{/* Extracted from Header.astro - Use appropriate classes/styles if animations needed */}

Enna, farmaco salvavita negato per mesi a un'alunna e fotocopie a carico dei docenti: 400 genitori contro la dirigente

Sit-in davanti alla scuola e una petizione firmata da centinaia di famiglie. La preside si difende parlando di problemi burocratici, ma la comunità scolastica chiede risposte anche sui fondi Pnrr restituiti e sulle condizioni di lavoro degli insegnanti

* Il caso: un farmaco salvavita bloccato dalla burocrazia * Il sit-in e la petizione delle 400 famiglie * Fotocopie a spese dei docenti e fondi Pnrr restituiti * La difesa della dirigente scolastica * Una scuola che chiede normalità

Il caso: un farmaco salvavita bloccato dalla burocrazia {#il-caso-un-farmaco-salvavita-bloccato-dalla-burocrazia}

Per mesi, un'alunna di una scuola di Enna non ha potuto contare sulla somministrazione del proprio farmaco salvavita durante l'orario scolastico. Una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso la famiglia della bambina e che, una volta diventata di dominio pubblico, ha innescato una reazione a catena tra i genitori dell'istituto.

Stando a quanto emerge dalle testimonianze raccolte, la dirigente scolastica avrebbe ritardato l'autorizzazione alla somministrazione del farmaco all'interno del plesso, adducendo problemi burocratici. La questione non è banale: la normativa italiana, a partire dalle Raccomandazioni del Ministero dell'Istruzione e del Ministero della Salute del 2005, prevede protocolli precisi per la somministrazione di farmaci salvavita a scuola, con la predisposizione di un piano terapeutico e l'individuazione del personale incaricato. Procedure che, se da un lato richiedono passaggi formali, dall'altro non possono trasformarsi in un ostacolo alla tutela della salute degli studenti.

La dirigente ha infine ammesso il farmaco, ma solo dopo settimane di pressing da parte della famiglia. Troppo tardi, secondo i genitori, per una questione che riguardava la sicurezza di una minore.

Il sit-in e la petizione delle 400 famiglie {#il-sit-in-e-la-petizione-delle-400-famiglie}

La vicenda del farmaco è stata la scintilla, non la causa unica. Quattrocento genitori hanno firmato una petizione contro la dirigenza scolastica, raccogliendo un malcontento che evidentemente covava da tempo. A rendere plastica la protesta, un sit-in organizzato davanti all'istituto, con cartelli e richieste precise rivolte sia alla preside sia all'Ufficio scolastico provinciale.

Le famiglie lamentano una gestione dell'istituto percepita come distante, poco trasparente e inadeguata rispetto ai bisogni concreti degli alunni e del personale. Non si tratta di un caso isolato nel panorama scolastico italiano: anche in altre regioni i genitori si sono mobilitati per far valere le proprie istanze, segno di una crescente volontà delle famiglie di incidere sulle decisioni che riguardano la vita scolastica dei propri figli.

A Enna, però, il livello di esasperazione sembra particolarmente elevato. «Non è accettabile che un genitore debba lottare per garantire a sua figlia l'accesso a un farmaco di cui ha bisogno per vivere», hanno dichiarato alcuni dei firmatari della petizione.

Fotocopie a spese dei docenti e fondi Pnrr restituiti {#fotocopie-a-spese-dei-docenti-e-fondi-pnrr-restituiti}

Il quadro che emerge dalla scuola ennese va però ben oltre il singolo episodio sanitario. Tra le criticità segnalate dai genitori, e confermate da diversi insegnanti, spicca un dettaglio che dice molto sullo stato delle cose: la fotocopiatrice dell'istituto è rotta da tempo e i docenti, per poter fornire materiale didattico agli alunni, sono costretti a pagare le fotocopie di tasca propria.

Una situazione paradossale, che diventa ancora più difficile da accettare alla luce di un altro elemento emerso durante la protesta: la scuola avrebbe restituito fondi del Pnrr non spesi. Risorse che, come sottolineato da più parti, avrebbero potuto essere impiegate per rinnovare le dotazioni dell'istituto, dalla strumentazione didattica alle attrezzature di base come, appunto, una fotocopiatrice funzionante.

Il tema dell'utilizzo dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nelle scuole italiane è del resto delicatissimo. Diverse indagini hanno messo in luce le difficoltà di molti istituti nel progettare e rendicontare interventi nei tempi previsti, con il rischio concreto di dover restituire le somme assegnate. Ma quando questo accade in un contesto dove mancano le risorse per le necessità più elementari, il cortocircuito è evidente. Il Pnrr ha peraltro rappresentato un'occasione importante anche per il reclutamento e la formazione dei docenti, il che rende ancora più amara la notizia di fondi inutilizzati e restituiti.

La difesa della dirigente scolastica {#la-difesa-della-dirigente-scolastica}

Di fronte alla mobilitazione, la dirigente scolastica ha scelto di rispondere pubblicamente, respingendo le accuse più gravi. Sulla questione del farmaco salvavita, ha spiegato che il ritardo è stato causato dalla necessità di completare l'iter burocratico previsto dalla normativa, inclusa l'acquisizione della documentazione sanitaria e l'individuazione del personale formato per la somministrazione. Una volta completate le procedure, il farmaco è stato regolarmente ammesso.

Sulle altre contestazioni, la preside ha fatto riferimento a vincoli di bilancio e a difficoltà organizzative comuni a molti istituti scolastici del Meridione. Una linea difensiva che non ha convinto i genitori, i quali chiedono un intervento diretto dell'Ufficio scolastico regionale della Sicilia per verificare la gestione complessiva dell'istituto.

La questione, va detto, si inserisce in un momento di transizione per l'intero sistema scolastico italiano, alle prese con nuove normative sulla formazione e sul reclutamento del personale che ridefiniscono ruoli e responsabilità all'interno degli istituti.

Una scuola che chiede normalità {#una-scuola-che-chiede-normalità}

Quello che accade a Enna non è soltanto una disputa locale tra famiglie e una dirigente. È lo specchio di fragilità strutturali che attraversano il sistema dell'istruzione pubblica italiana: la difficoltà nel garantire i diritti fondamentali degli alunni, la cronica mancanza di risorse operative per i docenti, l'incapacità, in alcuni casi, di sfruttare i finanziamenti disponibili.

Le 400 firme in calce a quella petizione raccontano una comunità scolastica che non chiede privilegi. Chiede che una bambina possa avere il suo farmaco senza dover attendere mesi, che un insegnante non debba mettere mano al portafoglio per fare il proprio lavoro, che i fondi destinati alla scuola vengano effettivamente spesi per la scuola.

Pubblicato il: 21 marzo 2026 alle ore 10:39