Il Tribunale di Reggio Emilia ha condannato il ministero dell'Istruzione e del Merito a risarcire due docenti di religione con oltre 116.000 euro complessivi, dopo più di vent'anni di contratti a tempo determinato senza stabilizzazione. Le due pronunce del giudice del Lavoro, fra le più rilevanti degli ultimi anni nel settore scolastico, riconoscono l'abuso nella reiterazione dei contratti a termine usati per coprire esigenze permanenti del sistema. Per più di due decenni i due insegnanti hanno garantito continuità didattica nelle scuole del territorio reggiano, senza mai ottenere il passaggio in ruolo.
Le sentenze del giudice del Lavoro
Il giudice ha riconosciuto a un primo insegnante reggiano un risarcimento di circa 74.000 euro, oltre a interessi e rivalutazione monetaria. La seconda sentenza, sostanzialmente analoga, ha disposto in favore di un altro docente di religione una somma di circa 42.700 euro. Alla base dei provvedimenti il superamento della soglia dei 36 mesi e la reiterazione dei contratti per oltre vent'anni, ritenuti dal Tribunale elementi sufficienti per configurare il danno subito dai lavoratori. Entrambi i ricorsi sono stati assistiti dalla Cisl Scuola Emilia Centrale, che ha fornito supporto tecnico e legale.
La cornice giuridica di riferimento richiama la disciplina sull'abuso del contratto a tempo determinato per esigenze strutturali del datore di lavoro pubblico. Le due pronunce arrivano dopo anni di contenziosi che hanno coinvolto la categoria degli insegnanti di religione cattolica, la cui collocazione contrattuale resta una delle più anomale all'interno del sistema scolastico nazionale. Per i ricorrenti, gli importi riconosciuti dal Tribunale rappresentano una somma rilevante anche rispetto alle medie di analoghe sentenze emesse in altri territori.
Altre sei cause in corso e prospettiva di estensione
Sei ulteriori contenziosi che riguardano insegnanti di religione della provincia di Reggio Emilia sono in fase avanzata, secondo quanto reso noto dalla Cisl Scuola Emilia Centrale. «Non si possono utilizzare contratti a termine per coprire in modo permanente esigenze strutturali della scuola», afferma Ciro Fiore, segretario generale aggiunto della categoria. Per il sindacato, i ristori per la super precarietà non riguardano più soltanto gli insegnanti di religione: la giurisprudenza si sta estendendo anche ai docenti delle altre discipline che per anni hanno lavorato con supplenze annuali o fino al termine delle attività didattiche.
Una traiettoria che potrebbe coinvolgere centinaia di lavoratori della scuola pubblica. La Cisl Scuola Emilia Centrale ha depositato di recente un maxi ricorso pilota al quale hanno aderito 156 dipendenti Ata della provincia reggiana, segno che la linea giurisprudenziale sviluppata nel settore docente si sta estendendo anche al personale amministrativo e tecnico. Per il sindacato la posta in gioco non è soltanto risarcitoria: ogni nuova sentenza incide sulle scelte future di programmazione del personale scolastico.
Quando il ministero perde ripetutamente davanti ai tribunali, secondo la categoria, non si tratta più di casi isolati ma di un problema strutturale che continua a produrre effetti sui lavoratori e sulle finanze pubbliche, fra risarcimenti, interessi e spese legali. Lo Stato continua a sostenere costi di contenzioso invece di intervenire in modo definitivo sul precariato scolastico, una dinamica che ricade anche sulla continuità didattica garantita agli studenti.