Permanenza nella scuola dell’infanzia: nuove direttive per esigenze educative speciali a Torino
Indice
1. Introduzione 2. Il quadro normativo vigente sulla permanenza nella scuola dell’infanzia 3. La nuova nota dell’Ufficio scolastico di Torino 4. Deroga all'obbligo di istruzione: famiglie e procedure 5. Casi specifici: bambini con disabilità, bambini adottati, vulnerabilità e nuovi arrivati 6. Il ruolo dei Dirigenti scolastici nella decisione sulla permanenza 7. Le implicazioni educative e sociali delle nuove direttive 8. Opinioni degli esperti e delle associazioni 9. Aspetti pratici e suggerimenti per le famiglie 10. Conclusioni e prospettive future
Introduzione
Nel mese di febbraio 2026, una nota diramata dall’Ufficio scolastico di Torino sta ridefinendo le modalità operative e i criteri di permanenza nella scuola dell’infanzia per un anno aggiuntivo, soprattutto in presenza di esigenze educative speciali. La direttiva rappresenta un passaggio fondamentale per l’inclusione nella scuola infanzia, sottolineando l’attenzione verso bambini con disabilità, alunni adottati e, più recentemente, bambini appena arrivati in Italia o in condizioni di vulnerabilità.
A Torino e in tutta Italia, la questione della permanenza scuola infanzia è da tempo oggetto di dibattito tra famiglie, insegnanti e responsabili istituzionali. Punti importanti come le deroghe all’obbligo di istruzione e le esigenze specifiche dei piccoli alunni sono tornati al centro della riflessione con l’entrata in vigore della suddetta nota.
Il quadro normativo vigente sulla permanenza nella scuola dell’infanzia
La normativa nazionale italiana prevede l’accesso alla scuola primaria all’età di sei anni, lasciando la frequenza della scuola dell’infanzia (nota come scuola materna) nel periodo 3-6 anni come non obbligatoria ma altamente consigliata. Tuttavia, casi particolari possono indurre una richiesta di proroga o permanenza per un ulteriore anno. Le tipologie di casi considerate per la deroga obbligo istruzione erano, fino a tempi recenti, essenzialmente limitate a bambini con disabilità certificate o a specifiche condizioni familiari, come nel caso di bambini adottati in tarda età.
La permanenza nella scuola dell’infanzia era infatti prevista come soluzione eccezionale, per garantire un percorso educativo che rispondesse meglio ai tempi di maturazione individuale, alle esigenze personali o sociali e a condizioni cliniche particolari.
La giurisprudenza e la normativa regionale hanno a loro volta integrato e raffinato le linee guida, chiarendo il ruolo delle famiglie nella richiesta e definendo ambiti e procedure.
La nuova nota dell’Ufficio scolastico di Torino
La nota dell’Ufficio scolastico Torino del febbraio 2026 segna un avanzamento significativo. Infatti, oltre a confermare le prassi relative ai bambini con disabilità o adottati, l’atto amministrativo estende con chiarezza la possibilità di permanenza al tema delle esigenze educative speciali. In tale definizione sono inclusi:
* Bambini che vivono situazioni di vulnerabilità sociale o familiare * Recenti arrivi in Italia scuola infanzia, ovvero alunni che hanno da poco raggiunto il territorio nazionale e necessitano di un tempo maggiore di adattamento linguistico e culturale * Ulteriori motivazioni documentate che rendono opportuna, sotto il profilo educativo e psicopedagogico, la permanenza nella scuola dell'infanzia
La nota specifica che la deroga all’obbligo di istruzione può essere concessa, previa richiesta motivata della famiglia e approfondita valutazione da parte del Dirigente scolastico, solo in casi eccezionali e documentati.
Deroga all'obbligo di istruzione: famiglie e procedure
La deroga obbligo istruzione nella scuola infanzia vene regolata strettamente dalla normativa e dalla prassi amministrativa. La nuova nota ribadisce che essa può essere attivata solo ed esclusivamente su richiesta formale della famiglia. Ciò implica che non è la scuola a proporre la permanenza come soluzione standard, ma che il primo impulso deve essere familiare.
La procedura prevede che:
1. La famiglia, qualora rilevi la necessità di un anno aggiuntivo alla scuola dell’infanzia per motivi di tipo educativo, sociale, linguistico o sanitario, presenti una richiesta motivata 2. Tale richiesta debba essere accompagnata dalla documentazione rilasciata da specialisti, assistenti sociali, o altro personale qualificato che attesti l’effettiva esistenza delle esigenze educative speciali 3. Il Dirigente scolastico, presa visione della documentazione e sentiti i docenti, valuti caso per caso la sussistenza delle condizioni di eccezionalità
Questo iter si ispira alla centralità dell’interesse superiore del minore, evitando automatismi e personalizzando la risposta istituzionale alle esigenze del singolo bambino.
Casi specifici: bambini con disabilità, bambini adottati, vulnerabilità e nuovi arrivi
Nell’analisi delle normativa scuola infanzia Torino, la nota offre esempi concreti dei casi in cui la permanenza può essere autorizzata:
* Bambini con disabilità scuola infanzia: Sono inclusi quei piccoli che presentano certificazioni secondo la Legge 104/92 (articolo di riferimento per l’inclusione scolastica in Italia), che richiedono un tempo maggiore per conseguire competenze di base propedeutiche all’ingresso nella scuola primaria. Il team educativo e la famiglia valutano insieme l’opportunità dell’anno in più.
* Bambini adottati permanenza scuola infanzia: L’inserimento spesso in età più avanzata o la presenza di particolari bisogni post-adottivi può richiedere una permanenza prolungata, per favorire l’adattamento psicologico, affettivo e relazionale, sostenendo al meglio il processo di inclusione scolastica.
* Recenti arrivi Italia scuola infanzia: Per i bambini che hanno da poco raggiunto il nostro Paese – spesso con una storia migratoria complessa e senza un’adeguata conoscenza della lingua italiana – l’ulteriore anno rappresenta un fondamentale periodo di inserimento, indispensabile per l’acquisizione delle competenze linguistiche e la familiarizzazione con i nuovi contesti sociali e culturali.
* Vulnerabilità bambini scuola infanzia: Si considera anche la possibilità di deroga per minori in situazioni di disagio sociale, familiare o economico particolare, come nel caso di minori seguiti dai servizi sociali o in condizioni considerate al limite dell’accettabilità per un sereno passaggio alla primaria.
In tutti i casi, il criterio centrale resta la documentazione accurata dei bisogni e la collaborazione tra famiglia, scuola e servizi territoriali.
Il ruolo dei Dirigenti scolastici nella decisione sulla permanenza
Un punto fondamentale della normativa scuola infanzia Torino ribadito dalla nota riguarda la decisione dei Dirigenti scolastici. La loro autonomia decisionale è forte, ma vincolata a precisi obblighi di motivazione e documentazione. La permanenza nella scuola dell’infanzia resta infatti una soluzione eccezionale e documentata.
I Dirigenti sono tenuti a:
* Accertarsi che la richiesta provenga dalla famiglia, non dal personale scolastico * Richiedere documentazione aggiornata a supporto delle motivazioni * Coinvolgere il team degli insegnanti nella valutazione pedagogica * Redigere un verbale motivato della decisione, comunicandola formalmente agli interessati e garantendo la trasparenza dell’atto
È inoltre sottolineato l’obbligo di collaborazione con i servizi territoriali (ASL, servizi sociali, enti locali) per acquisire una visione completa della situazione del minore.
Le implicazioni educative e sociali delle nuove direttive
Le novità introdotte dalla nota ufficio scolastico Torino hanno un impatto tangibile sull’inclusione e sul successo formativo dei minori.
Aspetti positivi
* Maggiore flessibilità: Permette di rispondere concretamente agli specifici bisogni di bambini con disabilità, vulnerabilità o storie migratorie * Cura dell’individualità: Le soluzioni non sono precostituite, ma pensate “intorno” al bambino * Sostegno al benessere psico-sociale: Un anno in più nella scuola dell’infanzia può garantire una maturazione più serena e sicura
Rischi e criticità
* Potenziale disparità applicativa tra scuole, legata sia alla sensibilità dei dirigenti, sia alla disponibilità di risorse * Rischio di «medicalizzazione» eccessiva del percorso scolastico, con una burocrazia che potrebbe essere vissuta dalle famiglie come ostacolo * Esigenza di formazione mirata di tutto il personale docente sulla gestione delle esigenze educative speciali
Opinioni degli esperti e delle associazioni
Secondo molti esperti di pedagogia e rappresentanti delle associazioni dei genitori, la direttiva torinese rappresenta una conquista per i diritti dei minori e un rafforzamento della scuola inclusiva. In particolare, l’apertura verso i neo-arrivati e i bambini in situazione di vulnerabilità è valutata positivamente, poiché permette una presa in carico personalizzata che potrebbe altrimenti andare perduta in un meccanismo standardizzato.
D’altro canto, la decisione dirigenti scolastici scuola infanzia viene considerata comunque delicata, richiedendo formazione, sensibilità e un costante aggiornamento sui criteri valutativi.
Le associazioni dei genitori auspicano, inoltre, che la collaborazione tra la scuola e i servizi territoriali sia puntuale e che le famiglie siano accompagnate nel percorso burocratico, non lasciate sole.
Aspetti pratici e suggerimenti per le famiglie
Le famiglie che intendano richiedere la permanenza scuola infanzia devono prepararsi raccogliendo documentazioni, certificazioni e relazioni di specialisti. Può essere utile:
* Farsi guidare dai referenti scolastici per i BES (Bisogni Educativi Speciali) * Consultare i servizi sociali, sanitari o l’esperto privato che segue il bambino * Redigere una richiesta chiara e ben motivata * Partecipare agli incontri programmati tra scuola e famiglia, presentando domande e osservazioni
Le scuole, dal canto loro, dovrebbero offrire sportelli di ascolto, modulistica chiara e trasparenza su tutto l’iter amministrativo.
Conclusioni e prospettive future
Le direttive dell’Ufficio scolastico Torino tracciano una strada più inclusiva e flessibile nella gestione dei percorsi scolastici dei bambini più fragili, permettendo di declinare la permanenza nella scuola dell’infanzia in modo adattato alle reali condizioni di ciascuno.
Questa nuova prassi, se accompagnata da formazione e risorse adeguate, può contribuire a ridurre il disagio scolastico, prevenire insuccessi futuri e sostenere un’integrazione efficace di tutte le componenti fragili. Rimane, tuttavia, la necessità di un monitoraggio puntuale sull’applicazione concreta, affinché nessuna famiglia debba subire ritardi non necessari o un carico burocratico insostenibile.
Si auspica infine che le migliori pratiche sperimentate a Torino possano essere col tempo riprese e armonizzate a livello nazionale, restituendo alla scuola dell’infanzia il ruolo cardine all’interno del sistema educativo pubblico.