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Deroghe per assegnazione provvisoria e mobilità docenti: famiglie e insegnanti chiedono il ripristino

Il Comitato Docenti Deroga Over65 + figli 16 anni lancia una petizione rivolta al Ministro Valditara: «Senza deroghe, migliaia di insegnanti resteranno lontani dai propri cari»

* La mobilitazione dei docenti * Cosa prevedono le deroghe e perché sono a rischio * Il nodo del ricongiungimento familiare * La petizione e l'appello al Ministro Valditara * Un tema che riguarda tutto il sistema scolastico

La mobilitazione dei docenti {#la-mobilitazione-dei-docenti}

Non è una questione burocratica. O meglio, non solo. Dietro la sigla fredda delle "deroghe per assegnazione provvisoria" si nascondono storie di insegnanti costretti a vivere a centinaia di chilometri dai genitori anziani, dai figli ancora minorenni, dalle reti familiari che — piaccia o meno — restano il primo ammortizzatore sociale del Paese. Ed è proprio su questo terreno che si sta consumando uno scontro silenzioso ma sempre più acceso tra una parte significativa del corpo docente e il Ministero dell'Istruzione e del Merito.

A guidare la protesta è il Comitato Docenti Deroga Over65 + figli 16 anni, che nelle ultime settimane ha intensificato la propria azione chiedendo con forza al Ministro Giuseppe Valditara di mantenere — e anzi rafforzare — le deroghe che consentono il ricongiungimento familiare nell'ambito delle procedure di mobilità docenti 2026 e dell'assegnazione provvisoria.

Cosa prevedono le deroghe e perché sono a rischio {#cosa-prevedono-le-deroghe-e-perche-sono-a-rischio}

Le deroghe in questione permettono ai docenti di ottenere un avvicinamento temporaneo alla sede di servizio più vicina al nucleo familiare, in presenza di specifiche condizioni: un genitore con età superiore ai 65 anni oppure figli di età non superiore ai 16 anni. Si tratta di criteri che, nella prassi consolidata della contrattazione integrativa, hanno garantito un minimo di flessibilità in un sistema — quello della mobilità scolastica — spesso percepito come rigido e poco attento alle esigenze personali.

Stando a quanto emerge dalle comunicazioni del Comitato, il rischio concreto è che queste deroghe vengano ridimensionate o eliminate nelle prossime tornate contrattuali. Una prospettiva che, se confermata, costringerebbe migliaia di insegnanti a restare lontani dalle proprie famiglie senza alcuna possibilità di riavvicinamento, neppure temporaneo.

Il quadro normativo di riferimento è quello del CCNI sulla mobilità, che ogni anno disciplina i criteri per trasferimenti e assegnazioni provvisorie. Le deroghe non sono un automatismo: richiedono documentazione e rientrano in una graduatoria. Eliminarle significherebbe cancellare una valvola di sfogo che, per quanto imperfetta, ha retto il sistema negli ultimi anni.

Il nodo del ricongiungimento familiare {#il-nodo-del-ricongiungimento-familiare}

Il Comitato non usa mezzi termini: le deroghe sono definite «un diritto umano», non un privilegio. Una posizione forte, che riflette però un disagio reale. In Italia la professione docente resta caratterizzata da una fortissima mobilità geografica, soprattutto per chi proviene dalle regioni meridionali e insulari e ottiene il ruolo in sedi del Centro-Nord. Una dinamica nota, radicata, che ogni anno alimenta una domanda massiccia di trasferimenti e assegnazioni provvisorie.

Non si tratta solo di comodità. Per un insegnante che ha un genitore anziano non autosufficiente, o che deve gestire la crescita di un figlio minorenne, la distanza dalla famiglia ha ricadute concrete sul benessere psicofisico e, a cascata, sulla qualità della didattica. Come sottolineato dal Comitato, «un docente sereno è un docente che insegna meglio». Una considerazione forse semplice, ma difficile da confutare.

Il tema del rapporto tra scuola e famiglie è d'altronde sempre più al centro del dibattito pubblico. Lo dimostra, ad esempio, la riflessione sollevata da Crepet sugli stipendi degli insegnanti e sul ruolo delle famiglie, che tocca indirettamente anche la questione delle condizioni di lavoro e di vita dei docenti.

La petizione e l'appello al Ministro Valditara {#la-petizione-e-lappello-al-ministro-valditara}

L'iniziativa del Comitato non si limita alle dichiarazioni. È stata lanciata una petizione rivolta direttamente al Ministro Valditara, con l'obiettivo di raccogliere un numero di firme sufficiente a portare la questione al tavolo negoziale. L'appello è chiaro: ripristinare le deroghe, mantenerle nel prossimo contratto integrativo sulla mobilità e riconoscere il ricongiungimento familiare come criterio prioritario.

La raccolta firme sta circolando attraverso i canali social e le reti informali del mondo scolastico, con un'adesione che — secondo i promotori — cresce di giorno in giorno. L'invito è rivolto non solo ai docenti direttamente interessati, ma a chiunque ritenga che la mobilità docenti debba tenere conto delle esigenze familiari.

Va detto che il Ministero, finora, non ha preso posizione ufficiale sulla questione. L'attenzione del dicastero di Viale Trastevere è concentrata su più fronti: dalla riforma del reclutamento alla revisione dei percorsi abilitanti, fino alla gestione — sempre complessa — del prossimo anno scolastico. Ma il silenzio su un tema così sentito rischia di diventare, agli occhi dei docenti coinvolti, una risposta in sé.

Un tema che riguarda tutto il sistema scolastico {#un-tema-che-riguarda-tutto-il-sistema-scolastico}

La vicenda delle deroghe si inserisce in un contesto più ampio, quello del rapporto tra sistema scolastico e tessuto familiare. Le famiglie italiane — non solo quelle dei docenti — chiedono sempre più spesso che le istituzioni educative siano in grado di dialogare con le esigenze della vita quotidiana. Lo si è visto, tra gli altri casi, con la richiesta dei genitori in Emilia Romagna di modificare il calendario scolastico per venire incontro alle necessità familiari.

La questione resta aperta. Se le deroghe verranno confermate, sarà una vittoria importante per migliaia di docenti e per le loro famiglie. Se verranno eliminate, il messaggio che passerà sarà di segno opposto: che il sistema può funzionare anche ignorando il costo umano delle proprie regole. Una scelta che, in un Paese dove la scuola è già alle prese con una crisi di attrattività della professione, potrebbe rivelarsi miope.

La parola, ora, spetta al Ministero e ai tavoli sindacali. Ma la pressione dal basso, questa volta, è difficile da ignorare.

Pubblicato il: 15 marzo 2026 alle ore 10:02