Dalla Bidelleria alla Cattedra: Storia di una Traversata Scolastica tra Algoritmi e Vocazione al Liceo di Bologna
Indice
1. Introduzione 2. Da Collaboratore Scolastico a Docente: il Contesto 3. Il Percorso personale: Laurea, aspirazioni e sacrifici 4. Il Sistema di Assegnazione: Un Algoritmo che Decide i Destini 5. L’Impatto Umano: Ansie, attese e soddisfazioni 6. Il Caso di Bologna: Una scuola, due ruoli nello stesso anno 7. Insegnare Latino e Greco: Sfide e resposabilità 8. Esperienza lavorativa a scuola: punti di forza e limiti 9. Il tema degli algoritmi nella scuola italiana 10. I pareri degli addetti ai lavori: voci dal liceo 11. Il passaggio di ruolo nella normativa 12. Come diventare docente in Italia: iter, difficoltà, suggerimenti 13. Conclusioni e prospettive future
Introduzione
L’esperienza di un trentenne pugliese trapiantato a Bologna, passato da collaboratore scolastico a docente di latino e greco nello stesso liceo, offre una fotografia vivida e attuale delle contraddizioni e delle possibilità nella scuola italiana. Questa storia, che ha come sfondo l’intricata burocrazia della Pubblica Istruzione, sottolinea tanto la professionalità quanto la precarietà di chi ogni giorno contribuisce a far funzionare le nostre scuole. Il suo racconto, intrecciato tra passione per l’insegnamento e disillusione per i meccanismi di selezione dei docenti, ci porta al cuore di un sistema che sempre più spesso si affida ad algoritmi e graduatorie computerizzate: un tema caldo che coinvolge migliaia di aspiranti professori in tutto il Paese.
Da Collaboratore Scolastico a Docente: il Contesto
Ogni anno, nelle scuole italiane, decine di giovani laureati affrontano la sfida del passaggio di ruolo, sognando di passare da collaboratore scolastico (il cosiddetto “bidello”) a insegnante. Questa transizione, spesso vista come un salto di qualità o un segno di realizzazione professionale, in realtà è segnata da ostacoli burocratici, incertezze lavorative e sistemi di selezione poco trasparenti. Nel caso specifico di Bologna, il protagonista della nostra storia si è ritrovato a cambiare ruolo all’interno dello stesso liceo e nello stesso anno scolastico: una particolarità che mette in luce la fluidità (e a volte la casualità) delle assegnazioni.
Il Percorso personale: Laurea, aspirazioni e sacrifici
Il protagonista, laureato in Lettere Classiche, aveva già maturato una solida formazione accademica.
Come molti giovani con la stessa vocazione, anche lui inizialmente si era orientato verso ruoli di supporto all’interno della scuola, accettando l’incarico di collaboratore scolastico, pur con la consapevolezza che la meta finale fosse la didattica, il contatto diretto con le classi e la trasmissione della cultura.
Una scelta che testimonia la molteplicità di esperienze lavorative a scuola, dove spesso si passa da ruoli tecnici o amministrativi prima di ottenere una supplenza come insegnante liceale.
Il Sistema di Assegnazione: Un Algoritmo che Decide i Destini
La questione centrale della storia è il meccanismo di assegnazione degli incarichi. Il trentenne, infatti, racconta come l’intero processo dipenda da un algoritmo, elemento che spesso genera un senso di frustrazione e impotenza.
Questo sistema si basa sulle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS), uno strumento informatico introdotto con l’obiettivo di velocizzare e rendere trasparente la nomina dei docenti, ma che nella pratica lascia poco spazio al merito, alla continuità didattica e alle vere esigenze delle scuole.
Le testimonianze raccolte tra insegnanti e collaboratori scolastici confermano una sensazione di spaesamento e la difficultés di molti nel pianificare la propria carriera. Chi, come il protagonista, conosce bene sia il lato gestionale che quello didattico della scuola, riconosce i limiti di un sistema che rischia di ridurre i sogni dei giovani docenti a sterili statistiche.
L’Impatto Umano: Ansie, Attese e Soddisfazioni
Dietro l’apparente meccanicità delle graduatorie, si nascondono le storie di migliaia di persone, ciascuna con il proprio percorso di studi, le proprie attese, e spesso anche le proprie paure. Il passaggio da collaboratore scolastico a docente nello stesso liceo, nello stesso anno, rappresenta uno spartiacque, sia dal punto di vista economico, sia da quello psicologico.
Tra le criticità maggiormente vissute ci sono:
* L’incertezza dell’assegnazione: l’attesa del “clic” che notifichi la chiamata via email, con il rischio di essere lasciati in stand-by fino a settembre inoltrato. * L’emozione e la paura della prima lezione: soprattutto quando si sostituisce una docente di latino e greco, materie tradizionalmente viste come “difficili” e determinanti per la crescita culturale degli studenti di un liceo classico. * La responsabilità di dimostrare, anche davanti ai colleghi che fino a pochi giorni prima ti vedevano in sala professori con un ruolo diverso.
Il Caso di Bologna: Una scuola, due ruoli nello stesso anno
Quella vissuta dal trentenne pugliese non è una situazione comune, ma nemmeno così rara come si potrebbe pensare. Più spesso di quanto si immagini, i docenti precari passano da supporti amministrativi, tecnici o di sorveglianza a veri e propri insegnanti, soprattutto nelle grandi città come Bologna dove il turnover e l’emergenza supplenze sono fenomeni costanti.
* Il passaggio di ruolo nello stesso istituto porta con sé dinamiche particolari: da un lato, la conoscenza dell’ambiente e delle persone facilita l’inserimento; dall’altro, si rischia però di non essere immediatamente riconosciuti come docenti, specie dagli studenti. * Il protagonista ha accettato l’incarico per sostituire una docente di latino e greco, e questo gli ha permesso di vedere la scuola sotto una nuova lente, apprezzando ancor di più l’impegno richiesto dal ruolo di professore.
Insegnare Latino e Greco: Sfide e responsabilità
Diventare insegnante di liceo in discipline come latino e greco rappresenta una delle sfide più impegnative dell’attuale sistema scolastico italiano. Queste materie sono considerate pietre miliari dell’insegnamento liceale, perché aiutano a formare il pensiero critico, la logica e il bagaglio culturale degli studenti.
I principali ostacoli per i nuovi docenti sono:
* Affrontare classi spesso demotivate rispetto alle materie umanistiche. * Coniugare la trasmissione della tradizione con una didattica innovativa. * Gestire la valutazione, in particolare con studenti che hanno vissuto anni di pandemia che hanno ridotto l’interazione a scuola.
Tuttavia, proprio la passione per la materia e il desiderio di sperimentarsi rendono il percorso gratificante, come conferma il professore bolognese, che ora si augura di poter svolgere il proprio lavoro con continuità negli anni futuri.
Esperienza lavorativa a scuola: Punti di forza e limiti
Passare da collaboratore scolastico a docente nello stesso liceo consente di acquisire una conoscenza trasversale delle dinamiche interne a una scuola:
* Si comprende meglio l’importanza del lavoro “dietro le quinte”, fondamentale per il buon funzionamento della macchina scolastica. * Si sviluppano capacità organizzative e gestionali che possono risultare utili anche in ambito didattico. * Si percepiscono le difficoltà del personale ATA, spesso sottovalutato rispetto ai docenti.
Tuttavia, non mancano i limiti: la difficoltà nel vedersi riconoscere subito l’autorevolezza necessaria in classe, e la percezione, diffusa anche tra i colleghi, che il passaggio di ruolo non sia sempre valorizzato a sufficienza all’interno della comunità scolastica.
Il tema degli algoritmi nella scuola italiana
L’adozione dei sistemi algoritmici nella gestione delle graduatorie e delle supplenze è tema di dibattito acceso. Negli ultimi anni, il Ministero dell’Istruzione ha digitalizzato la maggior parte dei processi di assegnazione dei docenti, affidandosi a piattaforme come POLIS – Istanze Online e GPS.
Pro e contro del sistema:
* Pro: Maggiore rapidità nelle assunzioni, riduzione degli errori umani, possibilità di monitoraggio informatizzato. * Contro: Perdita della dimensione umana, scarsissima personalizzazione, rischio di penalizzare i curricula più brillanti o le esigenze degli istituti.
Il nostro protagonista denuncia la mancanza di dialogo tra scuola e algoritmi.
Questa voce non resta isolata: molti insegnanti e sindacati chiedono una riforma che integri meglio le esigenze delle persone con quelle di efficienza del sistema.
I pareri degli addetti ai lavori: voci dal liceo
Per comprendere appieno l’impatto di storie come questa, abbiamo raccolto alcune opinioni tra colleghi, dirigenti scolastici e personale tecnico:
* Una vicepreside conferma: «Gli algoritmi sono uno strumento, ma rischiano di allontanare i professionisti dall’istituzione scolastica.» * Un docente di matematica aggiunge: «Non tutti i percorsi sono uguali, dovremmo premiare la conoscenza dell’ambiente scolastico.» * Un collaboratore scolastico esprime orgoglio: «Vedere uno di noi alla cattedra è una vittoria per tutta la comunità.»
Queste voci raccontano un mondo scolastico vivo, dove il passaggio di ruolo viene vissuto spesso come conquista collettiva, ma anche come occasione di riflessione sui limiti organizzativi della scuola italiana.
Il passaggio di ruolo nella normativa
Il passaggio da collaboratore scolastico a docente, seppur possibile a patto di possedere i titoli di studio e superare le selezioni previste, è regolamentato da norme precise. In particolare, il decreto legislativo n. 297/1994 disciplina l’accesso ai ruoli della scuola e la mobilità interna del personale. La presenza di graduatorie provinciali e concorsi ordinari garantisce la trasparenza, ma di fatto il percorso risulta spesso tortuoso e costellato di aggiornamenti normativi, cambiamenti nei punteggi, ricorsi e liste d’attesa.
Sul piano pratico, il protagonista della storia ha potuto sfruttare il bando di supplenza breve, categoria alla quale si accede anche senza abilitazione grazie ai titoli specifici e all’iscrizione nelle GPS.
Come diventare docente in Italia: iter, difficoltà, suggerimenti
In molti si chiedono quali siano i passaggi per diventare insegnante liceo oggi in Italia. Il percorso prevede:
1. Laurea magistrale nella disciplina di insegnamento (es. Lettere classiche per latino e greco) 2. Acquisizione dei 24 CFU in discipline psicopedagogiche e metodologie didattiche (requisito in transizione) 3. Iscrizione nelle graduatorie provinciali per le supplenze (GPS) 4. Partecipazione a concorsi ordinari o straordinari 5. Superamento di eventuali prove abilitanti 6. Accettazione di supplenze brevi (come raccontato nella storia) 7. Anni di servizio per accedere all’immissione in ruolo
Le principali difficoltà segnalate sono l’instabilità della normativa, il continuo aggiornarsi delle procedure, il rischio di perdere occasioni per errori formali o per il posizionamento in graduatoria. Il consiglio più importante che emerge dalle interviste è quello di mantenere la passione e tenersi sempre informati tramite i portali ufficiali e i sindacati.
Conclusioni e prospettive future
La vicenda del professore pugliese a Bologna, passato da collaboratore scolastico a docente di latino e greco nello stesso liceo nel giro di pochi mesi, rappresenta una storia esemplare dei tempi recenti. Essa illumina le ombre e le luci del sistema scolastico italiano: da un lato, l’opportunità di accesso e mobilità per chi ha determinazione e titoli; dall’altro, la rigidità di meccanismi affidati a un algoritmo che spesso poco tiene conto delle persone dietro i numeri.
Nel futuro prossimo, sarà fondamentale ripensare il sistema di assegnazione del personale in modo da integrare, alle esigenze di rapidità ed efficienza, anche la valorizzazione delle competenze e delle esperienze. Le storie dei docenti italiani, quindi, devono essere ascoltate non solo come casi individuali, ma come spunti di riflessione per politiche più umane e inclusive.
La scuola resta il motore del cambiamento sociale e culturale del Paese. Che si sieda dietro una cattedra o svolga un compito “invisibile” nei corridoi, ogni lavoratore della scuola contribuisce a costruire il futuro. E la storia di chi, come il protagonista di questo articolo, ha attraversato entrambi i mondi, ci ricorda quanto passione e resilienza siano ancora oggi elementi fondamentali nell’Italia che insegna.