Il decreto interministeriale 118 del 25 giugno 2026, registrato alla Corte dei conti il 13 luglio, fissa a 7.389 posti il contingente organico dei dirigenti scolastici e degli ex DSGA per il 2027/28 e il 2028/29. Nel 2029/30 la dotazione scende a 7.381 unità: otto regioni perdono un posto ciascuna.
I numeri del triennio 2027-2030
Le regioni interessate dalla riduzione di un posto nel 2029/30 sono Abruzzo, Campania, Friuli Venezia Giulia (scuole con lingua di insegnamento italiana), Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte e Sicilia. Restano invariati i contingenti delle altre regioni per l'intero triennio.
Il decreto stabilisce i coefficienti di calcolo del numero di scuole autonome, misurati in alunni per sede: 929,5 nel 2027/28, 918,5 nel 2028/29, 902,4 nel 2029/30. Il valore cala progressivamente perché la popolazione scolastica prevista dall'ISTAT si riduce. A questi coefficienti si aggiunge un correttivo percentuale per garantire stabilità alla rete: 2,00% nel 2027/28, 1,93% nel 2028/29 e nuovamente 2,00% nel 2029/30. Per le scuole con lingua di insegnamento slovena o bilingue del Friuli Venezia Giulia restano 11 posizioni per ciascun anno, con la possibilità di attivare fino a 14 istituzioni in deroga.
Chi cala nel 2029/30 e chi resta stabile
La Lombardia scende da 1.108 a 1.107 posti, la Campania da 830 a 829, la Sicilia da 705 a 704, il Piemonte da 515 a 514, le Marche da 208 a 207, la Liguria da 169 a 168, il Friuli italiano da 139 a 138 e l'Abruzzo da 179 a 178. Le regioni che tengono il proprio contingente per tutti e tre gli anni includono Basilicata (83), Molise (45), Umbria (130), Emilia-Romagna (515), Lazio (679), Puglia (565), Sardegna (223), Toscana (450), Veneto (556) e Calabria (279).
Il confronto con il triennio precedente aiuta a capire. Il DM 127 del 30 giugno 2023 fissava per il 2026/27 un contingente di 7.309 posti: -152 rispetto ai 7.461 del 2024/25. Nel 2025 il DM 124 ha aggiornato i criteri e riportato il totale del 2026/27 a 7.389, recuperando 80 posti grazie a un calo demografico meno pronunciato del previsto. Il nuovo decreto 118 fotografa quel numero e lo tiene fermo per due anni, cedendo solo otto posizioni nel terzo. La riforma 1.3 del PNRR ha esaurito la spinta iniziale al taglio: quello che resta è un aggiustamento marginale legato al parametro demografico regionale.
Cosa cambia per regioni e concorso presidi
Le Regioni devono chiudere il piano di dimensionamento della rete scolastica entro il 31 ottobre di ogni anno, nei limiti del contingente annuale. Il termine è vincolante: in caso di mancato accordo, il decreto sostitutivo del solo MIM di concerto con il MEF è adottato entro il 30 giugno successivo. Il correttivo del 2% consente forme di compensazione interregionale, ma la fotografia complessiva è quella della tabella A allegata al decreto.
Per chi lavora nella scuola l'effetto pratico riguarda soprattutto la mobilità e le assunzioni. Le regioni che perdono un posto non azzerano un ruolo, ma vedono ridursi le disponibilità future per il concorso ordinario dirigenti scolastici e per i trasferimenti. La geografia degli organici resta squilibrata a favore del Nord: la Lombardia mantiene 1.107 dirigenti anche dopo il taglio, mentre le regioni più piccole del Sud e del Centro chiudono il triennio con i numeri di partenza. La dinamica dei rientri al Sud dei dirigenti scolastici resta uno dei nodi aperti del sistema.
Sul piano operativo, la valutazione dei dirigenti passa per il portale SNV che nel passaggio all'anno scolastico 2025/26 ha registrato malfunzionamenti. La tenuta della piattaforma sarà messa alla prova dall'entrata a regime del nuovo triennio, che si sovrappone all'aggiornamento delle indicazioni nazionali dal 2026/2027 e ai piani di dimensionamento regionali.
Il primo test sui contingenti 2027-2030 arriverà con i piani regionali che le giunte devono chiudere entro il 31 ottobre 2026. Il testo integrale del decreto 118/2026 sul sito del MIM contiene la tabella A con i posti per regione e le note sulle deroghe per le scuole slovene.