africani spicca la filiera professionale e tecnica del 4+2, la riforma che in Italia ha riorganizzato l'istruzione professionale in un percorso quadriennale seguito da due anni di specializzazione negli ITS Academy.

Un modello che ha faticato non poco a imporsi nel panorama italiano — le sperimentazioni quadriennali raccolgono ancora numeri contenuti rispetto al percorso tradizionale quinquennale — ma che sulla carta risponde a un'esigenza universale: ridurre il divario tra formazione e mercato del lavoro. In Africa, dove la disoccupazione giovanile supera in molti Paesi il 30%, un approccio centrato sulle competenze tecniche potrebbe avere un impatto significativo.

Frassinetti ha parlato di "promozione" della filiera 4+2 nei contesti africani, senza però entrare nel dettaglio delle modalità operative. Resta da capire se si tratterà di una trasposizione integrale del modello italiano, di un adattamento ai sistemi formativi locali, o di un programma di gemellaggio tra istituti. La questione resta aperta, ma la direzione politica è chiara.

Lingua italiana all'estero: qualità prima di tutto {#lingua-italiana-allestero-qualità-prima-di-tutto}

L'altro fronte su cui il Piano Mattei punta con decisione è l'insegnamento della lingua italiana nei Paesi africani coinvolti. Non una novità assoluta — la rete degli Istituti Italiani di Cultura e delle scuole italiane all'estero opera da decenni — ma un cambio di passo nell'approccio: l'accento, ha sottolineato la sottosegretaria, cade sulla qualità dell'insegnamento, non sulla mera espansione numerica.

Si tratta di un investimento che ha evidenti ricadute culturali, ma anche economiche e geopolitiche. La lingua è uno strumento di _soft power_: ogni studente africano che impara l'italiano diventa un potenziale ponte verso il sistema produttivo, accademico e commerciale del nostro Paese. In un contesto in cui Francia, Cina e Turchia competono aggressivamente per l'influenza culturale nel continente, la mossa italiana ha un suo razionale strategico preciso.

D'altronde, il tema della formazione internazionale è sempre più centrale anche nella direzione opposta: cresce il numero di studenti che guardano a percorsi di istruzione internazionale verso USA e Canada per ottenere la residenza permanente. Il Piano Mattei prova a inserirsi in questa mobilità globale delle competenze, offrendo l'Italia come polo attrattivo — e non solo come Paese di transito.

Cooperazione mediterranea: una partita che si gioca sui banchi {#cooperazione-mediterranea-una-partita-che-si-gioca-sui-banchi}

Il filo conduttore che lega tutti questi interventi è la visione del Mediterraneo come spazio di cooperazione formativa, non solo di gestione emergenziale dei flussi migratori. Frassinetti ha insistito sul concetto di "rafforzamento della cooperazione tra le due sponde", un linguaggio che riecheggia il Processo di Barcellona e le politiche europee di vicinato, calate però nella specificità della strategia italiana.

È un approccio ambizioso. Le esperienze passate — dai programmi Tempus ai partenariati Erasmus+ con i Paesi del vicinato — insegnano che la cooperazione educativa produce risultati solo quando è accompagnata da risorse adeguate, continuità nel tempo e reale coinvolgimento delle istituzioni locali. Il rischio, altrimenti, è quello di annunci a cui seguono protocolli d'intesa destinati a restare lettera morta nei cassetti dei ministeri.

I numeri, per ora, non sono stati resi pubblici nel dettaglio. Quanto del budget complessivo del Piano Mattei — circa 5,5 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private secondo le stime governative — sarà effettivamente destinato all'istruzione? È la domanda a cui, nei prossimi mesi, il governo dovrà dare una risposta concreta.

Quel che è certo è che la scelta di mettere la scuola tra le priorità della cooperazione con l'Africa segna un cambio di registro rispetto al passato. Non più solo aiuti umanitari o accordi commerciali, ma investimento sul capitale umano. Se le parole di Frassinetti troveranno riscontro nei fatti, il Piano Mattei potrebbe davvero rappresentare un tassello nuovo nella proiezione dell'Italia verso il Sud del mondo. Un tassello che, per una volta, non è fatto di gasdotti o contratti di fornitura, ma di aule, laboratori e cattedre.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 13:33