Un provvedimento in arrivo in Consiglio dei ministri introdurrà per legge il numero massimo di studenti stranieri per classe, l'obbligo per i genitori di alunni con gravi problemi di inserimento di apprendere l'italiano e il divieto di burqa e niqab a scuola. L'annuncio è stato dato il 20 settembre 2026 dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, sul palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale di Fratelli d'Italia. La premier non ha indicato la soglia esatta né la data del passaggio in Cdm, ma ha inserito il pacchetto nel filone delle misure sulla scuola annunciate in vista della prossima manovra.
Cosa prevede il provvedimento annunciato
* Un tetto massimo di studenti con cittadinanza non italiana per classe, fissato per la prima volta con norma primaria.
* Obbligo per i genitori di studenti stranieri con gravi problemi di inserimento scolastico di apprendere la lingua italiana.
* Divieto di indossare burqa e niqab all'interno degli edifici scolastici.
Meloni ha motivato la scelta davanti ai giovani di FdI: «Non esiste che in una classe italiana a sentirsi in un angolo siano bambini italiani perché sono diventati la minoranza. Non si può fare». La presidente del Consiglio ha inserito il provvedimento in un pacchetto più ampio sulla scuola, che comprende anche l'estensione della denominazione di liceo agli istituti tecnico-professionali, con l'obiettivo di rimarcare la parità di valore fra i percorsi liceali, tecnici e professionali.
Il precedente Gelmini e la reazione dei presidi
Un limite agli alunni con cittadinanza non italiana esiste già in via amministrativa dal 2010: la circolare firmata dall'allora ministra Mariastella Gelmini fissava al 30% per classe la soglia orientativa, con applicazione lasciata all'autonomia dei singoli istituti. Trasformare quel tetto in obbligo di legge, come annunciato dalla premier, ne cambierebbe la natura giuridica e imporrebbe alle scuole vincoli più stringenti in fase di iscrizione e formazione delle classi. Il ministero dell'Istruzione rileva ogni anno una quota di alunni con cittadinanza non italiana intorno all'11 per cento sul totale della popolazione scolastica, con concentrazioni molto più alte in alcuni territori del Nord e nei quartieri urbani a forte presenza migratoria.
Il presidente dell'Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli ha giudicato il tetto condivisibile ma difficile da applicare: «Il criterio è la vicinanza della scuola, che facciamo, li mandiamo via?». Il nodo per i dirigenti è la ridistribuzione degli alunni tra plessi vicini nei quartieri ad alta presenza di famiglie straniere, dove la prossimità dell'abitazione all'edificio scolastico rende complessa la formazione di classi con quote prefissate senza produrre lunghi spostamenti quotidiani per i bambini.
Il testo dovrà ora passare dal Consiglio dei ministri per assumere forma di provvedimento: solo dopo quel passaggio saranno noti la soglia esatta, le sanzioni per gli istituti che la superano e le modalità di controllo. Da quel momento dirigenti scolastici e famiglie potranno capire come cambieranno iscrizioni e composizione delle classi già dal prossimo anno scolastico, e in che misura il vincolo di legge inciderà sulle scelte di zona nei territori più esposti.