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Coldiretti/Censis: L'educazione alimentare è utile a scuola

Rapporto Coldiretti-Censis: l'85% degli italiani vuole l'educazione alimentare in classe. Ma solo il 5% ha capito il nesso cibo-salute da piccolo.

L'85% degli italiani ritiene utile introdurre progetti di educazione alimentare nelle scuole per aiutare bambini e ragazzi a riconoscere il valore del cibo sano e il suo ruolo nella prevenzione. Il dato emerge dal rapporto Coldiretti-Censis «La filiera della buona salute», diffuso il 19 ottobre 2026 alla vigilia del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, organizzato a Roma da Coldiretti con The European House - Ambrosetti.

Imprinting alimentare, un gap generazionale

Lo studio registra uno sfasamento marcato tra il momento in cui si formano le abitudini a tavola e quello in cui matura la consapevolezza del loro impatto sulla salute. Solo il 5% degli italiani individua nell'infanzia la fase in cui ha percepito con chiarezza il nesso tra cibo e salute, e appena il 19% la colloca nell'adolescenza. Il 52% dichiara invece di averlo compreso nella prima età adulta e il 20% nell'età matura o avanzata, con una curva che sposta nettamente in avanti il momento della scelta consapevole.

Secondo gli autori del rapporto, è però l'infanzia a fissare l'imprinting di comportamenti alimentari destinati a durare per tutta la vita, un divario che gli estensori leggono come chiamata diretta alla scuola. Il 95% dei cittadini riconosce agli istituti scolastici un ruolo rilevante nella promozione della cultura del buon cibo, mentre il 94% assegna la stessa funzione a medici e personale sanitario. La convergenza dei due dati, scrive il rapporto, suggerisce un intervento combinato tra sistema sanitario e sistema educativo, con un ruolo di raccordo delle famiglie.

Produttori, mense e dieta mediterranea

Il rapporto certifica anche una ridefinizione della reputazione sociale dell'agricoltura, descritta non più come mondo in via di superamento ma come presidio sociale e valoriale. L'89% attribuisce agli agricoltori un ruolo centrale nel promuovere una cultura del cibo che fa bene, e l'86% chiede un coinvolgimento diretto dei produttori nella fornitura di cibo fresco a ospedali e scuole, anche attraverso convenzioni dedicate che accorcino la filiera.

La stessa quota, l'86%, ritiene che gli agricoltori debbano poter contare su una retribuzione adeguata, condizione per sostenere imprese capaci di garantire qualità. I mercati del contadino sono considerati importanti dall'82% degli intervistati per i legami tra persone, la qualità dei territori e la riconoscibilità dei luoghi d'origine dei prodotti. Il 90% degli italiani considera infine la dieta mediterranea non solo patrimonio di identità e cultura ma strumento efficace di prevenzione, un dato che chiude il cerchio tra scuola, mense e produzione.

I numeri alimenteranno il confronto al Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione, in programma il 20 e il 21 ottobre al Casino dell'Aurora Pallavicini di Palazzo Rospigliosi, a Roma. L'esito dei lavori orienterà le proposte di Coldiretti sull'alleanza educativa tra scuole, famiglie, medici e agricoltori chiesta dal rapporto. Per gli istituti scolastici il nodo operativo è ora capire come inserire percorsi di educazione alimentare nei curricoli esistenti, con quali risorse e in quali ore della settimana.

Pubblicato il: 19 ottobre 2026 alle ore 17:57