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Iscrizioni scuole superiori 2026/27: il Classico perde ancora terreno, il Made in Italy resta un caso

I dati del Ministero fotografano 535mila nuovi iscritti. Lo Scientifico domina, il Liceo del Made in Italy si ferma allo 0,14%. Debuttano con 10mila adesioni i percorsi 4+2

* Il quadro generale: 535mila studenti alle porte delle superiori * I Licei restano in testa, ma il Classico continua a perdere quota * Il caso Made in Italy: un flop che interroga la politica scolastica * Percorsi tecnico-professionali 4+2: la scommessa dei 10mila * Cosa dicono davvero questi numeri

Il quadro generale: 535mila studenti alle porte delle superiori {#il-quadro-generale-535mila-studenti-alle-porte-delle-superiori}

Sono 535mila i ragazzi che hanno formalizzato l'iscrizione al primo anno delle scuole superiori per l'anno scolastico 2026/27. Un dato che, al netto del calo demografico che ormai da anni comprime la platea degli studenti italiani, offre una fotografia nitida delle preferenze delle famiglie e — soprattutto — delle loro preoccupazioni per il futuro formativo dei figli.

I numeri diffusi dal Ministero dell'Istruzione e del Merito confermano alcune tendenze consolidate e ne fanno emergere altre, meno scontate. La polarizzazione delle scelte è sempre più marcata: da un lato i percorsi liceali continuano ad attrarre la maggioranza assoluta degli iscritti, dall'altro alcune sperimentazioni ministeriali faticano a conquistare la fiducia di studenti e genitori.

I Licei restano in testa, ma il Classico continua a perdere quota {#i-licei-restano-in-testa-ma-il-classico-continua-a-perdere-quota}

Il 55,8% degli studenti — poco più di uno su due — ha scelto un indirizzo liceale. Il dato non sorprende: da oltre un decennio i licei rappresentano il canale formativo prevalente nel sistema secondario italiano. A trainare è, ancora una volta, il Liceo Scientifico nelle sue diverse articolazioni (tradizionale, scienze applicate, sportivo), che si conferma il percorso più gettonato in assoluto.

La vera notizia, però, sta nel numero che riguarda il Liceo Classico: appena il 5,2% delle iscrizioni complessive. Un dato che segna l'ennesimo arretramento per quello che fu a lungo considerato il fiore all'occhiello della formazione italiana, il liceo della classe dirigente per eccellenza. Il declino non è improvviso — è un processo che si protrae da almeno quindici anni — ma ogni punto percentuale perso riaccende il dibattito sulla tenuta di un modello formativo che molti considerano insostituibile.

Le ragioni sono note e stratificate. Pesa la percezione, diffusa tra le famiglie, che greco e latino offrano pochi sbocchi concreti in un mercato del lavoro sempre più orientato alle competenze STEM. Pesa la concorrenza dello Scientifico, che viene percepito come altrettanto rigoroso ma più "spendibile". E pesa, non da ultimo, un deficit di orientamento nelle scuole medie che spesso riduce la scelta a una questione di tendenze piuttosto che di attitudini reali.

Il caso Made in Italy: un flop che interroga la politica scolastica {#il-caso-made-in-italy-un-flop-che-interroga-la-politica-scolastica}

Se il calo del Classico è una tendenza lenta, il dato sul Liceo del Made in Italy ha i contorni di un vero e proprio insuccesso. Lo 0,14% delle iscrizioni totali — parliamo di poche centinaia di studenti su scala nazionale — rappresenta un risultato che definire deludente è un eufemismo.

Istituito con la legge n. 206 del 2023 e fortemente voluto dal governo come vetrina dell'eccellenza produttiva e culturale italiana, il nuovo indirizzo doveva coniugare economia, diritto, storia dell'arte e competenze legate ai settori strategici del _made in Italy_: moda, agroalimentare, design, turismo di qualità. L'idea, sulla carta, non mancava di ambizione. I numeri, nei fatti, raccontano un'altra storia.

Le cause del mancato decollo sono molteplici. Innanzitutto, il numero limitato di istituti che hanno attivato il percorso: molte scuole, specie al Nord, hanno preferito mantenere l'offerta esistente piuttosto che scommettere su un indirizzo ancora privo di una reputazione consolidata. In secondo luogo, la comunicazione alle famiglie è stata insufficiente. Se nei mesi precedenti si era parlato di un lieve incremento delle adesioni rispetto all'anno di debutto, i numeri complessivi restano del tutto marginali. Stando a quanto emerge dai dati, il liceo del Made in Italy non è ancora riuscito a costruirsi un'identità chiara agli occhi delle famiglie, che continuano a preferire percorsi più collaudati.

La questione, evidentemente, non è solo di marketing scolastico. Riguarda la credibilità stessa delle riforme dell'offerta formativa quando queste vengono calate dall'alto senza un adeguato lavoro preparatorio con le scuole, i docenti e il territorio.

Percorsi tecnico-professionali 4+2: la scommessa dei 10mila {#percorsi-tecnico-professionali-42-la-scommessa-dei-10mila}

Una nota positiva — o quantomeno un segnale da monitorare — arriva dal fronte dei nuovi percorsi tecnico-professionali 4+2, che hanno raccolto circa 10mila iscrizioni. Si tratta della filiera sperimentale introdotta dalla riforma che prevede un ciclo quadriennale di istruzione tecnica o professionale seguito da due anni negli ITS Academy, gli istituti tecnologici superiori post-diploma.

Diecimila adesioni non sono un numero travolgente, ma per un modello al suo primo vero banco di prova rappresentano una base solida. Il percorso 4+2 risponde a una domanda precisa del tessuto produttivo italiano: formare tecnici specializzati in tempi più rapidi, con un raccordo diretto tra scuola e impresa.

Il confronto con il flop del Made in Italy è istruttivo. Laddove il nuovo liceo propone un'offerta ancora indefinita, i percorsi 4+2 nascono attorno a un bisogno concreto — la carenza cronica di tecnici qualificati nei distretti industriali — e possono contare sul coinvolgimento diretto delle aziende. Non è un caso che le adesioni si concentrino soprattutto nelle regioni settentrionali, dove il legame tra sistema formativo e sistema produttivo è storicamente più stretto.

Cosa dicono davvero questi numeri {#cosa-dicono-davvero-questi-numeri}

Il panorama delle iscrizioni 2026/27 racconta un sistema scolastico italiano che si muove per inerzia su alcuni assi — la predominanza liceale, la marginalità crescente del Classico — e che fatica ad assorbire le novità introdotte per via normativa.

Lo Scientifico si conferma la scelta-rifugio di una generazione che vuole tenere aperte tutte le porte, dalla facoltà di Medicina a Ingegneria, senza precludersi nulla. Il Classico, al contrario, soffre di un progressivo restringimento della platea a una nicchia di famiglie culturalmente motivate, spesso concentrate nei grandi centri urbani.

Il Made in Italy, con il suo 0,14%, pone un problema politico prima ancora che educativo: ha senso istituire nuovi indirizzi scolastici se poi non si investe in modo adeguato sulla loro implementazione? E i 10mila del 4+2, dal canto loro, dimostrano che quando l'offerta formativa intercetta un bisogno reale del mercato del lavoro, le famiglie rispondono.

Resta un nodo di fondo, che questi dati illuminano senza risolvere: l'orientamento scolastico in Italia continua a essere il grande assente. Troppo spesso la scelta della scuola superiore avviene sulla base di percezioni vaghe, del passaparola, della vicinanza geografica. I 535mila ragazzi che hanno compilato il modulo di iscrizione meriterebbero strumenti migliori per una decisione che, piaccia o no, condizionerà in modo significativo il loro percorso di vita.

Pubblicato il: 12 marzo 2026 alle ore 12:16