* Un pomeriggio di scienza al femminile nel cuore di Milano * Il progetto: dal Ministero alle aule scolastiche * Da Ipazia a Salas: le scienziate come modello * Il gender gap STEM in Italia: i numeri di un problema strutturale * L'evento dell'11 marzo: cosa prevede il programma
Un pomeriggio di scienza al femminile nel cuore di Milano {#un-pomeriggio-di-scienza-al-femminile-nel-cuore-di-milano}
Le donne fanno scienza. Lo hanno sempre fatto, spesso contro corrente, talvolta nell'ombra. Oggi, però, l'obiettivo è portarle al centro della scena — non solo nei libri di storia, ma soprattutto nelle aspirazioni delle studentesse che ogni mattina entrano in classe. È questo lo spirito dell'iniziativa che l'11 marzo 2026 prende forma tra le mura del Liceo Carducci di Milano, storico istituto nel cuore della città, scelto come palcoscenico per la presentazione di un progetto nazionale pensato per avvicinare le ragazze alle discipline STEM.
Un pomeriggio interamente dedicato alla scienza declinata al femminile, che arriva in un momento in cui il dibattito sulla parità di genere nell'istruzione scientifica è tutt'altro che accademico. I dati continuano a raccontare un divario persistente, e le istituzioni sembrano voler alzare il tiro.
Il progetto: dal Ministero alle aule scolastiche {#il-progetto-dal-ministero-alle-aule-scolastiche}
L'iniziativa nasce dalla collaborazione tra il Ministero dell'Istruzione e del Merito e Casio Italia, un binomio che unisce la dimensione istituzionale a quella di un'azienda da sempre legata al mondo della tecnologia educativa. L'obiettivo dichiarato è chiaro: favorire la presenza femminile nelle discipline STEM — scienza, tecnologia, ingegneria e matematica — partendo proprio dalla scuola secondaria, dove spesso si consolidano stereotipi e si definiscono le scelte di percorso.
Stando a quanto emerge, il progetto non si limita a un singolo evento. La presentazione milanese rappresenta piuttosto il punto di partenza di un'azione più ampia, che intende incidere sulla percezione che le ragazze hanno delle materie scientifiche e delle proprie possibilità professionali. Una strategia che si inserisce nel solco delle politiche europee sul gender mainstreaming nell'istruzione, recepite anche dal PNRR nella sua componente dedicata all'innovazione didattica.
Non è la prima volta che il sistema scolastico italiano prova a fare i conti con il tema. Iniziative simili, come quelle legate al programma Scuola Futura: Un Focus sulla Robotica e le STEM a Pescara, hanno già provato a portare robotica e discipline scientifiche direttamente nelle scuole, con un'attenzione crescente all'inclusività.
Da Ipazia a Salas: le scienziate come modello {#da-ipazia-a-salas-le-scienziate-come-modello}
Il cuore narrativo del progetto ruota attorno a figure femminili che hanno segnato la storia della scienza. Quattro nomi, quattro epoche diverse, un filo comune: il talento esercitato in contesti che non lo rendevano facile.
* Ipazia di Alessandria, matematica e filosofa del IV secolo, simbolo di una conoscenza che non conosce confini di genere. * Marie Curie, due volte premio Nobel, il cui percorso resta forse il più iconico nella storia della scienza al femminile. * Ada Lovelace, considerata la prima programmatrice della storia, visionaria in un'epoca in cui l'informatica non esisteva nemmeno come concetto. * Margarita Salas, biochimica spagnola, tra le pioniere della biologia molecolare in Europa.
Storie diverse, accomunate dalla capacità di rompere barriere. L'idea è semplice quanto efficace: offrire alle studentesse modelli concreti di identificazione, dimostrando che la scienza non è mai stata — né deve essere — un territorio esclusivamente maschile.
È un approccio che la ricerca educativa sostiene con evidenze robuste. Diversi studi internazionali hanno dimostrato che l'esposizione a role model femminili nelle STEM incide significativamente sulla percezione di autoefficacia delle ragazze e, di conseguenza, sulle loro scelte universitarie e professionali.
Il gender gap STEM in Italia: i numeri di un problema strutturale {#il-gender-gap-stem-in-italia-i-numeri-di-un-problema-strutturale}
I numeri parlano chiaro. In Italia le donne rappresentano ancora una minoranza nelle facoltà scientifiche e tecnologiche, con percentuali che si assottigliano ulteriormente nei settori dell'ingegneria e dell'informatica. Secondo i dati più recenti di AlmaLaurea, le laureate in ambito STEM restano sotto il 40% del totale, con punte particolarmente basse in informatica e ingegneria industriale.
Il fenomeno ha radici profonde e si alimenta già nei primi anni di scuola, dove stereotipi impliciti — veicolati a volte inconsapevolmente da famiglie, media e persino manuali scolastici — orientano le ragazze verso percorsi umanistici. Una dinamica che il sistema dell'istruzione italiana, con la sua tradizionale distinzione tra licei classici e istituti tecnici, tende talvolta a rafforzare piuttosto che a scardinare. Su questo fronte, vale la pena leggere anche l'analisi proposta in La sfida dell'istruzione: Liceo Classico e Formazione Tecnico-Professionale in Italia, che fotografa le tensioni tra i diversi modelli formativi del Paese.
Colmare questo divario non è solo una questione di equità. È anche, pragmaticamente, una necessità economica. L'Europa stima che una maggiore partecipazione femminile nei settori STEM potrebbe contribuire a un aumento del PIL dell'Unione fino a 820 miliardi di euro entro il 2050. Numeri che rendono ogni iniziativa in questa direzione non un lusso, ma un investimento.
L'evento dell'11 marzo: cosa prevede il programma {#levento-dell11-marzo-cosa-prevede-il-programma}
La giornata al Liceo Carducci prevede un programma articolato, pensato per coinvolgere attivamente le studentesse presenti. Sono in calendario interventi di diverse relatrici — ricercatrici, docenti, professioniste del settore scientifico — chiamate a portare la propria testimonianza diretta.
Oltre ai momenti di confronto e dibattito, l'organizzazione ha previsto la distribuzione di materiali promozionali e didattici, strumenti pensati per prolungare l'effetto dell'iniziativa oltre il singolo pomeriggio e portare il messaggio anche nelle classi che non hanno potuto partecipare.
La scelta di Milano come sede di lancio non è casuale. Il capoluogo lombardo è il principale polo universitario STEM del Paese, con il Politecnico che da solo attira decine di migliaia di iscritti ogni anno. Eppure, anche qui il divario di genere resta evidente, soprattutto in alcune facoltà.
Resta da vedere se un'iniziativa come questa riuscirà a produrre risultati misurabili nel tempo, o se rimarrà confinata alla dimensione dell'evento simbolico. La sfida, come sempre quando si parla di cambiamento culturale, è nella continuità. I progetti episodici servono a sensibilizzare, ma è l'azione sistematica — nei curricula, nella formazione dei docenti, nelle politiche di orientamento — a fare davvero la differenza.
Quel che è certo è che le ragazze del Carducci, l'11 marzo, avranno almeno un pomeriggio per guardarsi allo specchio della storia e trovarci il volto di una scienziata.