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Libri scolastici invenduti ai docenti di sostegno: la proposta che sfida lo spreco editoriale

Fernando Nucifero lancia una lettera aperta al Ministero e alle case editrici per un protocollo d'intesa: distribuire gratuitamente i testi rimasti nei magazzini a chi lavora ogni giorno per l'inclusione

* La proposta: una rete contro lo spreco * Milioni di copie al macero, docenti senza strumenti * La lettera aperta al Ministero e agli editori * Inclusione scolastica: il nodo dei materiali didattici * Un protocollo d'intesa è davvero realizzabile?

La proposta: una rete contro lo spreco {#la-proposta-una-rete-contro-lo-spreco}

È una di quelle idee che, a prima vista, sembrano talmente sensate da far sorgere una domanda spontanea: perché nessuno ci ha pensato prima? Fernando Nucifero, figura nota nel dibattito sull'inclusione scolastica, ha lanciato una proposta tanto semplice nella formulazione quanto ambiziosa nelle implicazioni: distribuire gratuitamente i libri scolastici invenduti ai docenti di sostegno, trasformando uno spreco editoriale cronico in una risorsa concreta per chi opera ogni giorno nelle classi italiane al fianco degli studenti con disabilità.

L'iniziativa si materializza in una lettera aperta indirizzata contemporaneamente al Ministero dell'Istruzione e del Merito e alle principali case editrici italiane. L'obiettivo dichiarato è arrivare alla stipula di un protocollo d'intesa che crei una rete virtuosa tra soggetti pubblici e privati, capace di garantire strumenti didattici adeguati a chi ne ha più bisogno.

Milioni di copie al macero, docenti senza strumenti {#milioni-di-copie-al-macero-docenti-senza-strumenti}

Il settore dell'editoria scolastica italiana muove ogni anno un giro d'affari miliardario. Ma c'è un rovescio della medaglia che raramente finisce sotto i riflettori: una quota significativa dei testi stampati resta invenduta. Cambi di programma, aggiornamenti normativi, nuove edizioni che rendono obsolete le precedenti. Il risultato è che migliaia, talvolta milioni di copie perfettamente utilizzabili finiscono nei magazzini e, in molti casi, al macero.

Dall'altra parte della barricata ci sono i docenti per l'inclusione. Insegnanti che, stando a quanto emerge da numerose indagini di settore, si trovano spesso a dover acquistare di tasca propria materiali didattici supplementari per adattare i percorsi educativi alle esigenze dei loro alunni. Un aspetto, questo, che si inserisce nel quadro più ampio di un lavoro docente fatto di impegno ben oltre l'orario contrattuale, come raccontato nell'approfondimento su Il Lavoro Sconosciuto dei Docenti: Oltre le 36 Ore Settimanali.

La connessione tra queste due realtà, lo spreco da un lato e la carenza dall'altro, è il cuore della proposta di Nucifero.

La lettera aperta al Ministero e agli editori {#la-lettera-aperta-al-ministero-e-agli-editori}

La lettera aperta non si limita a denunciare un problema. Delinea un percorso operativo. Nucifero chiede che il Ministero dell'Istruzione e del Merito assuma un ruolo di regia istituzionale, facendosi promotore di un tavolo di confronto con le associazioni degli editori scolastici. Le case editrici, dal canto loro, vengono chiamate a un gesto di responsabilità sociale che, va detto, potrebbe anche tradursi in un vantaggio reputazionale non trascurabile.

Il meccanismo ipotizzato prevede:

* Censimento periodico dei testi invenduti ancora didatticamente validi * Creazione di canali distributivi dedicati, in collaborazione con gli Uffici Scolastici Regionali * Priorità di accesso per i docenti di sostegno e per i dipartimenti di inclusione degli istituti scolastici * Agevolazioni fiscali per le case editrici che aderiscono al programma, sul modello di quanto già previsto dalla normativa antispreco per il settore alimentare (Legge 166/2016)

Quest'ultimo punto è particolarmente rilevante. Se il legislatore ha saputo costruire un quadro incentivante per la donazione di eccedenze alimentari, non è irragionevole pensare che un analogo meccanismo possa essere esteso al comparto editoriale scolastico.

Inclusione scolastica: il nodo dei materiali didattici {#inclusione-scolastica-il-nodo-dei-materiali-didattici}

L'Italia vanta, almeno sulla carta, uno dei modelli di inclusione scolastica più avanzati d'Europa. La Legge 104/1992, il D.Lgs. 66/2017 e le successive integrazioni hanno costruito un impianto normativo che pone l'alunno con disabilità al centro del progetto educativo. Eppure, chi frequenta le scuole italiane sa bene che tra il dettato normativo e la pratica quotidiana esiste spesso un divario profondo.

I docenti di sostegno, oltre 200mila nell'anno scolastico in corso tra posti di ruolo e supplenze, rappresentano una colonna portante di questo sistema. Ma operano frequentemente in condizioni di scarsità: organici insufficienti, continuità didattica precaria, formazione non sempre adeguata. A tutto questo si aggiunge la questione, meno discussa ma non meno rilevante, della disponibilità di materiali didattici specifici.

Un libro di testo, per un docente di sostegno, non è semplicemente un manuale da seguire pagina dopo pagina. È una base da cui partire per costruire percorsi personalizzati, semplificazioni, attività laboratoriali. Avere accesso a una pluralità di testi, e non soltanto a quello adottato dal consiglio di classe, significa poter ampliare il ventaglio di strategie didattiche a disposizione. In un contesto in cui la scuola è chiamata anche a Insegnare Speranza e Partecipazione Civica in Tempi di Crisi Democratica, dotare gli insegnanti di strumenti adeguati non è un lusso, è una necessità.

Un protocollo d'intesa è davvero realizzabile? {#un-protocollo-dintesa-è-davvero-realizzabile}

La domanda, legittima, riguarda la fattibilità concreta dell'operazione. Gli ostacoli non mancano. Le case editrici, pur sensibili ai temi della responsabilità sociale, ragionano secondo logiche di mercato: distribuire gratuitamente testi invenduti potrebbe, almeno in teoria, erodere le vendite delle nuove edizioni. È l'obiezione classica, la stessa che per anni ha frenato la donazione delle eccedenze alimentari prima che il quadro normativo venisse aggiornato.

Tuttavia, il parallelo con la Legge 166/2016 suggerisce che, con i giusti incentivi fiscali e un quadro regolatorio chiaro, anche il settore editoriale potrebbe trovare conveniente partecipare. Un testo destinato al macero ha un costo di smaltimento. Donarlo, se accompagnato da un beneficio fiscale, potrebbe rivelarsi economicamente neutro o addirittura vantaggioso.

C'è poi la questione della logistica. Raccogliere, catalogare e distribuire centinaia di migliaia di volumi richiede un'infrastruttura che oggi non esiste. Qui entra in gioco il ruolo del Ministero e degli Uffici Scolastici: senza una cabina di regia istituzionale, l'iniziativa rischia di restare sulla carta. Ma se il MIM decidesse di raccogliere la sfida, i presupposti per un progetto pilota ci sarebbero tutti.

La proposta di Nucifero ha il merito di porre sotto i riflettori un cortocircuito evidente del sistema. Da un lato, tonnellate di carta stampata che finiscono al macero. Dall'altro, professionisti dell'inclusione costretti a fare i conti con la scarsità di risorse. Colmare questo divario non risolverebbe tutti i problemi della scuola italiana, sarebbe ingenuo pensarlo. Ma rappresenterebbe un segnale concreto, e a costo contenuto, di attenzione verso chi ogni giorno si impegna per rendere le aule davvero inclusive.

La palla, ora, è nel campo del Ministero e degli editori. La lettera aperta è stata scritta. Resta da vedere se qualcuno risponderà.

Pubblicato il: 26 marzo 2026 alle ore 14:06