Il framework europeo DigCompEdu descrive 22 competenze digitali dei docenti distribuite su sei aree e sei livelli di padronanza, e da febbraio 2026 la relativa certificazione vale fino a 2 punti nelle Graduatorie Provinciali per le Supplenze. Nello stesso Paese, però, solo un docente italiano su quattro ha usato l'intelligenza artificiale nel proprio lavoro nell'ultimo anno.
Cosa misura davvero il framework europeo
Il Digital Competence Framework for Educators del Joint Research Centre organizza la professionalità digitale in sei aree: impegno professionale, risorse digitali, insegnamento e apprendimento, valutazione, valorizzazione degli studenti, sviluppo delle loro competenze digitali. Ogni area contiene competenze specifiche, per un totale di 22, e ogni docente si posiziona su uno dei sei livelli di padronanza, da chi utilizza sporadicamente il digitale a chi lo integra nella progettazione della lezione.
Il focus non è tecnico. Non si tratta di elencare software, ma di descrivere come le tecnologie cambiano la progettazione della lezione, la valutazione e l'inclusione. Con l'Ordinanza Ministeriale n. 27 del 16 febbraio 2026, il Ministero ha inserito la certificazione conforme a questo quadro fra i titoli valutabili nelle GPS 2026/2028, insieme al DigComp 2.2 per le competenze digitali di base dei cittadini, entro un tetto complessivo di 4 punti per le certificazioni informatiche.
Il divario tra la mappa e la classe italiana
I dati OCSE TALIS 2024 raccontano una fotografia diversa dal framework. Nella scuola secondaria di primo grado italiana solo il 25% dei docenti ha usato l'intelligenza artificiale nel proprio lavoro nei dodici mesi precedenti la rilevazione, contro una media OCSE del 36%. Tra chi non l'ha usata, il 69% dichiara di non avere conoscenze e abilità sufficienti per farlo, il 39% risponde che la scuola non ha l'infrastruttura necessaria. Chi la usa la impiega soprattutto per riassumere argomenti (70%) e per produrre lezioni o attività (68%), meno per valutare o assegnare voti (27%).
Il quadro peggiora se si guarda all'anagrafe. L'età media dei docenti italiani è di 48 anni contro 45 della media OCSE, con il 49% sopra i 50 anni e appena il 3% sotto i 30. La Nota Paese OCSE TALIS 2024 per l'Italia mostra anche che solo il 52% dei docenti entrati in ruolo negli ultimi cinque anni ritiene che la formazione iniziale li abbia preparati all'uso di risorse e strumenti digitali per la didattica. Un docente su due parte quindi già in ritardo rispetto alla mappa europea.
Il dato più netto riguarda però l'uso quotidiano del digitale in aula. Solo il 5% degli insegnanti italiani lavora in scuole dove almeno una lezione è stata condotta online o in modalità ibrida nell'ultimo mese, contro il 16% OCSE. Dopo la pandemia il resto d'Europa ha in parte trattenuto pratiche ibride, mentre la classe italiana è tornata quasi integralmente in presenza senza tenere traccia di quanto era stato sperimentato.
Cosa cambia in busta paga e nei corsi disponibili
Per chi vuole muoversi nelle graduatorie, la nuova tabella titoli assegna 2 punti alla certificazione DigCompEdu e 1 punto al DigComp 2.2, entro il tetto complessivo di 4 punti già ricordato. Sono riconosciute solo le certificazioni rilasciate da enti accreditati ACCREDIA e conformi ai due framework europei, come chiarito dall'Ordinanza ministeriale del 16 febbraio 2026 n. 27 del MIM e dagli avvisi correttivi pubblicati dal Ministero nei giorni successivi.
Sul fronte della formazione gratuita, l'investimento 2.1 del PNRR nel Piano Scuola 4.0 prevede 800 milioni di euro per formare circa 650.000 tra docenti, dirigenti e personale ATA sulla didattica digitale integrata, con oltre 20.000 corsi attivabili nei poli formativi territoriali già in avvio nell'anno scolastico 2026/2027. Chi preferisce autofinanziarsi può usare il residuo della Carta del docente 2024/2025 in scadenza il 31 agosto: il credito residuo può essere speso per corsi accreditati riconducibili alle sei aree del quadro europeo, prima che il ciclo di rendicontazione si chiuda.
L'anno scolastico 2026/2027 parte con un metro europeo che entra ufficialmente nella carriera docente. La distanza fra le sei aree del quadro e la classe italiana, misurata dai dati TALIS, resta più grande di quanto la formazione iniziale abbia colmato finora.