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Dispersione scolastica sotto la media UE, ma le Isole battono la Germania

L'Italia scende all'8,2% di dispersione scolastica, sotto la media UE del 9,1%. Ma nel Mezzogiorno il tasso è ancora al 10,1%. I dati regionali.

Per la prima volta, il tasso di dispersione scolastica italiano è sceso sotto la media europea. I dati Eurostat 2025 fissano il valore all'8,2%, contro una media UE del 9,1%. Il ministro Valditara ha parlato di "risultato storico" e di obiettivo Agenda 2030 superato con cinque anni di anticipo. Ma i dati per macro-area geografica raccontano un Paese ancora spaccato in due.

Il confronto con l'Europa e il traguardo Agenda 2030

La dispersione scolastica misura la percentuale di giovani tra 18 e 24 anni che escono dal sistema formativo senza una qualifica. Il confronto internazionale premia l'Italia: l'8,2% è inferiore al tasso della Germania, ferma al 13,1%, e della Finlandia, al 9,9%. L'obiettivo dell'Agenda 2030 era portare il tasso sotto il 9%: l'Italia lo ha raggiunto nel 2025 con mezzo decennio di anticipo.

Nel rapporto Joint Employment della Commissione europea, il programma Agenda Sud del Ministero dell'Istruzione e del Merito viene riconosciuto come buona pratica per la riduzione dei divari territoriali. Dal 2023 al 2025, circa mezzo milione di giovani sono rientrati in percorsi formativi o professionali. Il decreto Valditara sulla valutazione dei dirigenti scolastici inserisce tra i criteri anche i risultati sulla dispersione.

Il divario che la media nazionale non mostra

L'8,2% nazionale è la media di realtà territoriali profondamente diverse tra loro.

Il Nord Italia registra un tasso del 6,9%, il Centro del 7,7%. Il Mezzogiorno si attesta al 10,1%: un punto intero sopra la media europea che il governo celebra come traguardo. Nelle Isole si arriva al 13,7%, valore superiore a quello della Germania (13,1%), il Paese citato dal comunicato ministeriale come controprova negativa. La Sicilia, con il 13,7%, è la regione con il tasso più elevato di tutto il Paese.

Il trend storico racconta un'accelerazione reale: nel 2015 l'Italia era al 14,7%. Nel 2022 all'11,5%, nel 2024 al 9,8%. La riduzione di 1,6 punti in un solo anno è la più rapida dell'ultimo decennio. I dati Eurostat sugli abbandoni scolastici precoci in Europa confermano l'Italia tra i Paesi con la discesa più rapida negli ultimi anni.

Ma se il Nord converge verso i livelli delle economie europee più solide, il Mezzogiorno complessivo resta sopra la soglia del 9% fissata dall'Agenda 2030. Le prove INVALSI e indicazioni nazionali sotto accusa nello sciopero del 7 maggio alimentano il dibattito su come misurare l'effettivo stato di salute del sistema scolastico. Il gap interno rimane la sfida aperta al di là del dato nazionale.

Cosa cambia per studenti e famiglie del Mezzogiorno

Agenda Sud, il programma PNRR del Ministero dell'Istruzione, ha coinvolto oltre 2.000 scuole del Mezzogiorno con interventi di tutoraggio, mentoring e potenziamento delle competenze di base. L'investimento complessivo supera i 250 milioni di euro e punta sulle scuole con i livelli di apprendimento più critici, selezionate tramite i dati INVALSI.

I primi risultati sono visibili: la Calabria ha quasi dimezzato il proprio tasso di abbandono rispetto al 2020, la Campania è scesa al 9,7%. Sono progressi concreti ottenuti nelle aree dove le difficoltà strutturali sono più profonde.

Un tasso del 13,7% nelle Isole significa che 1 giovane su 7 lascia il percorso formativo senza una qualifica. Le conseguenze sono dirette: accesso ridotto a occupazioni qualificate, redditi più bassi, minore mobilità sociale. La denuncia di una madre a Valditara per le difficoltà scolastiche di un alunno autistico è il volto individuale di un fenomeno che le statistiche aggregate tendono a nascondere.

Il passo successivo non è consolidare l'8,2% nazionale: è portare le Isole e il Mezzogiorno verso il dato del Nord. Sei punti percentuali di distanza interna sono più difficili da colmare di un punto rispetto alla media europea.

Pubblicato il: 11 maggio 2026 alle ore 09:09