Dimensionamento scolastico e commissariamento: Barbacci (CISL Scuola) invita il governo al dialogo con le Regioni
Indice dei paragrafi
* Introduzione * Il contesto: dimensionamento scolastico e PNRR * Le ragioni del commissariamento: numeri e criticità * Le dichiarazioni di Ivana Barbacci e la posizione della CISL Scuola * Le difficoltà delle Regioni coinvolte * Le reazioni delle comunità scolastiche * Le aspettative dal dialogo Governo-Regioni * Gli scenari futuri: rischi e opportunità * Dimensionamento scolastico: esperienze a confronto * Impatti pratici nelle scuole di Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna * Il ruolo del PNRR e le politiche scolastiche nazionali * Conclusione: verso una governance partecipata del sistema istruzione
Introduzione
Il tema del dimensionamento scolastico è tornato con forza al centro del dibattito sulla scuola italiana. Il 15 gennaio 2026, Ivana Barbacci, segretaria generale della CISL Scuola, è intervenuta pubblicamente sulla controversa decisione del governo di commissariare le Regioni Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna, accusate di non aver rispettato i criteri di dimensionamento delle istituzioni scolastiche fissati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Barbacci, in modo fermo ma costruttivo, ha sottolineato come il commissariamento non sia la soluzione ai problemi delle scuole e ha invitato il governo ad aprire un vero dialogo con le regioni coinvolte.
Il contesto: dimensionamento scolastico e PNRR
Il dimensionamento scolastico è un pilastro delle politiche educative italiane, volto a garantire l'efficienza amministrativa delle scuole e la qualità dell'offerta formativa. Con l'approvazione del PNRR, l’Unione Europea ha richiesto all’Italia di ottimizzare la rete scolastica, anche attraverso criteri più stringenti sui numeri minimi di alunni e di scuole autonome. Lo scopo dichiarato è duplice: da un lato, ridurre la frammentazione amministrativa (soprattutto nelle aree demograficamente in calo), dall’altro rendere più efficace la gestione dei fondi europei e le innovazioni infrastrutturali.
Tuttavia, l’applicazione di questi criteri a livello regionale ha mostrato tutta la sua complessità, mettendo in luce le differenze socio-demografiche tra Nord e Sud, tra aree urbane e interne, e tra le diverse autonomie locali. Proprio in questo delicato equilibrio si inserisce il commissariamento delle quattro regioni – Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna – incapaci, secondo il governo, di adeguare entro i tempi stabiliti la propria rete scolastica ai nuovi parametri del dimensionamento scolastico previsti dal PNRR.
Le ragioni del commissariamento: numeri e criticità
Nel dettaglio, il governo ha optato per il commissariamento delle regioni che non hanno adottato in tempo i nuovi piani di rete scolastica, come previsto dalle linee guida ministeriali. Il cuore del problema risiede soprattutto nelle difficoltà incontrate dalle amministrazioni a “raggiungere i numeri richiesti per le scuole”, ovvero il tetto minimo di studenti per ogni istituto e il numero massimo di autonomie previsto dalla normativa nazionale.
Spesso, soprattutto nelle aree geografiche più penalizzate da calo demografico o caratterizzate da una distribuzione della popolazione molto frammentaria, adeguare le scuole ai nuovi parametri significa procedere a fusioni, accorpamenti o, nei casi più estremi, a soppressioni di autonomie, con forti ricadute anche sui servizi destinati alle famiglie e agli alunni.
Nei territori coinvolti, questa scelta ha determinato preoccupazione e opposizione non solo da parte degli enti locali ma anche delle comunità scolastiche e dei sindacati, che sottolineano come la mera applicazione di criteri numerici possa mettere a rischio la qualità dell’istruzione e la coesione sociale.
Le dichiarazioni di Ivana Barbacci e la posizione della CISL Scuola
Ivana Barbacci, segretaria generale della CISL Scuola, si è espressa con chiarezza sul commissariamento, dichiarando che questa soluzione “non giova alla scuola” e che la priorità deve essere quella di aprire un confronto vero tra governo centrale e regioni. Per la CISL Scuola, il commissariamento rappresenta un segnale di arroganza istituzionale e, nella migliore delle ipotesi, un fallimento del dialogo tra le parti.
Secondo la segretaria CISL, il rischio è quello di accentuare le difficoltà già presenti nelle scuole dei territori più fragili, dal punto di vista demografico e infrastrutturale.
Le difficoltà delle Regioni coinvolte
Sul piano pratico, le Regioni commissariate si trovano alle prese con difficoltà sia tecniche che politiche. Le amministrazioni locali devono conciliare, spesso in tempi stretti, il rispetto della normativa statale con la salvaguardia delle peculiarità territoriali. Le difficoltà maggiori si riscontrano in alcuni casi specifici:
* In Sardegna, la dispersione della popolazione e la presenza di numerose piccole comunità rendono complessa la concentrazione di alunni in pochi plessi. * In Toscana e Umbria, la convivenza tra aree urbane e montagne interne accentua la differenza tra le possibilità di accorpamento e la necessità di mantenere presidi scolastici capillari per evitare la marginalizzazione di territori periferici. * In Emilia-Romagna, il progressivo calo demografico in alcune province e il tema delle pluriclassi nelle aree rurali complicano l’attuazione pedissequa dei criteri numerici previsti dal dimensionamento scolastico.
Le Regioni sottolineano inoltre la difficoltà di rispettare parametri «uguali per tutti» che spesso non rispecchiano le reali esigenze di territori molto diversificati.
Le reazioni delle comunità scolastiche
Il commissariamento e il rischio di soppressione o accorpamento delle autonomie scolastiche hanno fatto insorgere nella società civile sentimenti di preoccupazione e, in molti casi, di malcontento. Le comunità scolastiche – dirigenti, docenti, personale ATA, genitori e studenti – sono fortemente coinvolte e preoccupate dalle possibili conseguenze:
* Rischio di riduzione dell’offerta formativa locale * Possibile aumento delle distanze da percorrere per studenti e famiglie * Rischio di perdita di valore identitario delle scuole radicate nel territorio * Preoccupazioni sulla tenuta occupazionale del personale scolastico
Secondo molti operatori del settore, il dimensionamento rischia di essere un’operazione meramente contabile piuttosto che funzionale al miglioramento didattico, finendo per penalizzare proprio quelle aree che avrebbero maggior bisogno di investimenti e attenzione.
Le aspettative dal dialogo Governo-Regioni
Lo scontro tra governo e Regioni pone al centro del dibattito la necessità di bilanciare le esigenze di ottimizzazione amministrativa con quelle di salvaguardia delle specificità territoriali. Le richieste avanzate da Ivana Barbacci e dalla CISL Scuola sono chiare:
* Maggior coinvolgimento delle amministrazioni regionali e locali nei processi decisionali * Margini di flessibilità reale sui criteri numerici del dimensionamento * Tavoli di concertazione permanenti tra Ministero dell’Istruzione, Regioni, rappresentanze sindacali, comunità scolastiche * Un approccio più attento all’impatto sociale e pedagogico delle scelte amministrative
Secondo gli esperti, solo attraverso una vera co-progettazione sarà possibile evitare che il dimensionamento si trasformi in un motivo in più di diseguaglianza tra le diverse parti del Paese.
Gli scenari futuri: rischi e opportunità
L’attuazione dei criteri PNRR per le scuole pone l’Italia di fronte a una sfida delicatissima: come riformare senza stravolgere, come innovare senza desertificare. Da un lato, il rischio è quello di vedere ridotta l’accessibilità all’istruzione pubblica nelle aree interne o a bassa densità demografica. Dall’altro, la riorganizzazione della rete scolastica e la razionalizzazione delle autonomie possono, se gestite in modo intelligente, liberare risorse per la riqualificazione dell’offerta formativa e la valorizzazione del personale.
Un elemento determinante sarà la capacità del sistema istituzionale di adottare metodi partecipativi e di trovare soluzioni a misura di ciascun territorio, trasformando le criticità in nuove opportunità per rispondere meglio ai cambiamenti sociali, alle sfide del digitale e all’inclusione scolastica.
Dimensionamento scolastico: esperienze a confronto
Il tema del dimensionamento scolastico non è nuovo nella storia della scuola italiana. Esperienze precedenti hanno già dimostrato come le scelte sulla rete scolastica debbano essere ponderate con attenzione, coinvolgendo gli attori locali e valorizzando le buone pratiche. In alcune regioni del Nord Italia, ad esempio, la concertazione tra enti, scuole e famiglie ha permesso di riorganizzare l’offerta formativa minimizzando i disagi. In altre aree, accorpamenti forzati hanno determinato invece una perdita del presidio educativo sul territorio e scarsa soddisfazione delle comunità scolastiche.
Rilevanti anche le esperienze internazionali, che mostrano come il dimensionamento sia efficace solo se accompagnato da investimenti in nuove tecnologie, trasporti scolastici e progetti di rigenerazione territoriale.
Impatti pratici nelle scuole di Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Sardegna
Le scuole delle regioni commissariate affrontano oggi una serie di sfide molto concrete:
* Ridefinizione degli organici e delle funzioni dirigenziali * Revisione dell’offerta formativa, con rischio di taglio di indirizzi, laboratori o servizi aggiuntivi * Riorganizzazione dei trasporti, soprattutto in contesti rurali o insulari * Necessità di rafforzare la collaborazione tra plessi e comuni * Sostegno psicologico a studenti e famiglie impattati dai cambiamenti
Le sigle sindacali, con la CISL Scuola in prima linea, continuano a chiedere una gestione negoziata e condivisa del processo, per garantire la tutela degli studenti e la qualità complessiva del sistema.
Il ruolo del PNRR e le politiche scolastiche nazionali
L’attuazione degli obiettivi del PNRR per l’istruzione rappresenta una sfida senza precedenti per l’intero sistema formativo italiano. I fondi messi a disposizione dall’Europa sono condizionati al rispetto di precise milestones, tra cui, appunto, il ridisegno della rete degli istituti scolastici e una maggiore efficienza amministrativa.
Per le politiche scolastiche tra governo e regioni, il vero banco di prova sarà la capacità di coniugare innovazione e inclusione, evitando che la corsa all’adempimento burocratico approfondisca le disparità preesistenti tra le diverse aree del Paese. In tal senso, la richiesta di Ivana Barbacci di avviare un vero “governo cooperativo” della scuola, in cui tutte le componenti – dallo Stato alle Regioni, dalle scuole all’associazionismo – abbiano voce, rappresenta una strada imprescindibile per il futuro.
Conclusione: verso una governance partecipata del sistema istruzione
Il caso del commissariamento scuole regioni mette in luce tutte le tensioni, ma anche le opportunità, legate al processo di dimensionamento scolastico avviato dal PNRR. Il dibattito aperto dalla CISL Scuola e da Ivana Barbacci invita alla cautela, al confronto e alla costruzione di una governance realmente partecipata della scuola pubblica.
Risulta essenziale, oggi più che mai, un impegno comune affinché le riforme non producano esclusione o abbandono, ma siano occasione di rilancio e di coesione sociale. Solo così sarà possibile assicurare ai nostri studenti un’istruzione di qualità, in ogni angolo del Paese, nel rispetto degli impegni europei ma anche delle esigenze delle comunità locali.
In conclusione: il dialogo tra governo e territori, che tenga conto delle criticità rilevate nel dimensionamento scolastico e delle opinioni espresse dagli operatori della scuola, rimane la sola via percorribile per dare attuazione efficace e sostenibile alle nuove politiche dell’istruzione in Italia.