Mobilità Intercompartimentale e Comandi nella Scuola: Chiarimenti sulla Normativa 2026 per il Personale del Lazio
Indice
1. Introduzione 2. Contesto normativo: la circolare dell’USR Lazio 3. Che cos’è la mobilità intercompartimentale nel settore scolastico 4. Cosa prevede la normativa 2026 sulla mobilità intercompartimentale 5. I principali divieti per trasferimenti, nulla osta e comandi nelle scuole 6. L’esclusione di docenti e personale ATA dalle procedure 7. Ruolo dei dirigenti scolastici nella diffusione della circolare 8. Motivazioni delle restrizioni: perché tali vincoli? 9. Riferimenti normativi e fonti ufficiali 10. Impatti pratici e conseguenze per il personale scolastico 11. Confronto con altre amministrazioni pubbliche 12. Osservazioni sulle regole per la mobilità amministrativa nelle scuole 13. Possibili futuri aggiornamenti normativi e prospettive 14. Sintesi e considerazioni finali
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Introduzione
Negli ultimi anni il tema della mobilità del personale scolastico – sia docente che amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) – è stato al centro dell’attenzione nel mondo scuola. La recente circolare emessa dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio il 18 febbraio 2026 segna una svolta importante, chiarendo con fermezza i limiti e i divieti alla cosiddetta mobilità intercompartimentale e al rilascio di nulla osta per trasferimenti in altri comparti della Pubblica amministrazione. Una decisione che si inserisce nel più ampio panorama della normativa mobilità scuola 2026, sollevando quesiti rilevanti sugli impatti che queste misure avranno su docenti, personale ATA, dirigenti scolastici e sugli stessi assetti organizzativi degli istituti nel Lazio.
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Contesto normativo: la circolare dell’USR Lazio
La circolare n. — del 18 febbraio 2026, diffusa dall’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio, ha come scopo principale quello di sgomberare il campo da dubbi e richieste irregolari in materia di trasferimenti, comandi e distacchi di personale scolastico verso altri enti della Pubblica amministrazione. L’intervento si è reso necessario a seguito del crescente numero di istanze per mobilità intercompartimentale e distacchi, spesso fondate su una interpretazione non conforme delle normative vigenti. Il testo ufficiale richiama sia le disposizioni nazionali che quelle specificamente declinate per il comparto scuola, ribadendo il carattere inchiudibile della porta alla mobilità verso altri comparti dell’amministrazione pubblica per il personale scolastico.
Il tutto si inserisce nel quadro delle politiche attuali sulla gestione del personale scolastico, mirate a tutelare la continuità didattica, il buon funzionamento degli istituti e il rispetto delle specificità contrattuali proprie della scuola statale.
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Che cos’è la mobilità intercompartimentale nel settore scolastico
Per “mobilità intercompartimentale personale scolastico” si intende il trasferimento di personale della scuola (docenti, ATA) da questo comparto ad altri comparti del pubblico impiego, ad esempio da una scuola a un ente locale, ministero, università, ASL, agenzia pubblica, ecc. Si tratta di un tema che coinvolge vari aspetti giuridici e contrattuali e che, proprio per le sue ricadute organizzative e funzionali, viene regolato puntualmente dalla legge e dai contratti collettivi nazionali di lavoro (CCNL) del comparto scuola.
Solitamente, in altri comparti della pubblica amministrazione, la possibilità di mobilità presso altri enti – seppure soggetta a specifici vincoli e autorizzazioni – è prevista dalle norme generali sul pubblico impiego (D.lgs. 165/2001 e successive modifiche). Tuttavia, la specificità del comparto scuola determina un quadro di regole più stringenti.
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Cosa prevede la normativa 2026 sulla mobilità intercompartimentale
Nel 2026, il quadro normativo specifico sancisce l’inammissibilità della mobilità intercompartimentale per il personale scolastico. L’USR Lazio, tramite la sua circolare, ha chiarito che:
* Non saranno presi in considerazione trasferimenti di personale docente e ATA verso altri comparti della Pubblica amministrazione; * Non verranno rilasciati nulla osta per la mobilità ai sensi delle norme generali sulla mobilità volontaria tra amministrazioni pubbliche; * Non è possibile porre il personale scolastico in comando o distacco presso altri enti, * I dirigenti scolastici sono direttamente chiamati a diffondere e far rispettare tali direttive.
Tali misure confermano e rafforzano la posizione già espressa in precedenti disposizioni, puntando alla chiarezza e ad arginare le richieste non in linea con il sistema normativo vigente.
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I principali divieti per trasferimenti, nulla osta e comandi nelle scuole
Entrando nel dettaglio operativo, la circolare USR Lazio personale scolastico elenca i principali divieti e regole applicabili dal 2026:
* Divieto di nulla osta per mobilità scuola pubblica: I responsabili degli Uffici scolastici non possono concedere nulla osta al passaggio diretto del personale verso altre amministrazioni. * No ai comandi e distacchi: Non è consentito disporre il comando temporaneo o il distacco del personale scolastico in altri enti pubblici (ad esempio presso università, ASL, enti locali). * Esclusione dalle procedure di mobilità volontaria: Le modalità di trasferimento ex art. 30 D.lgs. 165/2001 (“mobilità volontaria tra comparti”) non sono applicabili a docenti e ATA. * Rigetto delle istanze: Tutte le eventuali domande presentate ai sensi delle norme sopra citate dovranno essere dichiarate inammissibili.
Questi punti si inseriscono in un quadro di rafforzamento delle regole sulla mobilità personale amministrativo scuola e personale docente, con l’obiettivo dichiarato di evitare carenze improvvise di organico che possano compromettere la qualità della didattica e dei servizi scolastici.
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L’esclusione di docenti e personale ATA dalle procedure
Uno degli aspetti principali della normativa mobilità scuola 2026 nel Lazio è la netta esclusione di docenti e personale ATA da tutte le procedure previste per la mobilità intercompartimentale. Questo significa che, a differenza di dipendenti di altri comparti pubblici, il personale delle scuole:
* Non può avvalersi di trasferimenti verso altri enti tramite nulla osta o mobilità volontaria; * Non può essere distaccato o comandato presso altre amministrazioni; * Può accedere unicamente alle ordinarie procedure interne previste dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, come la mobilità territoriale tra scuole della stessa provincia o regione, nei tempi e nei modi consentiti dalle apposite ordinanze ministeriali.
Questa esclusione rappresenta una tutela per la _continuità del servizio pubblico scolastico_, spesso compromessa dai trasferimenti verso altri comparti della P.A., e rafforza la specificità del ruolo educativo e amministrativo esercitato all’interno delle scuole statali.
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Ruolo dei dirigenti scolastici nella diffusione della circolare
La circolare dell’USR Lazio pone una responsabilità diretta e importante in capo ai dirigenti scolastici. Sono proprio loro che dovranno:
* Informare in modo chiaro tutto il personale delle nuove regole; * Vigilare sul rispetto dei divieti e rigettare le domande non conformi; * Inserire riferimenti alla normativa nelle comunicazioni e negli avvisi interni; * Prevenire richieste infondate che, come si legge nella circolare, rischiano di alimentare false aspettative e problematiche gestionali negli istituti.
Viene così rafforzato il ruolo gestionale dei dirigenti, chiamati a essere presidi anche della legalità e della corretta applicazione delle normative in tema di _regole mobilità scuola pubblica_.
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Motivazioni delle restrizioni: perché tali vincoli?
Le restrizioni alla mobilità intercompartimentale personale scolastico nascono da esigenze concrete e strategiche:
1. Tutela della continuità didattica: trasferimenti e distacchi frequenti hanno un impatto negativo sulla qualità dei progetti formativi. 2. Funzionamento amministrativo ottimale: il personale ATA è essenziale per l’efficienza degli uffici di segreteria, la cui carenza genera disservizi per famiglie e studenti. 3. Specificità contrattuale: la mobilità tra comparti non sempre garantisce la coerenza tra i profili professionali e le mansioni richieste. 4. Stabilità dell’organico: la gestione delle risorse umane nel settore scuola richiede programmazione su base pluriennale, difficilmente compatibile con flussi di personale verso altri enti. 5. Evita disparità di trattamento: consentire la mobilità solo ad alcune figure rischierebbe di generare disparità rispetto ad altri pubblici dipendenti del comparto scolastico.
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Riferimenti normativi e fonti ufficiali
La disciplina trova fondamento in alcune norme cardine:
* Legge 124/1999 (art. 29 e ss.) sulle autonomie scolastiche e la gestione del personale; * D.lgs. 165/2001 (art. 30), che stabilisce i criteri generali per la mobilità tra comparti della PA ma la cui applicazione è esclusa per il personale scolastico; * Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Scuola, che regolamenta i passaggi tra scuole e limiti intercompartimentali; * Circolari annuali del Ministero dell’Istruzione inerenti le procedure di mobilità.
L’USR Lazio non fa che ribadire e dettagliare quanto espresso già da tali fonti, in risposta alle problematiche emerse nella prassi applicativa.
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Impatti pratici e conseguenze per il personale scolastico
A livello pratico, il nuovo divieto di nulla osta mobilità scuola pubblica e dei comandi comporta che:
* Non è possibile presentare domande di trasferimento verso altri enti pubblici se si è personale docente o ATA; * Non si potrà essere comandati presso uffici di Ministeri, Regioni, Comuni, Province, ASL, Università, Tribunali, ecc.; * È necessario rispettare esclusivamente le procedure interne di mobilità promosse annualmente dal MIUR (rinominato ora MIM, Ministero Istruzione e Merito), che prevedono movimenti tra scuole della stessa area geografica. * Qualsiasi domanda presentata per la mobilità amministrativa verso altri comparti sarà immediatamente dichiarata inammissibile, senza possibilità di eccezioni individuali.
Il personale, quindi, dovrà programmare la propria carriera esclusivamente all’interno del comparto scuola o tramite mobilità verticale e orizzontale previste dal CCNL.
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Confronto con altre amministrazioni pubbliche
È importante sottolineare che queste limitazioni sono specifiche per la scuola statale. In altri comparti della Pubblica amministrazione – ad esempio enti locali, sanità, raccolta tributi – la mobilità intercompartimentale è spesso consentita, talora incentivata per valorizzare le competenze e agevolare la mobilità professionale tra enti.
Nel comparto scuola, la scelta è di garantire coesione e _stabilità_, aspetti considerati di fondamentale importanza per la qualità del servizio scolastico pubblico.
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Osservazioni sulle regole per la mobilità amministrativa nelle scuole
Molti osservatori sottolineano vantaggi e svantaggi del blocco alla mobilità intercompartimentale:
* Tra i vantaggi: la certezza degli organici, continuità del servizio, minori disagi per studenti e famiglie; * Tra gli svantaggi: minori possibilità di crescita professionale per il personale scolastico, impossibilità di valorizzare professionalità in altri settori pubblici, percezione di rigidità del sistema.
Altri comparti, pur potendo ricorrere a strumenti di mobilità amministrativa, sono comunque soggetti a vincoli e contingentamenti, soprattutto in presenza di fabbisogno di personale qualificato.
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Possibili futuri aggiornamenti normativi e prospettive
È difficile prevedere cambiamenti radicali a breve termine, ma il dibattito sulla mobilità scuola pubblica potrebbe riprendere vigore nei prossimi anni, specialmente alla luce dei cambiamenti in atto nella Pubblica amministrazione (digitalizzazione, semplificazioni, riforma dei concorsi).
Le associazioni di categoria, i sindacati e gli esperti di politiche scolastiche chiedono di monitorare attentamente gli effetti della normativa, valutando se le esigenze di tutela della continuità si possano conciliare in futuro anche con un maggiore spazio alla flessibilità e alla valorizzazione delle competenze through temporary assignments (comandi) regolamentati.
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Sintesi e considerazioni finali
In conclusione, la circolare USR Lazio del 18 febbraio 2026 chiarisce e rafforza il principio di esclusione della mobilità intercompartimentale per personale docente e ATA. Né trasferimenti, né nulla osta, né comandi o distacchi verso altri enti della PA sono oggi consentiti, almeno per l’anno scolastico 2026 e fino a ulteriori modifiche legislative.
Questi vincoli, pur restrittivi sotto il profilo delle opportunità individuali, sono motivati dalla necessità di garantire _continuità, tutela del servizio agli studenti e funzionamento regolare delle stesse scuole pubbliche_. I dirigenti scolastici si fanno garanti della diffusione attiva di queste regole per evitare fraintendimenti e richieste infondate.
La discussione sul tema _rimane comunque aperta_: potrebbe toccare future riforme se emergeranno esigenze significative a livello nazionale o locale.